Auguramene altri cinque

Come scusante potrei rifugiarmi dietro un laconico: sto prediligendo la qualità alla quantità, ma in verità sto semplicemente aspettando. Mi sono solo sentito in colpa per non aver scritto l’immancabile post adolescienziale dove mi auto faccio gli auguri per il blog, riassumendo cinque anni di vita in tre paragrafi per i venti lettori che sono rimasti fedeli a questo posto. Che rimane, sia chiaro, uno dei blog più longevi della storia. Perchè dopo mesi fatti a botte di trenta lettori chiunque potrebbe sentire il bisogno di scomparire dall’etere, limitandosi magari a una nostalgica birra fredda con qualche amico, venuto per celebrare l’ennesimo fallimento della tua vita. Eppure, figlio di un maestro nella lettura delle statistiche quale il vostro Presidente Nano, do un senso estremamente positivo alla cosa, apprezzando anche i numerosi lettori nuovi che facciamo ogni mese. Dicevamo: più che sulla quantità, sto lavorando molto sulla qualità. Per questo riempio più quaderni che template e, udite udite, mi rileggo, talvolta apprezzando anche quello che scrivo.

E poi, come tutti i periodi in cui leggo Nick Hornby, sto beatamente felice nell’ammissione della mia pigrizia.

Per compensare a questa momentanea assenza, magari spossati da Facebook e annoiati dal resto, potreste sempre ritornare alla carta stampata. Solo che ho poco da suggerirvi visto che sto inanellando una serie di stronzate di tutto rilievo, che pago profumatamente e che rimpiango dolorosamente. Il bello di un libro brutto, a differenza di un film brutto, è che può far sperare molto dalla brutta copertina e dalle recensioni drammatiche, per poi rivelarsi semplicemente come "un libro brutto".

Ho paura a riprendere in mano l’ultimo di Kundera, forse non è il momento. Esco dall’ultima fatica della Vargas, che è uguale alla penultima e alle altre dieci. Ho un paio di colpi in canna, nomi nuovi, autori non previsti, insomma la cosa più piacevole del mio compleanno, libri che non mi sarei mai comprato.

Scrivo da Milano, e la cosa non succederà più per almeno un paio di mesi. Per questo non mi riprometto di rinnovare questo posto e i suoi pilastri, mi manca il tempo per vivere perchè sono molto impegnato a viaggiare. Il bello è che sto uscendo dal tunnel delle false promesse a me stesso, e me lo dico fumando una sigaretta che mi ero ripromesso di non fumare.

Lunga vita alle sconfitte intime, che generano grandi vittorie pubbliche.

 

Un pensiero su “Auguramene altri cinque

  1. Ma sono stanco,
    stanco di queste menate,
    stanco di questo modo che avete
    di dare carta bianca,
    stanco di queste scale
    che c’è chi scende e c’è chi sale, non c’è una cosa che potrei dirti senza apparire banale, non c’è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto.
    Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami, potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io.
    E faccio fatica a parlarti…
    E non ce la faccio a rincorrerti…
    Dover spiegare, spiegare, spiegare cercando di essere convincente
    Dover recitare, Hay, facendo lo slalom tra il già detto, l’indicibile e la sciocchezza.
    Uff, come sono stanco, come sono stanco di queste menate…

    Andrea Pazienza

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