Piccole Differenze (sesso e scrittura)

Tempo di lettura previsto: 8 minuti (media ponderata tra idioti e discreti lettori)
Colonna sonora consigliata: Capossela, ma non troppo se no deprime.
Vino suggerito: Fiano D’Avellino, temperatura ambiente, più che si può (la quantità non la temperatura)

Devi sapere, per tua cultura generale e per procedere nella lettura di questo avvincente saggio su me stesso, che il Memoir è un genere letterario. Come tale, permette all’autore di scrivere in maniera decisamente personale su fatti prevalentemente autobiografici, in forma breve. La struttura letteraria è quella del racconto, che per forma e durata si adatta perfettamente al genere, permettendo di chiudere i periodi. Devi anche sapere che sono un grande appassionato di memoir, nello specifico di alcuni contemporanei americani, molto famosi sul suolo patrio. Li trovo spassosi, cinici, umani, delicati, sensibili e terribilmente bravi. Il primo in classifica è Sedaris, seguito a ruota da Borrough. Entrambi spassionatamente omosessuali, decisamente sfortunati in infanzia e adolescenza, pronti a mettere nero su bianco i limiti e le paranoie delle rispettive vite. Se Sedaris è molto più maturo, leggibile, commerciale e buono, Borrough è molto più scorretto, cinico e frocio.
Bene, sarebbe giusto parlare di cosa mi accomuna ai due di cui sopra, ma preferisco accennare alle piccole differenze che corrono tra me e loro, tra quello che scrivo e dei best seller mondiali.
Questo perchè, in effetti, il memoir è il mio genere. In primis perchè mi permette di scrivere di ciò che prediligo, me stesso, e poi perchè unisce la poca pazienza tipica del racconto, con l’eventuale sconnessione tra un passo e l’altro. Permette strafalcioni, ripetizioni e variazioni sul tema. Si può raccontare cinque volte, in cinque modi differenti, la propria prima volta nel campo del sesso anale con il proprio fidanzato. Argomento sul quale, devo essere sincero, non ho molto materiale. E qui, a un occhio attento, appare la prima piccola differenza: la figura della madre di Sedaris, la figura del padre di Borrough, sono dei veri personaggi bomba. Il sogno di ogni reality, il desiderio recondito di ogni sceneggiatore. La prima volta di Borrough, la ciste rettale di Sedaris, sono veri e propri micro capolavori. Le sorelle di Sedaris, il fratello di Borrough, sono macchiette psicotiche, rovinose entità umane impagabili per la loro preziosità narrativa. In effetti i piccoli gesti psicotici di mio padre, il consumare la farfalla del gas, controllando sette volte al minuto che sia chiuso, il rimettere a posto metodicamente i controlli della macchina, muovendo la rotella dell’aria condizionata fino a ritornare nell’esatta posizione dove l’aveva lasciata prima che qualche maleducato essere umano si sia intromesso nella sua vita, possono essere interessanti. Ma mai quanto una madre sotto psicofarmaci o un padre killer. Il fato mi ha dato una famiglia normale, con interessi normali, con difetti normali. L’offerta speciale che andava in quei giorni era famiglia media per ceto medio. Un quadro patologico che annoierebbe chiunque. Non è tanto lo stile con cui scrivo, ma i contenuti. Ho uno stile, una  punteggiatura, una metrica. Insomma, so di essere leggibile. Sfogliando le prime cinque pagine di un libro di Moccia in aereoporto, mi sono reso conto di essere non solo leggibile, ma profondamente interessante nella mia sconvolgente normalità. La seconda piccola differenza è seduta su un grande bisogno psicologico: il memoir è un modo di fare outing verso il mondo. Un modo diretto e semplice per smettere di vergognarsi di qualche cosa. E il mio retaggio cattolico borghese non mi permette di fare outing, se non nell’intimità di me stesso. Forse è mancanza di coraggio. La terza, ultima, sottile differenza è nella fortunata serie di eventi che hanno portato due vite sgregolate, apparentemente senza nessuna logica e senza nessuna morale, ad essere le vite più spiate della carta stampata. Un’infanzia difficile, e già qui biograficamente siamo incompatibili. Nessuna delle suore che mi tenevano all’asilo, ha mai tentato abusi sessuali su di me. Statisticamente fortunato, qualcuno direbbe. La cosa più sconvolgente della mia infanzia non è stata un padre alcolizzato, ma le scarpe correttive per drizzarmi la schiena (se non contiamo la perdita di cinque exogini ai giardinetti, trauma che oggi mi porta a controllare cinque volte la panchina da cui mi alzo, per essere sicuro di non aver lasciato nulla). Per non parlare dell’adolescenza e della giovinezza. La droga, il dissenso, la dispersione di energie in cose totalmente inutili, sono discipline che ho praticato con ostinazione come i due americani. Ma gli effetti di questo triennio immorale si sono limitati a qualche vergognosa frequentazione, due anni di università buttati nel cesso e un paio di incidenti in macchina inspiegabili se non calcolando tassi alcolemici da alpino in licenza. Non ho avuto fidanzati erotomani, piuttosto ho inanellato una spaventosa serie di comunissime fighette milanesi ossessionate dalla cellulite e dallo status sociale delle proprie famiglie. La serialità con cui sono stato tradito non interesserebbe nessuno, perchè è un male fin troppo comune, di cui nessuno ha voglia di parlare. Potrei andare avanti per ore, a raccontare una sconcertante normalità, a cui, in fondo sono affezzionato. Forse, potendo scegliere, rinascerei me stesso. Pagando il prezzo di non scrivere best sellers, ma anche rifacendo tutte le normali cazzate che mi hanno portato, normalmente, ai miei normali trent’anni.
Il tutto nasce da un pensiero preciso. Nato con la pesantezza di tutti i grandi pensieri, andrebbe spiegato, ma questo esce dagli otto minuti previsti per la lettura di questo post. Per questo rimando i fedeli lettori all’addendum qui sotto.

