Contraband? (rivelazioni)

Aspetta, prima di tutto devo confessarti che in questo momento ho un grande desiderio di mettermi nel mio letto ad ascoltare ad occhi chiusi tutto l’iPod, fino alla consumazione della rotellina del volume. La consumazione della rotellina del volume è, effettivamente, uno degli ostacoli minori se paragonato al fatto che quello che ho davanti non è il mio letto e che la batteria del mio iPod può durare, nella migliore delle ipotesi, per tre canzoni consecutive. Vorrei musica, vorrei la playlist perfetta. Non aggiorno la libreria dell’iPod da circa due computer fa. Ascolto sempre le stesse canzoni da due anni. Un giorno, molto presto, farò il salto tecnologico e aggiornerò tutto. Nuova musica per le mie orecchie. Sul discorso del letto c’è poco da dire, ho imparato a dormire ovunque. Anche se prediligo ancora i letti con materasso, sono un discreto praticante di penniche in salette d’attesa, su ogni tipo di sedile, panchina o seggiolino. L’antica arte di adattarsi propria di tutti i commessi viaggiatori. Ho di fronte una domenica sera solitaria. La Signora, in questo preciso istante, dovrebbe essere seduta in una saletta lounge di prima classe, intenta a mangiare le olive mentre un macho bruno e scolpito le porta dell’acqua naturale a temperatura ambiente. Il mondo che va alla rovescia: io faccio migliaia di miglia in economy, schiacciato tra odori e carni calde e sudaticce, passando la mia Miles and More ovunque (anche in ascensore). Lei, che vola due volte l’anno, e per di più con le mie miglia, è divorata dal dubbio se mangiare il tonno grigliato o i cannelloni, sprofondata in un sedile xl a tre centimetri da una hostess ossessionata dal benessere dei suoi quattro passeggeri di business. Una serata solitaria non del tutto spiacevole. La città è fresca, ho un grosso libro rosa da finire, un iPod Precario da sfondare e otto canali satellitari da guardare allo sfinimento. Il grosso libro rosa è una rivelazione d’annata: si tratta di Zia Mame. Geniale trovata editoriale con cui Adeplphi segna un buon punto contro la melma da scaffale. Divertente, sicuramente da donna, sicuramente veloce, sicuramente d’annata. Ottimo, appunto. Dovessi mai finirlo troppo presto, dovesse mai finire la batteria dell’iPod (molto probabile), dovessero mai trasmettere per la sedicesima volta Harry Potter (su cui vanto il primato assoluto: ho visto tutta la saga in italiano, spagnolo e inglese), posso sempre dedicarmi allo scrivere. La pigrizia vince. C’è gente che ama solo quando soffre. C’è gente che studia solo due giorni prima di un esame. Io scrivo solo quando devo farlo. Non mi verrà mai in mente di mettermi a scrivere questa sera. E non lo farò. Un lungo elenco di scuse plausibili, tra cui la mancanza di birra, la mancanza di tabacco, la mancanza di aria, la mancanza di luce, ma mai la mancanza di voglia, saranno disponibili per la mia coscienza.

La rivelazione è che difficilmente di questo passo potrò mai scrivere il libro della mia vita. Ho troppo da vivere per scrivere. E spesso sono troppo impegnato a sopravvivere per pensare di vivere. Eccetera eccetera. Insomma, dovrai ancora aspettare, per leggere, divorare, sognare, le mie pagine. Vorrei tanto aggiungere una appassionata riflessione sul meccanismo perverso con il quale il Partito Democratico sta facendo fuori la dignità dei suoi tesserati, ma non essendo tesserato, non mi sento in dovere di farlo. Vorrei fare un piccolo pezzo sulla libertà di stampa, ma non essendo stato mai querelato dal Latin Lover di Arcore non posso farlo. Vorrei anche parlare del Milan, ma non essendo più milanista, non posso certo parlarne. Mi manca l’Italia, dove avrei potuto fare tutte queste cose, sentendomi anzi in dovere di farlo. Quando torno faccio la tessera al PD solo per poterla stracciare e farmi ridare l’euro che ho messo per le primarie di qualche secolo fa. Faccio la tessera al Milan solo per non adare a vederlo e mi abbono al Giornale solo per scrivere infuocate lettere contro la Santanchè. Insomma, torno a fare l’italiano medio.

Mi manca solo un finanziamento per rientrare preoccupantemente nelle statistiche istat.

E sti cazzi.

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