Big Sur Emotional Linik

Mi ricordo che qualche giorno fa io e la Signora, avvolti in un caldo umido e feroce, non riuscivamo a prendere sonno, tormentati dalla notte milanese. Non si respirava, non si riusciva a non sudare, semplicemente si aspettava l’alba. Me lo ricordo, ma e’ un ricordo lontano, una sensazione davvero esotica, visto che nell’ultima settimana ho avuto freddo. Freddo vero, aria tagliente, nebbia bagnata, vento forte dal mare, dicono che sia normale per San Francisco. Dal diciassettesimo piano del nostro albergo, vedevamo le nuvole cadere sulla collina con inquietante precisione, come schiuma che scivola sul mare. E di colpo le case vengono avvolte dal freddo, la gente si ritrova immersa nella nebbia e il centro comincia ad assomigliare al centro di Chicago a novembre. Dimentichi di essere in agosto, solo il tuo corpo te lo ricorda, palesando tutti i sintomi dell’influenza suina. Per il resto, San Francisco e’ troppo per essere raccontata. In un giorno smetti di accontentarti del tram d’epoca che sferraglia per le salite, delle bakery, di Lombard Street e dei suoi fiori. Ti trovi spaesato tra una massa di turisti per Fisherman Wharf, mangi zuppa di granchio sul molo, osservi la gente e cerchi sulla mappa dove sia Castro. Arrivi a Castro, respiri un aria surreale, cerchi tra le tonnellate di cazzate vendute qualcosa che non sia blasfemo, offensivo o tragicamente trash, e ti ritrovi subito su Market Street, infilato in un Abercrombie Shop, immerso nel profumo, circondato da commessi wasp e italiani a caccia di magliette. Smetti di accontentarti perche’ sembra che questa citta’ possa darti di tutto. Poi passeggi per Chinatown, arrivi a Little Italy, mangi una pizza che assomiglia a una pizza, senti il chiasso dei buttadentro che con accento siciliano invitano a mangiare un piatto di tagliatelle, senti ovunque odore di cibo, guardi i palazzi, respiri la citta’. Arrivi davanti alla City Light Bookstore. Fai un respiro profondo. Pensi a quanto ti abbia dato da leggere. Pensi a quanto sei cambiato. Esiste un confine, netto e preciso, tra come eri prima e come sei adesso. In mezzo ci stanno quelle pile di libri divorati negli anni dell’universita’. Quando ti sentivi solo con Fante, ridevi con Buckowsky, pensavi a Ferlinghetti e al suo coraggio e ammiravi la Pivano. Giri per la libreria, ne esci con in mano un libro di poesie e un cd. Assomiglia a un viaggio in Tibet per un buddista americano. Perche’ sai che questa rivoluzione non l’hai mai fatta, ma ne respiri i benefici tutti i giorni. Poi ti rimmergi nel cielo plumbeo, vai a vedere il Golden Gate, perche’ tutti ci vanno. Ma alla fine e’ solo un ponte. Come per tutti i ponti, la cosa piu’ sorprendente e’ quello che c’e’ dall’altra parte. Sausalito e’ un miracolo. Le case galleggianti sono la prova dell’esistenza di una cultura alternativa.

Prendi la macchina e inizi a mangiare kilometri, o miglia. Arrivi a Santa Cruz con le aspettative di un italiano e ti ritrovi a fare i conti con la realta’ americana. Mangi cibo organico, dormi in un b&b ricavato in una casa vittoriana, respiri il freddo che viene dal mare, osservi i pellicani, i surfisti biondi che saltano tra le alghe kelp. Senti freddo, ma ti sei abituato a sentirlo. Il freddo interiore fatto dai negozi e da nient’altro e’ difficile da recuperare.

Arrivi nel Big Sur guidando tra gli alberi. Fai benzina, non si sa mai, e poi la costa, il mare, il paesaggio, ti esplodono in faccia. E’, probabilmente, la cosa piu’ bella ed emozionante che potessi vedere. Cerchi di tenerti dentro i profumi, fai le foto come un giapponese impazzito, ti incodi con altri suv. Ti fermi alla Henry Miller Library e provi una solitudine tremenda. Mangi un panino a Lucia, affacciato sulla costa, guardando il mare e respirando il silenzio.

Il Big Sur che finisce e’ come un confine tra due stati. Finisce il freddo, compare il sole, la terra si appiattisce, i paesaggi si addolciscono. Motociclisti ti sorpassano su una strada che, pensi, prima o poi dovrai fare anche tu in moto. Poi l’autostrada, la terra che non cambia, sembra uno scherzo. Milioni di alberi, milioni di cespugli, poche case. Arrivi a Santa Barbara, parcheggi, prendi una stanza in un motel con i cessi in comune. Lo consigliava la guida. Cominci a pensare che quello che ha scritto la guida e’ uno stronzo. Passeggi per il centro, ricco sfondato. Osservi e aspetti l’esplosione di un lusso che e’ davvero in crisi. Ti porti negli occhi il Big Sur, respiri ancora l’odore di San Francisco e ti addormenti pensando che hai ancora davanti molta strada, molta gente con cui parlare, molte facce da ricordare e molte piccole orrendezze da dimenticare.

Come tutti i viaggi, anche questo ti cambia, lentamente. Per questo non riesci a leggere, in compenso scrivi come un pazzo. Ti sei abituato al cibo, ti sei abituato al clima, ti stai abituando alla gente, preghi di non abituarti ai difetti, ma qualche cosa porterai a casa.

Questo e’, a spanne, quello che hai fatto per osmosi se sei stato con me negli ultimi quattro giorni. Non hai smesso di fumare, non lo farai, perche’ in viaggio fumi da sempre, e cerchi di mangiare il meno possibile. Riscopri lentamente la Signora, non sai se sia piu’ bello questo o la California. Porti tutto dentro.

E pianifichi la partenza per Las Vegas. Pronto a giocarti tutto.

 

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