Il Cacciatore di Tramonti

Milano

Ho sempre pensato che questa cosa di vivere a Milano mi sarebbe tornata utile prima o poi. Anni di soprusi emotivi, civici e fisici, tonnellate di multe, evidenti rughe per il traffico, disservizi da tendopoli ugandese, bullismo politico e deboscio umano mi sono sempre passati addosso senza lasciare traccia. Io Milano l’ho sempre difesa. Quando ti tirano fuori la ridente provincia, la splendida campagna, la suprema vita agreste, rispondi storcendo il naso ed elencando concerti, teatri, cinema, vita culturale. Anche se poi tutta questa vita culturale ti scivola come le ruote del motorino sul pavee. Quando ti parlano di altre grandi città, tiri fuori con orgoglio la questione del lavoro, dell’elasticità, delle opportunità. E poi te lo ripeti quando ti rendi conto che con lo stipendio di un mese potresti al massimo pagare le multe. Ma tu difendi la tua città. E non puoi fare altrimenti. Sei nato nella sua pancia, vicino al cuore pulsante, godendo della sua pelle più viva. E’ il posto dove sei nato, dove ti sei innamorato, dove ti sei perso, dove hai passato gran parte della tua vita. E’ un posto dove torni volentieri. Questo basta.

Barak Obama

Vado in America da almeno due presidenti. Il passaggio tra l’idiota e Barak Obama non ha cambiato nulla nei miei occhi di turista- lavoratore. Atterrare a Philadelphia è sempre traumatico, mangiare a Los Angeles sempre difficile, camminare dentro il vento di Chicago sempre impossibile. Sognare San Francisco è sempre la cosa più vicina alla realtà. Il Pacifico sotto LA è sempre bello. Però una cosa che l’America, indipendentemente dai suoi presidenti, dai suoi problemi e dalla sua gente, ha sempre avuto è il cielo. Il cielo americano è infinito. Gli americani dovrebbero pagare molte più tasse per tutto il cielo che hanno. Una roba da togliere il fiato. Mi ricordo di essere rimasto a bocca aperta, fermo immobile appena uscito dal piccolo aereoporto di un paesino della Pensilvania, davanti al cielo infinito, grande come tutto quello che puoi immaginare, con nuvole soffici, il sole che spunta. Roba incredibile. E poi il cielo sopra New York, che sembrava Gotham City. Non proprio sopra New York, perchè New York è l’unica città con i palazzi più alti del cielo, con i tetti dei grattacieli che finiscono sospesi tra le nuvole. E poi il cielo della Florida, tutto un pezzo con il mare, tutto azzurro, tutto unito. Insomma, in America ci devi andare per un sacco di motivi oppure non ci devi andare per un sacco di pregiudizi, ma ricordati di tenere gli occhi per il cielo.

Avere Trent’anni

Lentamente ho rinunciato a un sacco di hobbies. In primis furono i modellini delle macchinine. L’amore durò giusto il tempo di far seccare un barattolo di colla. La Ferrari gialla non fu mai finita. E questo è quanto. Poi furono le piramidi di carte. Ne facevo almeno due al giorno, ovunque. Poi un giorno mia madre, sospettando una pericolosa impennata di autismo, mi ha semplicemente buttato tutti e due i mazzi di carte, lasciando incompiuto il grande progetto di ricostriure il Colosseo con le carte. Poi fu il tempo delle Vespe. Riparavo, verniciavo, smontavo, provavo, truccavo, tutto quello che mi passava a portata di mano che fosse marchiato Piaggio. Una dovrebbe essere ancora abbandonata in circonvallazione dopo un misterioso incidente tra sbronzi, in cui la Mitica ebbe la peggio infilandosi in una portiera di una Punto. Poi arrivò la moto, smontare un bicilindrico di vent’anni non è un hobby, è demenza. Leggere non è un hobby, è questione di vita o di morte, come bere rhum e essere fastidiosi con gli sconosciuti. Poi l’età adulta, i conti in banca, il mutuo, il lavoro. 

Il Cacciatore di Tramonti

Questa cosa di cercare, in giro per il mondo, i tramonti, rimanendo a guardare il cielo, come un bambino, fino a che il sole non scompare, me la porto dietro da anni. Come tutti gli hobbies, va coltivata con pazienza. Con il tempo l’esperienza aumenta, riesci a riconoscere un finto tramonto bello, un mezzo tramonto, un tramonto inutile, per tempo. Fiuti l’aria, scruti il cielo, senti il vento. Fin dal primo pomeriggio puoi sapere se ti aspetta un tramonto degno di nota. Tengo una piccola lista mentale di tutti i tramonti incredibili che ho visto. Quello dentro il mare, visto dalla punta della montagna sull’Isola d’Elba. Quello a diecimila piedi, da qualche parte sopra l’Atlantico, quello sull’Etna e quello dentro il centro di San Diego. Ma questa sera Milano ha preparato uno spettacolo davvero speciale. Qualcosa che ti ripaga del freddo, del traffico e del casino.

Ho fermato la macchina, sono sceso e ho visto il sole morire dentro i palazzi. Un cielo lungo, finalmente, rosa, arancione e rosso. I palazzi neri, in totale contrasto. Il sole che sparisce. Respiri, pensi che non lo faccia, questione di secondi, aspetti, guardi, poi è subito sera.

 

  

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