Quintana Ossetta

In primis fu la scoperta del mojito ligure. Poi venne la focaccia, abbondante e sorniona. Poi fu la volta del pesto, unto pesante e buono. Poi arrivarono le brioches, colanti marmellate indecifrabili. Poi fu il turno delle noccioline e delle patatine. Sono troppo impegnato a ingrassare per avere qualcosa da dire. Settembre, come tutti i settembre della mia vita, porta un carico di buoni propositi. Nel frattempo mi sono venuto in mente quando, tra i chiostri dell’università studiando Storia Contemporanea mi chiedevo come fosse stato partecipare alle fasi iniziali di una guerra mondiale. Grazie a Vladmiro e Giorgio doppia vu posso coltivare grandi speranze, così tra le mie priorità è comparso anche un improvvisato testamento spirituale redatto sul molo di Porto Pidocchio e che prevede la spartizione di tutti i volumi di Punk O Rama in parti uguali, la collana di Martin Mystere divisa in tre, come quella di lattine di birra dal mondo. Per i libri gradirei donarli a chi ha davvero bisogno di leggere, che ne so bambini nigeriani, poveri indiani, parlamentari italiani. Per il resto, lascio i miei manoscritti, compresa la preziosa raccolta di poesie "Carciofi e altre forme di onanismo" a chiunque se li venga a prendere. Ho qualche problema sul necrologio, che vorrei fosse pubblicato solo sul Corriere, perchè fa più hardcore. Torno nelle calde acque del Mare Nostrum, che a oggi e nonostante le meduse e i tamarrani con l’acquascooter, sembra molto meglio del Mar Morto.

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