Pa’anda’ff

A girare le chiavi bisognava stare attenti a non prendere in mano tutto il blocchetto d’accensione. Il cruscotto, dipinto a mano in un sabato pomeriggio noioso, era stato rimontato con l’approssimazione che ho sempre avuto nei lavori manuali. Si e’ sempre accesa al primo colpo, senza mai tirare la farfalla dell’aria, con quel rumore strano, sotto tono, poco voluminoso. Il tetto aveva sofferto molto di quella sera in cui Claudia aveva voluto guardare le stelle, a Cascina Monlue’, sdraiata per il lungo con il naso dritto in cielo. Di quella sera mi era rimasto solo il bozzo del tetto, come un gibbone che minacciava di esplodermi sulla testa. La portiera del passeggero aveva smesso di funzionare in un giorno di febbraio di cui non ricordo nulla. In compenso la caduta della marmitta, dossi maledetti, era acqua passata grazie a un poderoso sistema inventato da quel meccanico tanto amico di mio padre, sempre unto e con i baffetti, che aveva fissato il tutto con quattro kili di filo di ferro. Avevamo rimediato alle chiazze di ruggine con adesivi strani, disegni di fiamme, gruppi punk, roba forte, sicuramente fuori luogo. Non si era lamentata nemmeno in quel giorno, sotto Natale, in un silenzio innaturale, immersi tra i palazzoni della Barona, coperta da un fitto strato di neve, in cui avevamo sbagliato rotta, incrociando sul nostro cammino uno spartitraffico con un fastidioso palo nel centro.  Mai un lamento nemmeno quando sugli stretti tornanti della Val Seriana provavamo a vedere quanto poteva tirare in terza. Non aveva la radio, d’accordo, nemmeno l’aria, perche’ si era rotta la manovella, pero’ si stava sempre bene e il ronzio del motore faceva compagnia.

Mentre guidavo affiancando altre macchine, piu’ belle, piu’ lucide, piu’ grandi, mi immaginavo come sarebbe stato guidare una macchina piu’ bella, piu’ lucida, piu’ grande. Mentre aspettavo sotto il portone, sventolando l’Arbre Magique nel disperato tentativo di togliere il sottofondo di muschio che aleggiava nell’aria, mi sono sempre chiesto come ci si sentiva in una macchina piu’ ricca, elegante e dotata.

Poi ci siamo accartocciati in Piazza XXIV Maggio contro uno dei primi SUV, guidato da un nano pippato con un cognome da brivido. Io non mi sono fatto nulla, ma della mia Panda 750CL non rimane che il cruscotto dipinto, e conservato in cantina. E oggi, infilato in coda in una macchina piu’ grande, piu’ lucida, piu’ bella, capivo che la differenza e’ piccola e sottile, e dipende da come vedi le cose .

Un pensiero su “Pa’anda’ff

  1. …non fa bello se inizio ad isultare tutti i possessori di SUV, Gip o tutti i super macchinoni che si vedono in giro per Milano, vero?

    La Panda…che bei ricordi…pensa, io mi vergognavo da piccola ad andarci in giro…poi i miei mi hanno comprato la Polo…ed ho sempre paura di graffiarla, rovinarla, sporcarla, … devo svenarmi per mantenerla e cmq rimane una macchina da medio-man se ti metti a ragionare con l’ottica consumistica…molto meglio una Panda, più spensierata e meno impegnativa…i GemBoy l’hanno pure presa a musa ispiratrice!!!

    🙂

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