Vigilare, aspettando il giudizio universale

In effetti ha pienamente ragione Checcuzzo, quando dall’alto dei suoi inguardabili pettorali rigonfi di amminoacidi ramificati e vene scoppiate, sorseggiando una salutare spremuta di pompelmo, quasi si commuove guardando il mare e sospira sussurrando il suo amore per questo tenero paesello. Camogli e’ un piccolo miracolo, una lunga storia di amore con il mare, un abbraccio di palazzi e acqua, una cartolina romantica di profumi, sapori e gente brunita dal sole. Come si puo’ negare il fascino della Liguria, che da generazioni ci strega con la sua poesia di cemento, acqua, cielo e focaccia al formaggio. C’e’ pure, sotto i portici davanti al porticciolo, una rhumeria. Un posto dove bere rhum, insomma. C’e’ la grande chiesa sul mare, c’e’ la poetica e rumorosa stazione dei treni, che vomita una continua processione di pazienti tedeschi e nervosi milanesi. Casa nostra sta dritta su per la collina, una piccola via crucis di scalini e salite per il mio menisco. Dalla finestra del soggiorno si vede un grande pino marittimo, un pezzo di mare che si confonde con il cielo e la piscina proprio sotto casa. Il silenzio, qua nei piani alti del borgo, e’ interrotto solo dal campanile della chiesa, rintocchi regolari che spezzano il mattino svegliando lentamente le membra abituate al confortante rumore di autobus e tangenziale. Mi piace il distacco malinconico della Liguria, mi ha fatto lentamente innamorare, perdonare il suo mare a volte sporco, perdonare i suoi prezzi, amare le sue salite. Non voglio assolutamente menzionare i settanta e passa euro di multa per un avventato parcheggio dopo due ore e mezza di affannosa ricerca. Perche’ io so, ne sono certo, che in ogni caso i vigili urbani non vanno in paradiso. E io l’ho visto, sudaticcio, con la camicia d’ordinanza slacciata, il pantalone blu che mi faceva caldo solo a guardarlo, il cappellino ridicolo e il blocchetto nella mano sinistra. Si, io l’ho visto, mentre facevo il settimo giro consecutivo dello splendido borgo, segnando il ventunesimo kilometro di salite, discese, rotonde e precedenze. Eppure, anche se l’ho visto, ho deciso che due ore per parcheggiare un autoveicolo, in qualsiasi paese del mondo, sono troppe. E poi, volendo ben guardare, ho parcheggiato talmente lontano, talmente in salita, talmente al sole, che il mio prezzo umano l’ho gia’ pagato. Dentro di me io lo so, i vigili non possono andare in paradiso.

Un pensiero su “Vigilare, aspettando il giudizio universale

  1. dolcezza…di episodi terribbbbili con vigili / esse frustrati /esse ne ho pieni zeppi i ricordi…e anche di focacce al formaggio slurppppp che obbiettivamente preferisco…

    ma a tia, cu spacchiu t’a fici fari?secondo me è il rhum che ti fa soffrire il caldo così, ma anche no visto che io ne bevo veramente poco ma il caldo lo soffro veramente tanto…
    tanti baci dalla mia terra natìa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...