Chiedimi se sono felice (cazzo)

Chiedimi se sono felice. Fallo in diverse ore del giorno. Fallo durante la doccia, dopo il lavoro, mentre canto mentalmente in concerto con Elio e tolgo il calcare dagli orifizi del sifone. Ti potrei rispondere si. Chiedimelo mentre rielaboro mentalmente la busta paga, e con una eloquente equazione matematica divido le ore/euro +fatica mentale * aspettative e ottengo sempre un numero molto vicino allo zero. Chiedimelo la mattina, in aereoporto, alle sei. Meno due gradi, buio, maledetto buio, caffè amaro, sigaretta. Cazzo, sono la cosa più lontana dalla felicità che esista. Fanculo i bambini africani, sono più infelice io. I bambini africani non hanno la nebbia, il buio e il freddo. E anche il mio mal di testa e la mia dannata ostinazione a non prendere nessun medicinale (contando il vino rosso come bevanda e non come medicinale, almeno quello fermo). E che cazzo. Lasciami dire, almeno mentalmente, cazzo. Lo voglio dire sedici volte almeno. Non do fastidio a nessuno, se mentre fumo avvolto nel cappotto, esprimo tutto il mio dissenso ripetendo a mente la parola cazzo. Cazzo. La svolta, lo so, può arrivare con piccoli, semplici gesti. Un iPod, un giornale, un posto finestrino e un sedile di fianco vuoto. C’è tutto questa mattina. Richiedimi se sono felice. Cazzo, si. Solo un po’ stressato, ma cazzo. Durante la procedura di de icing quasi mi addormento. Appena posso, accendo l’iPod. Lope Fiasco, Club Dogo, Nofx, Ironik. Sembra quasi che l’iPod voglia rendermi tutto più facile. Mi accorgo della mia vicina semplicemente per il fatto che da dieci minuti chiama ossessivamente la hostess. Che non arriverà mai. Primo perchè schiacciare il pulsante di chiamata due volte annulla la chiamata. Prima pulsazione, attivi la chiamata, seconda pulsazione, la cancelli. Andando avanti a colpi di due, puoi al massimo ottenere un simpatico effetto disco dance. Secondo perchè su un volo in piena turbolenza, nessuna hostess, nemmeno tra le matricole ultramotivate, si alzerebbe mai dal suo sedile. Non tanto per il rischio fisico. Più per pigrizia. Sicchè, la signora continua a schiacciare il pulsante. Avrà una quarantina d’anni, due menti molto importanti, un’occhiale squadrato e provocante e due bottoni della camicia slacciati che rivelano l’inutile sforzo di ghiandole e muscoli contro la forza di gravità e un indice destro molto deciso a premere pulsanti. Peccato. M stavo quasi addormentando. Arriva una hostess con due occhi tremendamente azzurri, un naso tremendamente grande e la stessa voglia di lavorare dell’orso Yogi. Posso finalmente disinteressarmi alla cosa. Cazzo, chiedimi se sono felice. No. Non posso esserlo. Mi stavo addormentando proprio sopra Torino. A naso almeno un ora e quaranta di sonno. A ben vedere, il piccolo A319 saltella nel cielo terso come se fosse posseduto da uno strano solletico. Si parla di movimenti fisici che sicuramente ispirano forti riflessioni sulla vita, sulla fede e su quante cose ci sarebbero ancora da fare. Ma si può anche dormire. Invece la signora è decisa. Tiene una mano letteralmente avvolta sul bracciolo della poltrona. Come se abbracciare un sedile di plastica potesse evitare la morte. La guardo. Inizia a parlare, proprio mentre inizia Mina. Discorsi convulsi sulla paura di volare. A cui rispondo con le classiche risposte sulle statistiche e sulle possibilità. Cazzate, vecchia carampana molliccia. C’è un sacco di gente che schiatta in aereo. E noi potremmo essere i prossimi. Solo che mi fido del nerd che ho intravisto in cabina mentre salivo. Un nerd non vuole mai morire. E poi sono fatalista, catto comunista e stanco, nell’ordine. Quindi so che prima o poi mi toccherà. Diciamo che, ad essere precisi, ho già fatto questa stessa rotta almeno una ventina di volte negli ultimi dieci mesi. Ho un grande debito sui cugini francesi, a cui ho pisciato in testa un paio di volte, e con Dio. Se fosse questa mattina, la mattina in cui Dio si vuole portare via tutto, per me è ok. Cazzo. Poi l’aereo comincia a fare una scalinata immaginaria, con piccoli balzelli, la coda che vibra e il cielo che diventa sempre più grigio. Come la faccia della signora. Signora tenga duro. Dopo tutto sta scappando dall’Italia. C’è gente che sarebbe felice per questo. Il nerd al comando gira vorticosamente su un campo coperto di neve, o forse su una salina. O forse su un telo bianco gigante. Non ha le mezze misure il nostro nerd. Prende le curve come se fosse questione di vita o di morte. Che ci sta alla guida di una moto giapponese. Un po’ meno alla guida di un Airbus 319. In fondo, mancano meno di quaranta minuti al presunto atterraggio. In fondo, nella fitta coperta di nuvole, da qualche parte, ci sarà qualcun’altro sospeso per aria che pensa le stesse cose. Sento un rumore rozzo, basso, forte. Poi sento il caldo sul calzino. Mentre lo penso, cazzo, penso e che cazzo, cazzo. Mi ha vomitato sulla gamba sinistra. Tra l’altro la mia preferita. E poi io odio il vomito. E adesso che ci penso, odio anche le vecchie carampane. Ma che cazzo. Adesso sono io che schiaccio il pulsante per chiamare la hostess come se fosse il pulsante "spara" in Metal Gear Solid. Ma che cazzo. Cazzo. Adesso chiedimi se sono felice. Cazzo.

