Ciao Nanda

Senti Nanda, ti chiamo Nanda perchè tutti ti chiamano Nanda. In verità non ci siamo mai conosciuti. Ti ho vista una volta parlare, qualche tempo fa, di scrittura e libri, in uno stanzone affollato da ragazzi della mia età. Tutti ai tuoi piedi. Ho iniziato a vedere le tue foto quando ho iniziato a seguire quegli scaffali della libreria dove si appoggiano i colossi del secolo scorso. C’era il tuo nome, in un modo o nell’altro, in ognuno di questi libri. Ho comprato un libro di foto sulla Beat Generation, e ho scoperto una piccola donna bellissima, che ha avuto l’ostinazione, il coraggio, la fortuna, il genio, di essere nel posto giusto al momento giusto. Così sono venuto a sentirti parlare, così ho iniziato a leggerti. E sei finita in quell’angolo dove ci sono i punti fermi di un percorso, il sentiero di un cammino deve essere battuto prima da qualcuno con il fiuto della vetta. Adesso, morire è una cosa abbastanza naturale. Soprattutto alla tua età. Niente di imprevedibile. Adesso che quel sentiero lo percorriamo in tanti, mancherà comunque una guida, mancherà comunque il fiuto di una super star. Eri proprio bella, nelle foto di San Francisco, eri proprio affascinante, con il tuo parlare, era davvero frastornante quello che dicevi e la dedizione che davi. Pazienza, ti dedicheranno un festival, forse una statua, magari una via, così va il mondo. Ci sono volte in cui mi siedo ai piedi di Montanelli, in mezzo ai piccioni, guardando il traffico al di la del cancello dei giardini. E penso che forse ha chi ha dato la sua vita per cambiare qualcosa, non basti una statua. Mancherai. Mancherai a molti, e a molti mancherai molto più che a me. Ce ne faremo una ragione, e faremo in modo che i semi buttati possano fiorire in qualche modo. Ti pensavo qualche settimana fa, mentre passeggiavo per San Francisco, pensavo a quello che hai fatto, a quando lo hai fatto. Poi ti ho pensata l’altra notte, sdraiato in un corridoio di un traghetto, mentre ascoltavo la gente. E’ spiazzante, ma quando hai le cose ti manca la percezione della loro importanza. Forse nel perderti, tanti capiranno la tua importanza. Peccato. Io sono solo riuscito a stringerti la mano, insieme a molti altri. Avessi saputo che si trattava dell’ultima volta, lo avrei fatto con più solennità. Ma il bello della vita è che non sai mai se è l’ultima volta. Toglierebbe la sorpresa.  Sarebbe come una poesia senza poesia.

Ciao.

in loving memory of Fernanda Pivano

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