Banana e altri problemi risolvibili con la bocca

Questa sera ho deciso di occuparmi di alcuni problemi della mia vita e risolverli. Non ho molto tempo, perchè vorrei andare a letto prima del notiziario CNN South America. Ho scoperto, l’esperienza di anni di tv via cavo negli hotel, che il notiziario CNN South America è molto più soporifero ed efficace di alcool, droghe pesanti, libri, camomille e donne noiose. Caso vuole che sia approdato nella mia stanza con largo anticipo rispetto alle mie rigorose e paranoiche abitudini. Solitamente arranco verso la porta, entro, abbatto vestiti e scarpe con voluto disinteresse e mi abbandono a letto. Poi decido di fumare l’ultima sigaretta, dare un’occhio alle mail, lavarmi i denti e cercare di leggere. Finisce che mi lavo i denti e due secondi dopo mi addormento con il libro sulla guancia sinistra, cercando di leggere per induzione termica, assorbendo i caratteri dalla pagina direttamente sulla facciona. Oggi no. Un aperitivo finito in una mezza cena, due bicchieri di rosso, fresco, davanti al Palazzo Reale. Chiacchiere sommesse guardando il cielo. Poi un temporale estivo ci ha fatto correre. Erano anni che non correvo per evitare la pioggia. Romantico, magari non in giacca e cravatta con il tuo capo. Ma romantico. E così mi trovo in camera; io, la mia birra, uan felicissima serie di brani casuali, lampi e tuoni rumorosi, il rumore della pioggia che copre la musica. Era da tempo che mi portavo dietro alcuni gravosi problemi esistenziali e questa sera ho deciso di risolverne alcuni nel minor tempo possibile, per fare spazio ad una nuova lunga serie di fastidiosi quesiti sull’uomo e sulla vita. Ho imparato con il tempo a capire il valore di una domanda posta nel modo giusto. Anni di negoziazione con pessimi individui mi hanno reso capace di fottere anche me stesso. Così, al posto di cadere nel rovinoso tranello di chiedersi perchè mai io non abbia pubblicato un libro, mi pongo la domanda nel modo giusto: perchè non avete mai comprato il mio libro? L’importanza sta nel non aspettare la risposta, procedendo spediti verso la soluzione a tutti i problemi. Solitamente giugno è il mese peggiore per il mio rovinoso rapporto con il mondo. Godendo inaspettatamente dell’estate in tutte le sue forme, risorgo mentalmente e osservo il mondo con rinato spirito critico. Il picco peggiore è solitamente a metà dicembre, quando smetto di interessarmi agli altri esseri umani, aspettando natale con la passività di un bonzo. Perso in mezzo a una pericolosa scollatura, mentre viaggiavo in metropolitana, pensavo al valore della massa muscolare nella selezione del maschio. Insomma, arrivo anche io alla prova costume. Dato che ho sempre la stessa pancia, da quasi dieci anni, passo agevolmente oltre evitando iscrizioni last minute in palestra. Però penso sempre a quella crescente massa di esseri umani che confidano nell’espansione delle loro masse muscolari, come veicolo di approvazione sociale e come mezzo per riproduzioni sessuali approssimative, passano lunghi inverni assiduamente concentrati sullo sviluppo di masse magre, circonferenze eccetera. Adoro il loro modo di avere un tricipite gonfio come un passaporto umano. Adoro la volontaria incisione per inserire del silicone dietro alle ghiandole mammarie. Perchè sono cose completamente scollegate dall’uso reale del proprio corpo. Nessuno degli amici palestrati e unti è costretto per sopravvivenza ad usare i propri muscoli. Nessuna è tenuta a possedere esplosive scollature per sopravvivere, se non contando il fatto che un seno grosso e debitamente in mostra alza notevolmente le possibilità di successo nella vita. Poi c’è il problema di cambiare il mondo. Cosa che avrei sempre desiderato fare, con differenti motivazioni, dalla prima liceo a qualche anno fa. Mi limito a risolvere la questione restando a guardare. Oggi, sulla Gran Via, osservavo paziente un sacco di gente accalcarsi per entrare in un negozio a comprare delle magliette in saldo. Forse ha un senso, forse io non riesco a capirlo. C’è da dire che a guardarvi da pochi metri, ci si piscia dal ridere. Poi c’è il più fastidioso dei problemi estivi. Me lo porto dietro da una vacanza in barca in Turchia. A Linate, una volta, c’era un prestigioso aereoporto, proprio dove adesso c’è quel disordinato sottoinsieme urbano che chiamano aereoporto. Lì ho comprato un disco di Zucchero. Che a un certo punto canta: "che belle scene, di lei che viene". E io mi chiedo, da anni, troppi, ma sono io che intendo la cosa in modo così diretto e basso, o è proprio Adelmo Fornaciari che voleva dire quello. Perchè in ogni caso è una frase bellissima. Sono pochi gli uomini che si fermano ad osservare uno spettacolo simile. I più hanno già finito da un pezzo. Beh, canta anche "lasciami sorridere al tuo sorriso", che insieme a "Cunilingusville, nel senso del libro"  è a oggi una delle mie citazioni preferite. Anche questa volta mi areno, impietosamente, sul problema di Zucchero.

Arriva l’ora della CNN… arriva l’ora in cui tutto si spegne.

Chiudo dicendo che fu uno dei miei primi capi, in una sala riunioni piena di fumo e di venditori, a dire: "ci sono problemi che si risolvono con la bocca ed altri con le mani. Se non rimane niente da fare, date il culo".

Filosofia aziendale spiccia. Quanta saggezza

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