it’s hard to be a perdente

La sala riunioni ritorna ad essere illuminata a giorno, e dei cinque che fino a poco tempo prima erano immersi nel buio pesto di una ammorbante presentazione sulla felicità universale espressa tramite l’acquisto di costosi prodotti tecnologici di dubbia utilità, non rimangono che le espressioni da risveglio domenicale, con la pupilla dilatata che cerca disperatamente un appiglio. Il più vecchio della banda veste una cravatta che definire improbabile è estremamente riduttivo: uno strano motivo floreale su sfondo blu, con nodo piccolo e fatto male. Si schiarisce la voce facendo muovere i sette menti rotondi appoggiati sopra il collo. Mi guarda per pochi secondi, poi inizia una delle più appassionanti filippiche sul mondo e le possibili ragioni per cui noi stiamo chiusi in una sala riunioni di uno squallido capannone di una squallida zona industriale di una delle città più belle d’Europa, mentre sicuramente qualcuno, più intelligente e scafato, sta semplicemente facendo l’amore in qualche spiaggia a pochi kilometri da qui. Io non ascolto. In verità è difficile che io ascolti nella mia vita. Accade raramente. Non è richiesto dal mio lavoro, e poi ho una tecnica estremamente funzionale per risparmiare il prezioso tempo e utilizzarlo facendo altro. Mentre il vecchio parla mi limito a controllare le facce della sua cricca, le espressioni di approvazione mi suggeriscono che il poveretto tenta in qualche modo di sottrarsi al suo destino, quello di diventare la cosa più ambita, semplice e scontata del mondo: un nostro cliente. Il venditore affossato al mio fianco sente sempre più vicina la possibilità che tutto questo si trasformi in tragedia. Quest’uomo, vecchio, sovrappeso, inabile agli abbinamenti cromatici tra cravatta e camicia, continua a parlare. Prende più coraggio con i minuti che passano. Io faccio il breve riepilogo delle trasferte delle prossime due settimane. Sarò in due continenti, mi sparerò sessanta ore di volo, probabilmente cinque prime visioni in lingua originale, sei o sette cene pressurizzate, due o tre turbolenze intercontinentali dove pregare intensamente, due albe in un giorno, eccetera eccetera. La salvezza ha le dolci sembianze di una ragazza piccola, rotonda e dal viso dolce, che entra quasi strisciando contro il muro per lasciare un foglio a uno dei quattro della claque. La distrazione, per il vecchio, è totale. Il suo discorso non trova più la carica di qualche secondo prima. E’ il momento in cui, volenti o nolenti, bisogna attaccare la preda, sbatterla per terra, stordirla con un morso, e lasciare che la paura la uccida.  Riprendo le facce dei quattro seguaci, tutti sotto la trentina, e con un paio di battute sulle generazioni isolo la preda nella solitudine della sua età. Poi chiedo se sia sicuro di un’osservazione che in effetti lui non ha mai fatto, su un lucido della presentazione che riprendo con sicurezza pescando a caso con il cursore del mouse. Mossa di una bassezza imbarazzante. Faccio i complimenti ai suoi comprimari, lasciando qualche frase a metà e mettendo molta certezza in quello che dico. Una stampa di Picasso mi guarda dubbiosa da una parete. Consegno al tempo il verdetto del nostro incontro, comunicando che per noi si è fatto tardi. Il venditore al mio fianco sembra spiazzato, come un piccolo leone a cui viene tolta la gazzella proprio quando stava per infilarci i denti. Io non transigo. Voglio pranzare lontanto da tutto questo. Voglio sentire il rumore del mare, il sapore del pesce e parlare di qualcosa che non sia questo maledetto lavoro. In verità non vorrei nemmeno essere qui, adesso, in questo posto, con queste persone. Ma questo può succedere a chiunque. Ogni mattina nel mondo ci sono milioni di idioti che si ripetono che nella giungla ci sono le gazzelle che si svegliano e che cominciano a correre. Poi con un forte respiro pensano ai leoni, che si svegliano e iniziano a correre. Idioti che non tengono conto che nella giungla ci sono, ogni cazzo di mattina, milioni di cacciatori che sparano alle gazzelle e anche ai leoni, senza nemmeno correre. Che tu sia leone o gazzella non importa, prima o poi, se passi di qui, una pallottola te la prendi sicuro.

 

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