Lavare la macchina in modo poetico

Sarò breve. Per non so quale ragione, nella ristrettissima playlist "classifica" del mio iPod è finito Franco Califano. Che io non so nemmeno chi sia Franco Califano, e non mi interessa. La canzone è "tutto il resto è noia". Canzone che io non volevo nella ristrettissima cerchia dei pezzi che mi servono per pensare al mondo come un posto migliore. In effetti questa canzone non può permettere di pensare al mondo come a un posto migliore. Quivi non si discute del talento del sig. Califano, il quale, mi giunge all’orecchio, è stato paroliere per molti. Quivi si discute in primis dello strumento diabolico di Steve Jobs, che mi ha infilato nella "classifica" anche dodici podcast "corso di spagnolo per italiani". E uno, nella pace del suo letto, nella solitudine di un viaggio aereo, nel borbottio dei pensieri che permettono di scrivere, deve sentire interrotta la playlist perfetta da Ectore, che non sarà il tuo istruttore di spagnolo, ma piuttosto il tuo allenatore. Ectore e la Semana Santa a Valencia. E poi il Sig. Califano. Che ad ascoltarlo con attenzione è inevitabile da ricantare. Sotto la doccia, mentre si guida, parlando di lavoro, correndo incontro al futuro, insomma in tutti i momenti banali della giornata. Una specie di droga acustica.  E quivi non discutiamo del talento acustico del sig. Califano, ma di un pezzo della strofa. Che poi credo sia il pezzo che ha autorizzato la cultura italiana a credere nell’autodistruzione. Lo riporto (appartiene al Sig. Califano, quivi non discutiamo sula proprietà del testo):

la macchina a
lavare ed era ora
hai voglia di
far centro
quella sera
si daccordo ma poi
tutto il resto e’
noia
no,
non ho detto gioia
ma noia, noia, noia
maledetta noia.

Ecco. Da qui, proprio da questo punto, potrebbe essere partita la disfatta della poesia italiana e la rovina della canzone moderna. Il sig. Califano prepara l’ascoltatore all’amarezza del post amplesso. Il senso di vuoto di un atto senza amore. Per questioni narrative, il Sig. Califano parte da molto prima. Descrive per sommi capi la preparazione dell’amplesso dal punto di vista maschile. I termini: amplesso, scopata, orgasmo, sono saccentemente evitati, permettendo così la distribuzione del pezzo. Si usa un più sportivo: fare centro. Andiamo a fare centro? I miei genitori hanno fatto centro, e poi sono nato io. E già mi sento solo. La preparazione del fare centro prevede una rasatura perfetta, a cui il Sig. Califano dedica la prima parte della strofa. Occorrono però, per fare centro, dei mezzi materiali. Innanzi tutto il ristorante d’atmosfera. D’atmosfera prevalentemente perchè fa rima con sera. Perchè, per fare centro, basterebbe anche una ristopizzeria. Ma ristopizzeria fa rima solo con Bagheria, moria, follia, idiozia, e molte altre parole meno sceniche di "sera".

Prova a pensare: " ti ho portata in ristopizzeria, mi è costata una follia" o anche a "mangiando in ristopizzeria ho scoperto la tua idiozia". Molto meglio il ristorante d’atmosfera. Il sig. Califano passa poi agli aspetti logistici. Per raggiungere il ristorante d’atmosfera, ma probabilmente anche per fare centro. L’Italia dei lunotti appannati plaude al suo cantore. Ma per un ristorante d’atmosfera, occorre anche una autovettura pulita. Vorrai mica fare centro con l’odore di cane bagnato che aleggia? Comprensibile quindi che si proceda al lavaggio dell’autovettura. Cosa che, peraltro, mezza Italia fa tutti i sabati pomeriggio. Niente di male. Evviva l’igene, evviva il fare centro in un ambiente sano e pulito. Ma perchè aggiungere: "ed era ora"?

Perchè sottolineare velatamente che la macchina era sporca? Perchè questo scivolone nel realismo quotidiano? Perchè distruggere così una vita? Perchè? Comprendo appieno le necessità metriche, ma perchè non mettere un semplice: "ooooo, aah, ooo"? Perchè, sig. Califano, uccidere l’amore, la poesia e anche il mio senso estetico?

Domande che non avranno mai una risposta. In compenso, visto che il lavare la macchina è un gesto poetico e nobile, ho ricevuto nuova linfa poetica e procedo con lo scrivere un nuovo componimento, ovviamente a breve online su RadioCorrida.

Lavare la macchina in modo poetico. Uno passa sopra la barba fatta con maggiore cura, passa sopra le rime da quarta elementare, passa sopra la sordità demente della partner che da noia capisce gioia, ma poi lavare la macchina ed era ora. Questo no. Cazzo, lavare la macchina no.

 

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