Mal Comune Mezzo Gaucho

Il progetto iniziale era semplice. Di una semplicità sconfortante. Si trattava di alzarsi, fare colazione, vestirsi, fumare una sigaretta, prendere i documenti e andare in Comune. E la cosa affascinate è che il tutto poteva essere fatto in ordine sparso. Andare in Comune, alzarsi, fare colazione nudi, fumare, vestirsi in Comune. Nella nostra banalità, io e la Signora abbiamo deciso di seguire l’ordine delle cose, confidando che il tutto potesse occupare un’ora delle nostre vite. E ci siamo alzati. E ci siamo vestiti, abbiamo fatto colazione con i biscotti low cost che adoro comprare ultimamente; quelli, per intenderci, che non hanno mai visto la farina, ma che hanno dentro un sacco di  nitrati, solfiti e additivi. Abbiamo fumato la nostra prima sigaretta, quella che ti ricorda tutte le mattine quanto sia piacevole avere un vizio mortale, guidando verso il Comune. La sede più vicina del Comune sta a venti centimetri dalla tangenziale, in pieno Bronx. E’ un palazzo disegnato da un architetto russo ubriaco, uno di quei posti che poteva solo diventare una sede del Comune. Davanti ha un piccolo lembo di terra a cui è stata inflitta la tortura di diventare parco giochi per bambini. Un delizioso parco giochi davanti alla tangenziale. Ho chiesto, in una di queste sere, alla Signora di accertarsi sull’apertura del Comune anche di sabato. Figurarsi se a Milano, la capitale della civiltà italica, gli uffici del Comune possono rimanere chiusi di sabato. Difatti, proprio sulle porte a vetri dove campeggiava un immenso logo del Comune è stata attaccata una scritta gigantesca, sproporzionata rispetto al resto, che dice lapidariamente: Sabato Chiuso. Identifico l’unica forma di vita in tutto l’isolato, un edicolante che ha comprato un edicola proprio dentro la tangenziale, ai confini con il Bronx, e che se ne sta rintanato nel suo metro quadro di imprenditorialità ad aspettare che la vita termini. Egli mi induce a pensare che tutti gli uffici del Comune siano chiusi di sabato, a parte forse, probabilmente, magari, la Sede Centrale. Essa è riposta in una teca d’oro lasciata proprio dal primo sindaco ai confini del Duomo, e in seguito benedetta da Sant Ambrogio in persona. Al suo interno sono conservate delle reliquie di tutti i sindaci che hanno illuminato la nostra grande città. Un libretto degli assegni falso per ricordare Pillitteri, un fucile a baionetta per ricordare Formentini, un paio di mutande da trans per Albertini e il vuoto assoluto, in un barattolo, per la Moratti. E’ stato dimostrato che nemmeno un talebano fortemente deciso a farsi saltare in aria sul sagrato del Duomo sarebbe disposto a raggiungere il centro con la pioggia, due sabati prima di natale, alle dieci di mattina. Ma niente può fermarci nel nostro intento. Il Comune ha nella sua sede centrale la perfetta raffigurazione dell’efficienza e dell’operosità milanese. Un grande palazzo che internamente ricorda vagamente il castello di Harry Potter, con molte stanze illuminate, operosi impiegati che si affrettano e un indecifrabile numero di macchinette per il numerino. L’invenzione dei macellai di provincia per evitare le risse davanti al cappone, ora strumenti indispensabile in ogni posto civile. Prendi il numerino, constati la distanza epocale con quello servito, ti abbandoni su una sedia e lasci che la vita scorra. Ma è sabato, mattina, prima di natale. Solo qualche stronzo, molti indiani e un esercito di filippini, potrebbe aver voglia di starsene in Comune a fare code. Raggiungiamo facilmente uno sportello gigantesco, con seduta dentro la fotocopia sbiadita della gloriosissima Buttiglione. Spieghiamo le nostre necessità, e mentre parliamo vedo nei suoi occhi patinati tutta la gioia di vivere di questo lavoro. Fa passare dalla fessura un pacchettino di moduli e ci sorride dicendo: "Sabato, in via sperimentale, il servizio non è attivo". E ci ritroviamo, delusi, sotto la pioggia battente, con un plico di documenti tra le mani, a pensare a cosa cazzo possa voler dire "Sabato, in via sperimentale, il servizio non è attivo".  Non ci resta che godere della piacevole compagnia degli altri trecentoquarantamila milanesi che si spintonano tra le corsie dell’Esselunga di Via Rubattino, il vero rito laico del sabato. Che non chiude mai, nemmeno in via sperimentale.

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