Uomini che odiano gli uomini

Oggi è giorno di liste. Elenchi mentali, post it scritti fittamente, documenti di word con bullets come se piovesse. Fare liste mi rilassa, mi da un senso di ordine apparente, mi appaga. Sento l’enorme elenco di cose fa fare incombere sulle mie spalle. Basta una brevissima lista mentale, in cui mettere in fila tutto, ordinare per priorità, completamente soggettive, per poi sentire che quasi metà del lavoro è fatto. A letto, nella penombra di piombo delle undici del mattino, guardavo la mensola con i libri ancora da leggere. Mettere in ordine cronologico le mie future letture mi fa sentire tremendamente meglio. Partiremo dal Lamento di Port Noy, passando dalla Vargas, per poi fermarsi su Tropper. Giro di boa con Zafon, allungo sulla Solitudine dei Numeri Primi (primo libro al mondo ad aver fatto più di cinquantamila kilometri in una valigia senza mai essere stato nemmeno aperto). Nella lista delle cose che odio di più, il malfunzionamento delle tecnologie amiche sale imperiosamente verso i vertici, aiutato dal fatto che il nuovo BlackBerry funziona a giorni alterni, creando periocolosi vuoti comunicativi e perdite continue di contatti in rubrica. In verità una lista, ancora incompiuta, galleggia nei miei pensieri da qualche settimana.

Mentre combattevo con i tergicristalli temporizzati, maledicendo l’ingegneria giapponese, molto forte in alcuni campi come la costruzione di inutili robot che portano immaginari cocktails, ma proprio negata nelle cose di ordinaria amministrazione come la regolazione di un tergicristallo, pensavo alla lista di persone che in fin dei conti hanno finito di dare il loro contributo al mondo. Uomini al giro di boa con la vita, grottesche metafore del non sapersi fermare per tempo.  Lista che, va detto, sembrerebbe infinita. Tanti sono gli uomini che continuano a dare grande spessore alle loro vite, tanti altri quelli che si sanno fermare per tempo, quando la loro vis mentale declina, tantissimi, troppi, quelli che continuano a molestare il mondo, forti di un passato che, potendo, li rinnegherebbe urlando.
Nella lista, altra doverosa premessa, vanno forzatamente solo coloro che hanno fatto qualcosa per il mondo. Un esempio fortemente geolocalizzato per capire cosa intendo è il Sindaco di Milano, LetiziaMoratti. Ella è in effetti in pieno declino, ma è pur vero che non ha mai fatto, per lo meno come Sindaco di Milano, nulla che vada ricordato (positivamente) dai posteri. Quindi, per lei e gli innumerevoli uomini e donne inutili che hanno sempre fatto cose inutili se non dannose per il mondo che li circonda, andrebbe creata un’altra lista.
Prendi Vasco. Vasco è stato fondamentale per la musica italiana. Esiste, netto, un prima di Vasco e un dopo Vasco. Vasco ha cambiato le regole, e le regole non sono mai riuscite a cambiare Vasco. E quindi, un indubbio Urrah per Vasco. Ieri. Perchè, cazzo, oggi proprio no. Quando passa per radio la cover (più che cover una libera interpretazione, o un tentativo di uccidere la musica) di Creep si sente un uomo alla fine. Io non ce la faccio proprio. Scendo di corsa dalla macchina, e canto mentalmente "La nostra relazione" e "vado al massimo". Prendi anche Bruno Vespa. Bruno Vespa è un giornalista. Questo è fuori discussione. Quando ancora la Democrazia si discuteva in Parlamento, il buon Vespa dirigeva il TG1. E li, inconsapevole, è arrivato al vertice della sua vita intellettuale. Cerca il suo nuovo libro. Non è difficile, lo vendono tutte le librerie dell’universo. (nel contempo prova a cercare un grande scrittore contemporaneo come Tropper. Niente, niet, nada. Traducono un libro su sei, e una libreria su due non lo tiene a scaffale. Ma questa è un’altra lista). Prendi dunque il tomo di Vespa. Cerca la diginità, l’interesse vero per la scoperta, il fil rouge dell’amore per l’inchiesta. Non troverai niente di questo. Prendi ad esempio Rolling Stone. Rivista carina, genere easy, ottimo taglio, coraggio discreto, grandi recensioni. E la copertina dell’anno a Silivio Berlusconi. Il colpo basso al colpo basso. Colpo basso al quadrato. Come far parlare di se, sperando di vendere trenta copie in più. La fine della dignità di un mezzo di comunicazione non è nell’abbraccio a un padrone ma nel cercare di sollevare attenzione con il nulla. La non vertià, la non notizia. (caldi complimenti al Premier per la vittoria in una nuova categoria. Adesso potrà giustificare l’esercito di veline al seguito come vere e proprie groupies). Prendi ad esempio il team di creativi che pensa le pubblicità della TIM e di Telecom. Frustrati dalla giovane comunicazione di Vodafone, presi alle spalle dal facile tormentone di Wind, attanagliati dalle incomprensibili campagne di 3, i creativi TIM scavano in cerca del fondo.
Il bello di una lista così è che il limite non esiste. L’elenco si allunga di giorno in giorno, le nomination fioccano, sono bipartisan, ambidestre, polivalenti. Un ottimo passatempo per l’inverno.

(nel contempo Vasco sale al primo posto nelle interpretazioni più brutte di sempre, passando di diverse lunghezze anche i più misteriosi orrori discografici d’annata).

Aggiornamento realtime: il libro di Vespa, sul sito Feltrinelli, è nel genere "scienze politiche". Potendo scegliere, rinascerei ancora qui. Nessun posto al mondo è più duro di internet.

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