All that she wants

E’ indubbio che stare nel centro di Madrid, esattamente nel cuore del cuore della città, abbia i suoi vantaggi. Il primo, indiscutibile, è proprio quello di essere nel centro del centro. Un vantaggio intrinseco. C’è gente, ci sono posti dove c’è gente, c’è storia, ci sono posti dove la storia ti aspetta per raccontarti un posto e la sua storia. Ci sono gli ambulanti, quelli che suonano i bicchieri, quelli che suonano i violini, quelli che non suonano ma si inventano qualcosa da suonare. Ci sono gli spagnoli, che dio li benedica. Ci sono le spagnole, che dio le benedica. Una città con un cuore che batte davvero. Un po’ come le puttane nel cuore della città, che battono come il cuore della città. Poi, volendo ben vedere, le puttane, con tutto il loro squallore umano fatto di calze di nylon e vestitini aderenti su corpi un po’ abbondanti, sandali troppo corti, borsette sporche, occhiaie e lo sguardo vuoto, ecco le puttane del centro di Madrid dovrebbero essere lontane da questo centro, da questi palazzi, da questo splendore. Ma di contro, la storia insegna, se ci sono le puttane ci sono i clienti delle puttane. Quelli non mancano mai, si mimetizzano tra le vetrine, cercando di passare sopra all’evidente e comprensibile imbarazzo. Volendo, con le puttane, si potrebbe anche togliere tutto questo frastuono umano che va avanti tutta la notte. O sei della partita, e suoni e canti, bevendo Cruzcampo gelata, oppure sei di quelli che, cazzo, vorresti morire. Stai cercando di dormire nel cuore di Madrid, con il caldo che ti blocca il cuore. Dormire. Volendo togliere le puttane e tutta questa gente ubriaca, si potrebbe anche pensare di togliere le immense zanzare che abitano il centro di Madrid. Sono meglio i piccioni di Milano. Anche perchè di notte i piccioni dormono, o quantomeno non prosciugano la vita dell’uomo che dorme, minando la stabilità nervosa girando tutto intorno all’orecchio sinistro. Poi silenzio. Poi orecchio destro. Poi silenzio. Poi sinistro. Cazzo, pungimi, dissanguami, prosciugami, salassami. Ma poi muori, ingorda. Che poi volendo, con le puttane, gli ubriaconi e le zanzare si potrebbe anche togliere l’afa. Il condizionatore della mia stanza ha gli anni che avrebbe Hemingway, ma molto meno da dire. Prova disperatamente a spruzzare aria fresca, ma il risultato è muovere l’aria bollente, creando uno Scirocco caldo che fa sudare e poi freddare. E volendo togliere le puttane, gli ubriaconi, gli insetti e il condizionatore anni cinquanta, si potrebbe anche togliere la guarnizione del rubinetto. Perde. Ma perde in modo infame. Una goccia alla volta. Dispensandole con la pazienza di un giocatore di scacchi. Inesorabile, periodica, dolorosa, la goccia cade sul lavello. Stonk. Può una goccia fare un rumore così sordo? Può. Sarà l’acqua di Madrid. Togliamo anche quella, o per lo meno il calcare dell’acqua di Madrid. E che cazzo.

Mi sono passati sopra questi giorni di sole, pioggia e sole. Mi sono passate sopra interminabili ore di lavoro, noia, lavoro. Aspetto paziente che venga fuori qualcosa. Il tempo, quando non vuole passare, fa come il mare: va un po’ avanti e un po’ indietro. Vai tu a misurarlo.  Ci vorrebbe un’unità di misura tutta sua. In birre, forse. O in sigarette.

Nel caldo, riemergono spettrali ricordi. Uno il passato, quando se lo dimentica, è perchè non se lo vuole ricordare. Per ricordare il passato, quando vogliamo, facciamo di tutto. E abbiamo tutti i mezzi per farlo. E’ quando vuoi dimenticarlo che, maledetta zanzara di merda, prima o poi ti prenderò. Dicevo, è quando vuoi dimenticarlo che non hai altro da fare che sperare che lentamente si dissolva.

Non mi resta che leggere. Aspetto di iniziare il nuovo libro di Sandrone Dazieri. Sono curioso, ma non troppo. La costante della mezza classifica, sempre in serie A, ma mai in coppa, da a Dazieri il privilegio di essere sempre comprato immediatamente, ma poi di essere messo lì. Paziente agricoltore della pagina, aspetto il capolavoro per cui ho seminato tanta fiducia.

Arrivo da una piccola, grande, delusione. Fred Vargas ha fatto il giro di boa. E’ arrivata, ha finito. Come se il buon Terry Brooks (credo si chiami così) possa essere ricordato per qualcosa oltre la triologia di Shannara (credo si scriva così). Insomma, il tuo lo hai fatto, Terry. Il resto, te lo dobbiamo, anche per non avere un’altro disoccupato sui maroni. Per la Vargas era qualcosa di più. Un crescendo di semplicissimi, brevissimi, ottimi, gialli. Anti-gialli. La dose sufficiente di francesismo, fantasia, omicidi, storie strane. Che spettacolo. E tutto va a puttane. L’ultimo libro della Vargas è un buon punto di partenza per capire cosa sia un giro di boa nella vita. Peccato. Speriamo in Sandrone, nel suo Gorilla e nella forza del sonno, perchè queste cazzo di zanzare spagnole sono peggio degli ubriaconi madrileni.

"non perderti per niente al mondo lo spettacolo di arte varia di uno innamorato di te"

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...