A Mirare si sparerebbe megio

Ho sempre ammirato la costanza con cui, data la sua estrazione sociale, i suoi modi, gli abbondanti conti bancari, si metteva automaticamente in una posizione di superiorita’. Non foss’altro che per un viso tutto sommato carino, tratti mediterranei incastrati in bei capelli castani, si sarebbe potuto parlare di qualcosa di talmente insipido da rischiare l’indifferenza. Eravamo al liceo, erano gli anni novanta. Si parlava di andare a manifestare, si discuteva animatamente, si credeva fermamente in quello che si diceva, si proponeva, si deliberava, si rettificava. In ogni caso c’era sempre tempo per limonare. Eravamo fidanzati, a Milano, in Porta Romana. Giravamo con questa bicicletta di quindici anni, lei sempre in canna, io con due gambe da stallone. Non ci fermavano i semafori, non ci fermava il raffreddore, non ci fermavano i genitori. Non avevamo paura di niente, dentista escluso. Con una birra media eravamo alticci, con un pacchetto da dieci di Marlboro Light eravamo a posto per una settimana, e ci avanzavano duemila lire per un panino. Poi le nostre strade hanno preso destini differenti, o sono i destini che hanno preso strade differenti, oppure a me piaceva un sacco contestare, rettificare, deliberare, pedalare, e a lei molto di piu’ limonare. E per di piu’ non in mia presenza. Poi c’e’ stata l’universita’, che se uno la vive da ricco e’ tutta un’altra cosa. Alla bici si e’ sostituita una fiammante Panda di una decina d’anni, quattro marce, vibrazioni eccitanti, stessa aderenza di una bara lanciata in un dirupo. Mi tagliavo i capelli corti, con il rasoio, smettevo di forzarmi con le camicie e cominciavo con delle magliette che oggi si potrebbero definire pittoresche. E ci ri incontravamo nei locali, e mi sentivo sempre piu’ lontano e sempre un po’ a disagio, quasi a giustificare il mio ceto, i miei capelli, la mia vita. Poi e’ arrivato il lavoro, con lo stipendio speso tutto in cazzate. Poi speso tutto in serate. Poi speso tutto in vestiti. Poi speso tutto in cene. Sempre speso tutto. E ci incontravamo nei ristoranti in cui mi veniva il magone ad entrare, ma facilitavano parecchio il dopo serata. Poi arriviamo a oggi, a una manciata di sere fa. Che ci siamo incontrati ancora. E che cazzo, ci incontriamo solo di notte, e solo nei posti piu’ cool. E ci siamo parlati, per cinque minuti. Poi sono dovuto scappare, che la vescica non tiene piu’ di un litro di birra. E mentre pisciavo sul Ponte della Bovisa, constatando che si, e’ arrivato davvero il freddo perche’ la piscia fuma, mi sono reso conto che in effetti e’ tutto terribilmente vero. Eravamo distanti ma simpatici insieme a quindici anni, eravamo differenti a venti, eravamo molto dissonanti a venticinque, ma c’era comunque la voglia di credere che la fatica che faccio e’ la stessa che fai tu. Le nostre piscie, a ragion di logica, dovrebbero fumare entrambe. E i nostri polmoni respirano la stessa aria. Ma le nostre citta’, le nostre visioni, le nostre parole, sono le parole di due caste differenti. E me ne sono accorto pisciando. Non tutti riescono a raggiungere tali vette, gestendo anche il gap di temperatura di una notte di ottobre.

Un pensiero su “A Mirare si sparerebbe megio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...