Ecco come si scopre dove sia la tintoria più vicina all’albergo, come chiederlo in spagnolo, come cambiarsi in piedi in un bagno di un aereoporto. Ecco come si scopre che, in fondo, c’è qualcosa di peggiore del caffè del bar di Linate.  Tutte cose di cui sono estremamente grato, ma di cui avrei fatto volentieri a meno.

Ho finito Baricco. Ho finito Hornby. Un gennaio fruttuoso. Due cose diverse. Volevo anche fare una recensione di spessore. Ma niente, la manutenzione del mio guardaroba in trasferta mi ha portato via tutte le energie intellettuali. Eppure, chiedimi se sono felice.

Io me lo stavo chiedendo giusto adesso, mentre fumavo l’ultima sigaretta, con un cielo gelato, una mezza luna, e le girandole del terrazzo davanti alla mia finestra che girano veloci per il vento. Madrid in silenzio per ascoltare la mia risposta.

Si. Cazzo.

Tempo previsto per la lettura: 2.46 minuti

In questo post è stato ripetuto 14 volte il termine "cazzo". In nessuna delle 14 volte si riferiva esplicitamente all’organo riproduttivo maschile. Più ad un intercalare popolare, gericamente associato alla sfera sessuale maschile.

E’ consigliato possedere mammelle grandi. E’ dimostrato che la cosa aiuti e non poco. Sia nell’allattamento sia nella sfera lavorativa, tanto più nella sfera delle relazioni sociali. Di contro è consigliato anche ponderare quanto del possente impianto mammario si possa mostrare al popolo. A partire dai 18 anni, ogni dieci anni sono un bottone in meno da slacciare della camicia. Sopra i 35 può avere senso ricorrere a impalcature mobili di sostegno.

Il vomito, inteso come espulsione a getto del contenuto dello stomaco, non aiuta in una eventuale caduta libera da 10.000 metri. E’ quindi poco utile vomitare a getto contro oggetti e persone. Se l’aereo dovesse mai cadere, si potrebbe pensare di spegnere eventuali incendi con getti di vomito. Ma bisognerebbe arrivare a terra vivi. Quindi diciamo con sicurezza che il vomito non aiuta a sopravvivere. Al massimo rende più difficile la vita dei vicini di posto. Fottuta carampana.

2 pensieri su “Chiedimi se sono felice (cazzo)

  1. Vecchio mio, si vede e un bel pò che non sei felice e non solo per il tuo post.
    Cerca di aiutare te stesso, cercati un nuovo lavoro, cerca di vomitarti fuori da questi viaggi continui, perchè ad essere sinceri non credo ti stia vivendo bene…sei ancora vivo ?

  2. A volte bisogna voltare pagina, anche se lo si fa controvoglia per la paura che il libro che ti piace tanto si esaurisca in uno schiaffo di carta.
    Così quando la tua matita lascerà una linea retta sul foglio bianco, sotto potrai scriverci un valore prossimo a 100.

    Panta rei

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