Parto Dunque Sono

Da quando ho capacità di comprendere il mondo e le sue primordiali attività, quindi da quando ho due anni, ogni dodici mesi, con regolarità svizzera, vivo insieme ai miei concittadini lo straordinario fenomeno delle Partenze Intelligenti. Insieme agli altri fenomeni estivi, tra cui L’Ultima Settimana Di Lavoro, celebrata con il count down su Facebook e l’aperitivo con i colleghi, La Notte Di San Lorenzo, che Studio Aperto continua a spostare dopo il 10 agosto e che tu passi regolarmente o in traghetto o in aereo, il Ferragosto, che dopo è quasi Natale, che balli, bevi e fumi, insomma insieme a tutte le scadenze italiane, la Partenza Intelligente è un must. Mio padre è stato uno dei Grandi Maestri della Massoneria delle Partenze Intelligenti. Caricavamo il Peugeot la sera prima, in gran segreto. La cosa richiedeva dalle due alle quattro ore, per via dell’incalcolabile volume delle borse delle mie sorelle, che dipendeva da numerose variabili. Trasportavamo quintali di lacca per capelli, tonnellate di magliette e maglioncini, bancali di trucchi, generalmente per ritrasportarli intatti. Eravamo una famiglia sensibile, facevamo fare le vacanze agli oggetti di casa. Una volta caricata la macchina, si era autorizzati a due/tre ore di sonno, in attesa della Partenza Intelligente. Ore nelle quali mio padre, zoccoli, canotta e bermuda, ripassava il piano di viaggio come un carrista americano si studiava la Normandia. La scelta delle soste, i rifornimenti, l’eventuale, ma mai consentita, pisciata fuori programma, seguivano un itinerario ben preciso. L’unico in Italia: L’Autostrada del Sole. La partenza avveniva una manciata di minuti dopo le cinque. Seguivano, solitamente, almeno due ritorni all’ovile. Primo: abbiamo lasciato il gas aperto. Secondo: abbiamo dimenticato un oggetto fondamentale a scelta tra: la piastra per capelli, lo scopino per le pulizie, lo sgabello di tela. A quel punto, nella macchina, la temperatura raggiungeva i trentacinque gradi e la concentrazione di esseri umani era tale da poter tranquillamente ottenere lo status di Carro Bestiame. Ad ogni incrocio prima di raggiungere l’Autostrada, gli sguardi taglienti di mio padre incrociavano quelli di altri uomini, a bordo delle loro utilitarie stra cariche. Da casello a casello non ci abbiamo mai messo meno di cinque ore, qualunque fosse la destinazione. Cinque ore nelle quali, dopo i giochi di gruppo, il panino, il caffè nel thermos, il succo Billy, una sosta rifornimento con pisciata clandestina, non sapevi davvero cosa fare. 

Fino ai diciannove anni, ho sempre creduto che davvero da Milano a Lodi occorressero due ore e un quarto, e che Lodi tutto sommato fosse vicina al mare. Quando le case automobilistiche hanno inventato l’aria condizionata e hanno smesso di rivestire i sedili di flanella, ho celebrato la cosa come un successo personale. Finalmente avrei smesso di perdere tre chili ogni viaggio. Uno dei grandi vantaggi del matrimonio di mia sorella era un notevole incremento di spazio sul sedile posteriore, nel quale adesso potevi anche muovere le braccia senza toccare carne sudata. Nel tempo hanno costruito altri super mercati oltre alla Coop di Grosseto, rendendo possibile l’acquisto e il consumo del latte nello stesso giorno e senza che diventasse formaggio cagliato nel baule-forno della Peugeot. Hanno costruito altri campeggi, altre spiaggie, altre strade, e la gente ha iniziato a dividersi, per reddito, per tipologia di vettura e per divertimenti. Chi gioca a golf ama fare immersioni. Noi giocavamo a bocce e amavamo fare la coda per la doccia, cercando di lavare anche le pentole e mangiando pasta con il Badedas per due settimane.

Ci siamo divisi, inesorabilmente. Ma non abbiamo mai smesso di incontrarci, tutti insieme, sull’Autostrada del Sole, fermi immobili sotto il Sole che da il nome all’autostrada, tra Parma e Reggio, nel nulla delle colline. E scendiamo ancora dalla macchina, guardando fisso nel vuoto verso la fine della coda. Cerchiamo le sigarette, e mentre ne accediamo una, pensiamo che le cinque meno cinque forse non era l’orario perfetto. Aggiungiamo ai buoni propositi il cambio di orario per l’anno prossimo. E pensiamo che arriveremo tardi in ufficio. Noi e quattro milioni di italiani, come le banane, con il bollino nero di Studio Aperto. Noi, che quest’anno parto alle cinque meno cinque.

 

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