Frigor Mortis

Non mi aspetto molto dalla tecnologia, e allo stesso tempo la tecnologia non si aspetta molto da me. Tutte le speranze riposte da mio padre, che sognava un luminoso futuro per me  come ingegnere occhialuto infilato in qualche dubbio open space dell’hinterland, sono svanite quando, nei lontani anni 90, porto’ a casa un prezioso esemplare di PS1, allora il pc domestico piu’ avanzato di sempre. In verita’ l’oggetto mi interesso’ per quasi quattro minuti, ma poi ho preferito tornare a sedermi sul letto per sognare di essere un gestore di una pompa di benzina. Oggi non possiedo una pompa di benzina,  e a dire il vero mi sono appassionato molto di piu’ al filone ortofrutticolo: mi piacerebbe avere un orto, mi piacerebbe vendere prodotti pregiati, bio, slow, country, anche se dodici anni di nicotina mi impediscono di riconoscere la differenza di gusto tra una melanzana e una banana. Come il destino ha voluto, ho sposato una donna molto diversa da me, peculiarmente piu’ propensa ad accettare i miei difetti e a scambiare anche alcuni per pregi. Alcune cose però ci accomunano rendendo il nostro amore unico, come ad esempio l’amore incondizionato per il mare ma soprattutto la forte diffidenza per la tecnologia. Siamo utilizzatori minimi, dummies, principianti entusiasti dello scontato. Nerd alla rovescia. I nostri elettrodomestici ci appaiono piu’ come creature animate che come prestanti insiemi di circuiti e cavi. I manuali d’uso sono conservati come preziose miniature medievali. Scoprire tutte le funzioni del telecomando universale ha dato luogo a lunghi festeggiamenti. Io protendo per una strada di dialogo, e cerco di stabilire un rapporto con ognuno di essi, riconoscendo l’importanza del loro lavoro nella nostra economia famigliare. Parlo con la lavatrice, ed essa si comporta bene con me, dialogo con la lavastoviglie, ascoltando molte delle sue lamentele, accarezzo il tritarifiuti, coccolo il vecchio televisore.  Il frigo e’ diverso. Sornione, laccato, bombato, irriverente, fa il suo sporco lavoro mantenendo in temperatura la bresaola, il telefonino laddove dimenticato dentro e una buona serie di paccottiglia acquistata nel momento deficitario di calorie che va da novembre a gennaio (cioccolato, salse per formaggi, maionese, salsa rosa, lardo, strutto, grasso). Nel freezer campano da quasi due anni due branchi di orate del Pacifico, solidificate insieme al Grand Soleil e al mirto esploso due glaciazioni fa. Fin qui tutti d’accordo, esso e’una tecnologia amica. Qualcosa di utile per noi. Ma sono convinto da tempo, da molto prima di Italia 90, che il frigorifero abbia una sua vita di notte. E qualche tempo fa mi alzavo anche a controllare, trovando sempre lo stesso vecchio cassone nello stesso posto. Ieri sera, appena finito il giro prima di dormire (cinque controlli consecutivi alla serratura della porta, tre controlli alla finestra della cucina, due controlli alla serratura della porta, un ammiccante saluto alla trappola per camole nell’armadio, un controllo alla serratura della porta e poi il letto) ho sentito chiaramente dei borbottii provenire dal frigo. Fingendo di non sentire mi sono acquattato dietro la porta della cucina, ma non sono riuscito a percepire nient’altro che bisbigli. Sono sempre stato convinto della carboneria del frigo, dei suoi tentativi di destabilizzazione, come quando fece marcire i limoni che avevano solo due mesi e che si ridussero a penicillina in polvere, o come quando fece sciogliere il nasello e i piselli, tentando di avvelenarmi. Ma finalmente ne ho le prove. Devo solo stabilire chi sono le altre serpi in seno, chi complotta per destabilizzare l’ordine. Nel contempo, sempre piu’ fiero della diffidenza verso la tecnologia, predispongo il tutto per la guerra. Sono pronto al peggio, ma non so che ne sara’ di me. Se si alleano tutti la battaglia sara’ dura. Molti muoiono per imboscate da phon e attacchi frontali da ferro da stiro. Il lungo settembre di guerriglia e’ iniziato. Fratelli, pensatemi al fronte. Fortunatamente il rhum non va in frigo.

4 pensieri su “Frigor Mortis

  1. Ed eccoti novello Philip K. Dick domestico e anti-tecnologico, forse un po’ addirittura Paul DiFilippo.
    Invecchi e non esci più la sera, ma l’invecchiamento fa bene alla scrittura.

    :A:

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