Black Jack

Alla fine sapevo sarebbe successo. Con precisione me ne sono accorto mentre cercavo di salire sul pullman di linea tra la fiera e Downtown, con la neve e il vento gelato di Chicago. Mi spingevo con un simpatico signore cinese, che a sua volta cercava di infilare un grosso americano bianco contro la prima fila di sedili. Il buio giallo, quel cielo delle notti di inverno in stile Gotham City, avvolgeva la piccola statale che costeggia il lago. Nel silenzio del caos di quel pullman ho capito che tutto questo splendido essere americani, in tutto e per tutto, mi sarebbe mancato davvero. Ho dovuto bere due Miller tutte d’un fiato, scrivendo fitto fitto sul quaderno andato perso nel naufragio sardo del mio zaino nell’estate successiva, per descrivere quella sensazione. E adesso, proprio oggi, l’America mi manca un po’ di piu’. Nostalgia canaglia. La possibilita’ di scegliere, davvero. Qualcosa che ci e’ negato da numerose legislature e che ci viene venduto come sotto prodotto yankee. Io la mia scelta l’ho fatta. Forse un po’ utopica, sicuramente molto giovanile. Voglio una politica sanitaria cosi’, voglio un programma economico cosi’, voglio un presidente nero, negro, con la pelle colorata. Voglio un presidente carismatico, in grado di guidare un popolo, o almeno le sue illusioni. Ma non sono americano. Non solo non ho diritto di scegliere veramente, ma ho anche il dovere di inghiottire la dura verita’ italiana. Ho il dovere di confrontarmi con gli scettici italiani, che preferirebbero la sicurezza delle lobby, ho il dovere di confrontarmi con i cattolici italiani, malati di una miopia secolare che impedisce di mettere veramente a fuoco le cose che contano, ho il dovere di confrontarmi con il popolo entusiasta italiano pro Obama, solo perche’ e’ nero, solo perche’ e’ qualcosa di diverso. Ho il dovere, ma non me ne fotte piu’ di tanto, perche’ rimango sempre piu’ convinto della mia opinione. La liberta’ di scelta, con il suo incredibile peso specifico, non ha nessuna valida alternativa. Comprero’ il Corrierone, in questi giorni, per dare a mio figlio la possibilita’ di avere un pezzo di storia tra le mani. Da quanto tempo, pero’, la storia che abbiamo tra le mani non e’ fatta da noi ma solo raccontata.

 

Un pensiero su “Black Jack

  1. Stamattina mi sentivo così, mi dicevo “quanto vorrei essere negli Usa a vivere quel qualcosa di straordinario, che entrerà nella storia”, consapevole dei innumerevoli difetti che ci sono “là“.
    come hai scritto bene tu, vorrei anche io ascoltare un candidato politico fare certi discorsi, vedere giovani esultare in strada perchè quel candidato così innovativo ha vinto.
    e invece ci si ritrova qua tra presunti soffoconi della Carfagna, riforme della scuola, privilegi, e niente cambia…non è mai cambiato nulla dall’avvento della repubblica e della costituzione…tutto in italia è fermo.
    se provi a dire qualcosa ti si risponde “è sempre stato così”…
    in America sono entrati in crisi da qualche anno e ora hanno deciso di cambiare, noi siamo in crisi da molto + tempo e al potere ci son sempre i soliti nomi, le solite facce magari con qualche ruga in più…e in altri casi con qualche ruga in meno e con qualche capello in più

    mi sento un pò fuori dal mondo oggi

    Alessandro Bianchi

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