era meglio quando si stava peggio

Sai cosa? Di scrivere non mi stanco mai, e questo è un problema, talvolta. Come con Filippo, un amico che ho conosciuto in montagna e con il quale ci siamo scritti lettere tutti i giorni per mesi. Su cosa, ora non ricordo, ma ricordo l’immenso piacere di sedersi al tavolinetto di legno nell’angolo della camera, spostare la tovaglietta infeltrita, aprire il cassetto, prendere la carta e stappare la stilografica. Era uno spasso anche vedere le parole uscire dal pennino, con ordine e precisione. Una a cui scrivevo davvero volentieri era la mia fidanzata ai tempi del liceo. Per non farmi beccare, scrivevo su piccoli fogli a quadretti, riempiendo tutto il foglio e chiudendo sempre con una cosa più sdolcinata del giorno prima. Forse in effetti la nostra storia è anche finita perchè dopo il "ti voglio un mondissimo di universissimo di bene" non sapevo bene che cazzo inventarmi.

Insomma scrivere crea dipendenza, e io sono abbastanza propenso a tutte le dipendenze emotive, chimiche e sociali.

Oggi, in verità ieri notte, mi sono trovato a pensare di smettere di scrivere. Non ho folle di lettori che compiangeranno la scelta, non ho editori che mi consiglieranno benzodiazepine. Poi ho pensato che forse non è giusto smettere di scrivere. Forse è più appropriato smettere di scrivere di me. Eh, sembra semplice, ma per un egocentrico non ci sono molti argomenti validi come il "adesso scrivo un bel pezzo su me stesso o su come io interpreto il mondo".

Allora forse ho solo bisogno di leggere. Quello che ho scritto fino a ieri, sui miei quaderni e su questo posto, ha cambiato improvvisamente senso, prospettiva, e rischia di diventare una pesante lapide memoriale. Per i quaderni ci vuole davvero poco. La carta di oggi brucia che è un piacere. Sembra che riciclandola la intingano in un intruglio di sostanze relativamente infiammabili, ma è una notizia di terza mano datami da un tossico con il quale sono costretto a parlare ogni tanto che tra una canna e l’altra si succhia un paio di documentari.

Sul cancellare questo posto il gesto è di un’immediatezza spiazzante. Ci sono momenti per cui mettere la parola fine richiede tempo, impegno, aiuto. Ho davanti alla mia vita, affacciati al davanzale della mia coscienza, un paio di situazioni in cui basta un battere di ciglia, un click di mouse, un sorriso, e forse qualche lacrima. Questione di secondi, fine, boom, chiuso. Se solo cancellare le parole che vorrei cancellare, che  vorrei bruciare, potesse servire a qualche cosa.

Ho la sfiga di avere una memoria visiva incredibile. Non ricordo perfettamente il contenuto, ma ricordo la forma. Quando soffro, la mia memoria visiva si fa aiutare dalla memoria olfattiva più potente che abbiate mai visto. Guardavate quel telefilm, "the Sentinel" dove lui, investigatore, usava i suoi sensi per sentire a kilometri, vedere nel buio eccetera eccetera? Ecco, il mio naso, nel dolore, si attiva come una macchina svizzera, un meccanismo infallibile di archivio. L’odore da una dimensione differente al ricordo della sofferenza. Ricordo l’immagine d’inisieme, il primo sguardo, al corpo di mia madre morta. E ricordo perfettamente il profumo che mia nonna, tra una corona del rosario e l’altra, metteva a litri. Profumo che non è ancora uscito di produzione e che ritrovo nei posti più impensabili. Il mio naso, ieri, ha fatto il suo lavoro. Il cuore sembrava impazzito, i polmoni volevano urlare. Le mie mani sentivano il bisogno di stringere, con una forza mai sentita. E la mia memoria ha fatto il resto. Quindi è inutile cancellare parole scritte e già lette, quando il cuore, i polmoni, le mani, il cervello, portano il ricordo perfetto di tutto.

Ecco perchè, seduto a contare i respiri, ho deciso di non decidere. Perchè quando mettere la parola fine è questione di attimi, potrebbero essere secoli di rimpianti. Perchè quando vivi, quando ami, quando fai quello che tutti cercano disperatamente di fare, il rischio è un elemento da calcolare. 

Forse non smetterò mai di scrivere, devo solo trovare altro su cui farlo.

Forse non smetterò mai, lo farò semplicemente in modo diverso.

SEE U SOON

4 pensieri su “era meglio quando si stava peggio

  1. Ho iniziato oggi a leggere il tuo blog. E mi sembra una gran figata, per cui penso che il web senza la tua presenza, sarebbe un po’ meno simpatico….!

    Laura

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