Prometeo


Prometeo non voleva proprio saperne di andare alla settimana della Moda. Andava avanti e indietro per il lungo corridoio che dava sulla camera di Donna, ripetendo ad alta voce: "La settimana della moda, bah". La cosa non aveva l'effetto desiderato e anzi Donna procedeva imperterrita nel truccarsi. Ci metteva sempre un tempo indefinito, incalcolabile, lunghissimo, a truccare gli occhi. Gli occhi di Donna erano scuri, come i suoi capelli, abbastanza grandi da poter contenere tutto il desiderio di vita, troppo grandi per poterli nascondere dietro a una bugia. Prometeo allora si decise a vestirsi. Ci sono delle decisioni improrogabili, pensava allacciandosi i mocassini, che vanno prese al momento giusto. Dare ragione a Donna, d'altronde, ed accontentarla portandola in quella girandola di gente vestita in modo ridicolo e feste ridicole per gente vestita in modo triste, gli avrebbe consentito di portarsi a casa la possibilità di un sabato eccezzionale come ricompensa. Erano già due mesi che sognava di poter passare tutta la mattina al concessionario lungo la statale. Adorava l'odore di macchine nuove, il profumo della pelle, degli interni, del cruscotto. Avrebbe anche avuto, secondo lui, bisogno di una macchina nuova. Ma aveva aperto troppi finanziamenti. Uno per il cellulare, quello con la tivù, uno per la Tv a Led, che faceva bella mostra in soggiorno. Lo schermo era troppo grande, ma a lui sembrava meglio. Dopo il concessionario avrebbero potuto pranzare al Centro Commerciale. Lì c'era tanta gente, troppa, ma si poteva scegliere tra molti fast food. E poi c'era anche il reparto di tecnologia del supermercato. C'era sempre qualcosa in promozione. Magari non indispensabile, ma in promozione. Donna, di suo, non aveva chiesto nulla da quando erano rientrati dalle ferie. L'ultima settimana di vacanza in Sardegna aveva passato buona parte del tempo a fare Vip Watching sul piccolo molo del porto, mentre lui beveva birra guardando le belle ragazze a passeggio. Forse non sarebbero stati male insieme, si era detto, a parte la storia dei nomi. Nomi strani, è vero. Ma intanto erano insieme inossidabilmente da quasi due anni. Le aveva anche comprato un anello.
Donna aveva finito di truccarsi e si stava mettendo la giacca, mentre suonò il campanello. Andando ad aprire, faceva scivolare le ballerine sul pavimento appena lucidato. Era una cosa che faceva fin da bambina, diceva. Prometeo si alzò, mettendosi a posto la camicia di Frenkie Garage, nuova di zecca, dentro i pantaloni. Uscendo dalla stanza riuscì solamente a sentire un urlo soffocato provenire dalla porta. Donna era sdraiata, con il viso contro il pavimento, appena lucidato. Sopra di lei una misteriosa scritta al neon, con due mani, tentava di afferarla per il collo. Prometeo non riusciva a capire come fosse possibile che una scritta al neon avesse le mani. Ma non fece in tempo a domandarsi nulla, perchè un grande cestino di Windows si stava avvicinando con fare minaccioso percorrendo il corridoio a passo veloce. Il cestino aveva i piedi. E anche questo, pensò Prometeo, non era del tutto normale. Sembrava stralunato e paralizzato dal dubbio mentre il cestino di Windows cercava di inghiottirlo.
Poi, in un attimo, fu una luce tremenda, gialla. Non un giallo intenso, un giallo a bassa definizione si sarebbe detto. Dalla luce spuntò, con passo fermo, Ken Shiro. Prese il cartello al neon e lo gettò lontano verso la cameretta. Prometeo osservava la scena da sotto il cestino di Windows, che lo aveva inglobato e cercava di scappare. Fu con un calcio rotante che Ken Shiro tolse il cestino di torno, schiacciandolo con forza tremenda contro il muro. E fu allora, nello stesso istante, che comparve Chuck Norris. Spinse Ken Shiro contro il muro del corridoio, che esplose in una nuvola di calce. "io ho inventato il calcio rotante, giapponese del cazzo", urlava Chuck Norris. Solo allora si accorsero che l'insegna al neon con le braccia stava fuggendo, trascinandosi. Era grossa, e c'era scritto: "Fotostampe in 30 minuti".
Delirante, pensò Prometeo. Sulla porta, l'insegna venne fermata dal consulente ING Direct di Prometeo, che armato di zucche rotanti iniziò un duello all'ultimo sangue contro Chuck Norris.
Donna ansimava, sdraiata a terra, ricoperta di calce. "Mi hanno rovinato il vestito, Prometeo" urlava.
Solo l'avvento di tre dei quattro KISS (mancava Paul), riportò la situazione all'ordine. Chuck Norris e Ken Shiro scapparono dalla finestra, saltando sul tetto della 79, quella che va al Cimitero Monumentale. Andava la Cimitero Monumentale, visto che, con il tetto sfondato, si era semplicemente schiantata contro il muro del capannone del Borgoni Ezio, il carpentiere della zona. L'insegna e il cestino di Windows si fecero largo tra le zeppe dei KISS, scappando dalla porta.
Finalmente avrebbero potuto andare alla Settimana Della Moda, pensò Prometeo. Per nulla al mondo si sarebbe perso la Settimana della Moda, sapendo di poter chiedere in cambio un'intera mattinata al concessionario sulla statale.

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