Anche io nel mio piccolo ho provato con il buddismo

Io mi incazzo due, massimo tre volte l’anno. Nel 2009 ad esempio mi sono incazzato solo una volta. Parecchio incazzato, nel 2009. Avrei ucciso, ma poi ho pensato di ritardare la cosa al 2011 per avere più tempo per godermi la vendetta. Perchè, per intenderci, il decreto di incazzatura include il condono alla vendetta. Noi cattocomunisti abbiamo la tendeza a lasciare cadere le peggiori cose nel calderone del perdono. Il perdono è un invenzione cattolica che prevede il tralasciare le necessarie ripercussioni fisiche su uomini, animali e oggetti che provocano una ragionevole rabbia. Dopo il perdono, solitamente segue un intenso momento di frustrazione. Nel caso delle grandi incazzature, il mio sistema nervoso prevede un complesso sistema per tornare in pari. Anche per questo io mi incazzo due o tre volte l’anno. Perchè è molto complesso attuare il delicato piano di vendetta, fisica e morale, atta alla distruzione totale della persona, animale, cosa, che è causa scatenante della mia incazzatura. Diciamo che "cane mangia cane", e quando mi incazzo io mangio per ultimo. Niente di pirotecnico: nonostante un buon dritto destro e un discreto montante sinistro, prediligo l’articolata rivalsa morale. Ancora devo finire di attuare il piano di distruzione per la causa di incazzatura del 2009. Si tratta di complessi piani di battaglia in cui nulla viene lasciato al caso, per fare si che tutto sembri abbandonato al caso. Il rischio è perdersi nei dettagli. Pago un grande senso estetico e un discreto fascino per le grandi opere. Fossi stato un gerarca nazista, sarei ancora piegato sulle assi di legno per decidere il colore più adatto alle mie casette di concetramento. Se fossi juventino, sarei ancora indeciso sulla miglior vendetta per avermi trasformato nell’interista del nuovo secolo. Detto questo, incazzarsi è una gran perdita di tempo. Roba da perdenti. Molto meglio investire il tempo in attività decisamente migliori. Preferisci tenerti i succhi gastrici a galleggiare nell’esofago una sera intera davanti a Porta a Porta o provare ad occupare il tempo che ti separa dalla fine con attività sicuramente più importanti come la generazione di progenie o almeno il pensarlo? Anche per questo perdo poco tempo con questa storia delle incazzature, limitandomi a constatare, spesso, che il genere umano ha dei grossi problemi di autovalutazione e di evoluzione. Suono il clacson il giusto e uso gli abbaglianti per il gusto di infastidire quello davanti. Accetto pareri differenti e commenti taglienti. Poi, due o tre volte l’anno, mi incazzo sul serio. Ecco, adesso sono incazzato sul serio. La cosa non mi stupisce. Le basi c’erano tutte. Cercare di farmi incazzare e riuscirci è statisticamente probabile come giocare a Win For Life e vincere il vitalizio di quattromila euro. Poi, quando vinci, ti porti a casa il vitalizio. Ecco, io adesso sono incazzato. Quindi dormirò molto poco. Iniziando a delineare la migliore soluzione per rovinare lentamente la vita alla causa scatenante del mio problema. E per di più mi hanno rovinato la cena. Nella mia piccola Barcellona. E per di più fa freddo. Sarebbe il caso di presentarsi volontariamente in caserma per evitare stragi a colpi di cuffie dell’iPod. Ma preferisco gironzolare sulla rete per tentare di dimenticarmi. Mi sorprenderò da solo con la vendetta. Che, come tutti i piatti freddi, sarai obbligato a finire. Tutta. 

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