Addendum fondamentale
(contenuto leggibile solo in abbonamento)

Ero felicemente sdraiato sul piccolissimo letto dell’albergo, deciso a recuperare un po’ di stanchezza, ma impegnato a digerire una sfortunata serie di numeri sbagliati giocati al casinò. Sul taxi, in una Barcellona immersa nella nebbia, cercavo la verità statistica che mi ha portato a inizio serata sopra di cinquecento e alla fine a riportare a casa i soldi giocati. Non c’è pace, la roulette è una piccola malattia. Il ragazzo alla reception, davanti alla mia perplessità per le tariffe da Quinta Strada, ha religiosamente snocciolato gli evidenti vantaggi di una stanza di un metro per due nel centro di Barcellona. In primis la televisione completamente gratis. Ora, visto che solitamente, in Occidente e in buona parte del resto del mondo, la televisione è gratis, anche se il prezzo intellettuale che si paga a guardarla è altissimo, la cosa mi ha lasciato decisamente indifferente. Ho continuato a pensare di essere stato inculato, anche quando lui, zelante, ha precisato che la cosa mi avrebbe permesso di seguire Spagna-Austria in alta definizione (in accadì. Ventidue esseri umani che corrono in accadì. Eccitante). Cosa che, devo ammetterlo, renderebbe invitante anche uno scantinato, soprattutto se non sei spagnolo, austriaco, appassionato di calcio, e così solo mentalmente da guardare la partita nella tua stanza. In ogni caso, impossibilitato al sonno dal rosso e dal nero, ho acceso l’iPod e il televisore in contemporanea. La coincidenza miracolosa ha fatto partire i The Gossip mentre dalla CNN passavo su una inquadratura a campo ravvicinato di una vagina e di un pene. I due elementi, fusi armoniosamente, appartenevano nell’ordine: a un grosso palestrato glabro (il pene), a una simpatica e grassa signorina (la vagina). Architettonicamente incastrata tra i fornelli e una mensola di una cucina di formica bianca, la giovane giumenca si agitava in modo decisamente imbarazzante, lasciando che tonnellate di carne molle si muovessero ritmicamente. Mettendo da parte lo squallore per la cucina di formica, ho apprezzato tantissimo l’associazione mentale immediata tra la poveretta e la cantante dei The Gossip. Disturbato dalla cucina e dall’evidente mancanza di talento in regia, ho dovuto spegnere la televisione.  Rimanendo per quasi due minuti, fino alla fine del pezzo, a ripensare alla cantante dei The Gossip, nuda e incastonata in una cucina low cost, mentre canta con la cattiveria che ha dal vivo, uno qualsiasi dei suoi pezzi. Purtroppo, alla fine, ho dovuto prendere "Correndo con le forbici in Mano". Leggere concilia il sonno e toglie i brutti pensieri. Ma il buon Borrough ha deciso di tirarmi un grande tranello, iniziando a descrivere la prima, violenta, esperienza fisica con il suo fidanzato. Quando la vita è troppo, non resta che spegnere la luce e aspettare che arrivi l’alba. Intanto pensavo a queste piccole differenze. A come la mia vita non possa essere un best seller. Un vero peccato: se è vero che lo stile c’è, la noia dell’eterossessualità, che ha stancato anche la classe politica italiana, potrebbe uccidere il più tenace dei lettori. Per non parlare di un lavoro stressante, di una quotidiana battaglia con la città, di qualche senso di colpa e di tantissimi sogni mai messi in pratica. Della fatica per uscire dal pericoloso loop lavoro-divano-lavoro. Del pendolarismo snervante, eccetera eccetera. Nessuno ha voglia di rileggere se stesso.

Se la playlist della tua vita è terribilmente noiosa, ricordati che non è iTunes a decidere i pezzi, sei tu.

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