Come impacchettare una racchetta da tennis vol. 1

Si, a meno che tu non sia fanatico dell'ortodossia cattolica, sei ancora in tempo. A metterti fretta, correndo sotto la pioggia, infilato in tram pieni come treni indiani, o in code di macchine che ricordano il traffico di Taipei all'ora di punta, oppure in coda sul marciapiede di una via del centro, camminando lentamente, a metterti in tutte queste situazioni sei stato solo tu. Hai ancora tempo. E il tempo che ti rimane andrebbe usato per fare la cosa più importante di tutte. No, non il pacchetto con la carta rossa e il fiocco d'argento. Nemmeno il cd masterizzato con le canzoni di Natale, per dare atmosfera quando apri i pacchetti. Hai tempo per scrivere. Fallo. Un uomo intelligente fa un sacco di domande e parla molto. Un uomo saggio ascolta un sacco di risposte e le scrive. Prendi una penna, una matita, una tastiera, e mettiti a scrivere. Dai un senso a quei pacchetti. Fa che un cappello da scemo, pur rimanendo sempre un cappello da scemo, abbia la sua dignitosa presentazione. Le tue parole sono la distanza tra un regalo e un dono. Scrivi alle persone che ami. Prova a pensarci, non sono poi tante. Si conteranno sulle dita di una mano. Mettici tutte le parole che avresti voluto dire, tutte le sensazioni che ti sembrano scontate. 

Scrivere ti darà il potere di fare qualcosa di sensato. Parlerai all'anima di chi leggerà le tue parole, darai colore a un profumo, darai spessore a una foto, potresti, ma qui si tratta di bravura, dare passione anche a un pessimo vino. 

Quest'anno ho pensato alla mia vita e alla vita delle persone che amo. Sulla mia mano avanza un dito per contarle. Allora ho pensato di regalare loro la poesia della nostra vita insieme. 

Cuffie microscopiche per ascoltare la migliore musica del mondo, quella che ascoltiamo insieme. Scarpe comode per camminare insieme. Libri per leggere insieme. Vino, perchè la poesia spesso va bagnata con un po' di ricordi, e il vino esala ricordi anche dagli animi più chiusi. 

Poi, volontariamente, mi sono infilato nel centro della mia città. Ho preso un tram che sembrava una scatola di sardine. Ho preso un caffè da un euro e cinquanta e ho aspettato che la gente mi spingesse dentro un negozio. Vendeva maglioni. Ho preso un maglione. Poi ho respirato l'odore di pioggia e di cinesi, guardando la scala del Museo del Novecento. Quanta poesia in un nastro di asfalto. 

A Natale siamo tutti più buoni, pensavo ascoltando una signora che parlava nel suo iPhone con voce talmente alta che tutto il vagone del metrò era, alla fine, al corrente della difficile scelta tra una cornice e un vassoio da portata. 

Poi, osservando un papà, con l'occhio spento e una racchetta da tennis sotto braccio, ho letto nelle sue occhiaie tutta la frustrazione di un lavoro, una casa e una città che gli vanno stretti. 

E, ascoltando il respiro delle gallerie, ho pensato: ma come cazzo si impacchetta una racchetta da tennis?

Non solo mi sembrano migliori, ma i libri, in fondo, dal punto di vista strutturale, permettono anche a un cane da riporto di fare un pacchetto di tutto rispetto in meno di un minuto e mezzo. 

Surf It Fritz.
Potrebbe essere il Natale migliore della vostra vita. 

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