io e te tre metri sotto terra

Io non mi occupo più di politica da quando, più o meno, la politica non si occupa più di me. Per un tacito accordo, vessatorio in alcuni punti, mi limito da dare allo stato l'enorme gettito fiscale richiesto. Pago gli alimenti, ok, ma non vediamoci più. Così, come una ex moglie avida e grassa, lo stato si intasca metà di quello che guadagno, senza mai disturbare. Uso i servizi che mi spettano, annotando i circa trent'anni che separano l'amministrazione pubblica dal progresso. Paziento mentre consultano un database remoto usando un pc di dieci anni. Uso la sanità pubblica, tanto qui da noi è un feudo ciellino. Mi piace far lavorare i ciellini. Vado a votare, per tre valide ragioni: poter rientrare nella mia scuola elementare, nella mia aula in fondo al corridoio di destra. Quanti ricordi. Poi, è una grandissima occasione, da più di un ventennio, per osservare il regime da vicino. E infine perchè desidero che la sinistra nella mia circoscrizione elettorale non sprofondi sotto lo 0.08% a cui è legata dai tempi di Occhetto. Siamo in sedici a votare sinistra. Se quattro vanno in macchina insieme, immaginiamoli su un maggiolone cabrio, mentre fumano erba cantando i Modena City Ramblers, così tanto per distogliere l'immaginario dalla tristezza di Bersani, dicevo, se questi quattro vanno in macchina insieme e fanno un incidente prima del seggio, e altri due, in bici perchè sono convinti che ci sia troppo smog, si fermano a soccorrerli, siamo spacciati. Crolla la sinistra a Milano. D'altronde chi vuoi che si fermi a soccorrere quattro fattoni su un maggiolone. Beh, dicevo, io sto lontano dalla politica, lei sta lontana da me. Osservo il regime, guardo i caroselli in centro, mi fermo ad ascoltare i leghisti al semaforo che straparlano degli zingari che fottono le biciclette. Per quanto riguarda la politica locale, butta male da molti secoli. Pillitteri, Formentini, Albertini e la Moratti. E vuoi ancora che ci creda? Apprezzo tantissimo l'intrepida intelligenza emotiva con cui la Moratti riesce a manifestare gli importanti concetti con cui delizia la cronaca locale. Quando passo dal circolo del PD nella mia zona suono sempre il clacson. Innanzi tutto per svegliarli, che è ora di cena, e poi perchè così sentono che qualcuno li saluta. Sono in quattro, e in quattro fanno settecentododici anni. C'è una fortissima specializzazione sulle prostate, ma a parte un paio di incroci con strisce, autovelox, barriere militari, chiodi nell'asfalto, cecchini ai bordi, trincea di vigili armati, per proteggere i sei bambini che sono rimasti nel quartiere, non hanno fatto un cazzo. Prima si trovavano davanti alla chiesa, a dare i volantini con la falce e il martello. Adesso stanno davanti all'Esselunga a dare i volantini con la quercia.  Ha più lettori il volantino della pizzeria egiziana all'angolo. Ma in fondo, io e la politica locale non vogliamo incontrarci più, quindi non mi interessa.

Vivo a ottocentoquaranta metri dall'aereoporto. Distanza percorribile con diversi mezzi: i mezzi pubblici, appunto. Rappresentati gloriosamente da un autobus, una sola linea. Con tutti i pregi e tutti i difetti dell'autobus a Milano. Puoi, ad esempio, comprare il biglietto a bordo, ma costa 50 centesimi in più. Come una prevendita di un concerto. Oppure puoi andare con la macchina. Il parcheggio di fronte agli arrivi costa 90 centesimi per quindici minuti. Per forza che poi dobbiamo investire nell'oro. Se siete forti in matematica almeno quanto Tremonti quando calcola il nostro debito pubblico, converrete con me che si tratta di duemila e passa euro al mese. Costa come un loft in centro. Ci sarebbero anche la bici, la biga, il carretto della frutta, ma sono tutti mezzi vietati sull'unico viale che porta all'aereoporto. Ci sono i taxi. Diciotto Euro, diciottoeuro, dieciottofottutieuro, per ottocentoquaranta metri. Trentaseimilalire. Ventuno dollari, cento ottanta delle monetine cinesi.

Nel 2015, quasi vent'anni dopo le principali città europee, l'aereoporto potrà essere collegato con una linea metropolitana. Non è ancora chiaro se la cosa, cioè il collegare un aereoporto a un centro cittadino con un trasporto ecologico, su rotaia, interrato, a basso costo, possa in qualche modo tornare utile. Non c'è, in Italia, nessuna testimonianza in merito. Ancora una volta, Milano, sarà città pioniera nel progresso italiano. C'è stata una piccola discussione su quale aereoporto collegare, visto che tanto si faceva una linea metropolitana. Malpensa è più grande, c'è più spazio per fare le biglietterie, e poi inizia per emme. MMM, metropolitana milanese malpensa. Solo che, cazzo, alla fine Malpensa è più Varese che Milano. vai tu a capire che cazzo ci fa un aereoporto internazionale di Milano a Varese. E allora niente, ci mettiamo il treno ad alta velocità. Punto. L'altro giorno a Roma, a bordo del mio fedele frecciarotta, ho sentito l'annuncio del Napoli-Malpensa. Che cazzo ci va a fare uno di Napoli a Malpensa? In ogni caso, Linate è uscita vincente dalla sfida. Avrà la sua metropolitana, giusto in tempo per un evento, l'Expo, che si terrà esattamente dalla parte opposta di Milano, a uno sputo, si fa per dire, da Malpensa. Seguiranno a ruota, il wi fi sperimentale, a pagamento, in alcuni centri del centro centrato sul centro, ovvero su casa Moratti e l'importante installazione di altri settanta varchi elettronici dell'Ecopass, quell'area di interdizione al traffico inquinante dove se non c'hai l'esenzione non conti proprio un cazzo. Sono esenti pure i furgoni del 71, che vanno a nafta, e devono andare a Marghera a prenderla perchè non la fanno più così inquinante nel resto d'Italia.

E tu dirai, ma non vi eravate lasciati tu e la politica?
Hai ragione, ma in fin dei conti, come vedi, c'è ancora grande Intesa. Vado, che quando sono a Madrid prendo la metro anche per pisciare e comprare il giornale, per compensare.

 

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