Alcuni passi dopo

Aspettare mi stressa, mi snerva, mi da la sensazione netta di buttare via il mio tempo. Anche parlare con i meglio abbienti, con i coetanei dal reddito spropositatamente maggiore alla norma, non certo per meriti propri ma per sacrificio paterno, mi stressa. Aspettare mi da la sensazione di vuoto. Perdere del tempo. Non perdo tempo quando decido di lasciare scorrere il mio tempo. Perdo tempo quando alcuni esseri umani mi impongono di lasciare che il mio tempo sia a loro disposizione senza un fine ben definito.
Ho comprato una macchina giapponese. Comprando una macchina giapponese, dicono i più, potresti dimenticarti il significato lessicale della parola “officina”, in quanto i giapponesi, si sa, aspirano alla perfezione nella costruzione di ogni cosa. Non capisco la relazione tra acciaio polacco, manodopera romena, gomma cinese e progetto giapponese con l’eccelsa qualità, ma in questo periodo tutto è concesso tranne la lucida critica. Sicché mi dirigo in officina, perchè anche le macchine giapponesi possono avere dei difetti. Un uomo alto, straordinariamente alto e vestito di blu, mi vuole disperatamente comunicare efficienza, affidabilità e responsabilità. La sua comunicazione non verbale è esplicita, i mezzi sono quelli da televendita, il concetto espresso è molto lontano dalla minima soglia di efficienza: devo stare due ore in una sala di internamento, con delle riviste sulle macchine, una macchinetta del caffè e probabilmente altri esseri umani, aspettando che l’autovettura perfetta ritorni perfetta. E su questo divanetto di finta pelle mi immergo nell’analisi della pulsantiera della macchinetta del caffè. Caffe Macchiato, Mocaccino, Caffe espresso, Caffe doppio, Molto Zucchero, Poco Zucchero, Acqua Calda, Solo Bicchiere. Mi stressa, mi snerva, mi da la sensazione che io stia buttando via il mio tempo. Ma è solo una sensazione, perchè gli altri esseri umani al mio fianco sembrano perfettamente a loro agio. Uno addirittura studia interessato una brochure di un grosso monovolume. Un altro, che mi ricorda una sensazione spiacevole, scrive accanitamente sul blackberry. Mi ricorda qualcosa che non vorrei ricordare. Poi alza lo sguardo e mi saluta sorpreso e felice. Lui. Siamo stati, a quanto pare, compagni d’università. Abbiamo bevuto della birra insieme, ora ricordo. Abbiamo studiato insieme, ora ricordo. Abbiamo festeggiato il mio 27 in Diritto Pubblico in un 20 luglio di non so quanti secoli fa. Poi partivo per la Grecia, con una piccola valigia, un gran bisogno d’amore e la certezza che avrei abbandonato l’università quanto prima. E’ sinceramente dispiaciuto di non avermi più rivisto e desidera raccontarmi dieci anni di vita in cinque minuti, partendo da oggi. Ha una casa, un cane, era fidanzato, lavora in banca, mette da parte i soldi per andare in Australia e vorrebbe lasciarsi alle spalle qualche brutto ricordo. Mi offre un caffe. Molto Zucchero. Non sono mai stato così lontano da una persona come in quel piccolo spazio buio. Desidero andare via. Desidero cambiare macchina. Adesso tornerei alla cara vecchia Ford. Giapponesi di merda. Mi racconta di Chiara ed Elisabetta. Dice di cercarle su Facebook. Poi di Mario e Paolone. Che ha avuto un brutto incidente proprio qualche mese fa con la macchina del padre mentre tornava da St. Moriz. Mi mancano qualche migliaio di ore prima della mia morte, e sono costretto a passarne una intera con un ricordo spiacevole e estremamente prolisso. Addirittura organizziamo una cena. Pagare del cibo per starti ancora ad ascoltare potrebbe essere dichiaratamente masochista. Finalmente il gigante blu entra nel piccolo spazio e mi comunica che l’efficienza giapponese ha avuto la meglio sulla manodopera romena. Salgo in macchina felice di scappare. Come quel 20 luglio, mentre spedito scappavo dai chiostri bollenti in cui un intera generazione fermentava prima di essere mandata al fronte. Ho perso due ore e mezza. Se poi ci aggiungi l’ora legale…

2 pensieri su “Alcuni passi dopo

  1. …ecco, non continuare a buttare via tempo, unisci con un improbabile fil rouge tutti sti post (anzi, solo la metà , che l’altrà metà verrà buona per il secondo…) e dai finalmente alle stampe un libro, franz.

    egop.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...