il tempo vola (almeno quello)

Ci sono tanti modi per uscire sconfitto da una discussione, e ce ne sono sempre pochi per uscirne vittorioso. Piano piano, con il passare degli autunni, sole dopo sole, passa la voglia di discutere, di infiammarsi, di combattere. Si siede la coscienza, comodamente appoggiata su quei piccoli valori umani, su quelle infime differenze tra uomo e animale. Si diventa molto propensi ad accettare, molto capaci di mediare, indiscutibilmente campioni nel lasciar correre. Come uomini traditi, incapaci di ribellarci alla sofferenza, droghiamo le nostre aspettative riempiendo le nostre case, cambiando le nostre macchine, lucidando le nostre moto. Combattiamo battaglie contro nemici immaginari, un mutuo, un inutile finanziamento, un lavoro nuovo, perdiamo l’amore per la scoperta e l’affetto per gli oggetti. Alcuni cercano risposte in esotiche filosofie, altri confondono la realizzazione professionale con quella personale, altri ancora misurano le scelte confondendo i valori. Nessuno, di questa generazione disordinata, figlia di una generazione che ha messo a ferro e fuoco le città, prova lo scontro, crede nella lotta, si impegna per un credo. Chiese vuote, comizi sparuti, manifestazioni disordinate, giornali mezzi letti, libri lasciati sugli scaffali. Siamo la generazione che viaggia, continua a volare da una parte all’altra del mondo, come se atterrando nella polverosa Las Vegas o tra le terre umide thai potessimo raccogliere risposte. La nostra fiamma, accesa nelle contestazioni liceali, si è spenta lentamente, piegata dalle logiche di consumo, dalla disperazione dei sogni che si rompono contro una realtà molto più dura di quanto i nostri premurosi padri volessero farci credere. Così, avere trent’anni nel duemilaeotto, lanciati in una crisi di cui non abbiamo colpa, buttati in mezzo a multinazionali governate da ottuagenari lungimiranti, avere trent’anni oggi, volere una casa, sapendo di dover lavorare tutta una vita per ripagare quei muri, sperare sempre meno e smettere di credere, non avere progetti a lungo termine, ridere sempre di meno, "sentirsi arrivati dopo un lungo week end".

Insomma, costeggiando il parco, un incendio di colori bagnato dal sole ancora caldo, volevo andare a vedere lo spettacolo di Linate. Un cimitero di aerei Alitalia, ordinatamente messi in fila in mezzo alla pista, con il muso girato verso l’enorme insegna di Giorgio Armani. E una piccola folla di curiosi, qualcuno che porta i bambini a vedere gli aerei, altri in bicicletta, che pedalare fa bene e non costa, due coppie di innamorati. Ascoltando i commenti, mentre un British atterra rumorosamente nel centro della loro discussione, con le ruote che fumano al contatto con la pista. Non c’è nessuna poesia in questo cimitero di ferro e di coscienze. Cittadini che discutono, ecco cosa siamo. Cittadini che si sentono vittime. Vittime che non sanno di essere i primi carnefici. L’antilope che osserva il daino mentre si lascia morire sotto la morsa della iena, e crede che la iena mangi solo daini. Ritorno a casa lentamente, passando tra gli orti che costeggiano l’aereoporto e la chiesetta di San Lorenzo. E sento tutto il peso della nostra generazione.

Un pensiero su “il tempo vola (almeno quello)

  1. …io sono la prima a non contestare, a non contestualizzare, a non fare quindi non mi metterò a dire nulla se non che hai ragione in tutto quello che scrivi…tra l’altro dovrò far leggere il primo pezzo del tuo post ad un paio di persone… *ggg*

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