Fiori nei cannoni

Mentre lasciavo che la mia pancia, in tutta la sua confortante integrita’, si arrostisse al sole caldo di Sori, ho preso alcune decisioni cardine per la mia vita. Decisioni a breve termine. Azioni correttive, direbbe Tremonti, ma a citare Tremonti e’ segno di grande sterilita’ intellettuale e solo alcuni se lo possono permettere. Cosa succederebbe agli uomini se i loro sogni fossero semplicemente raggiungibili? Invece nella domenica in piscina, messico e nuvole, mi sono fermato a pensare. Sara’ successo a molti. E’ morto Funari. E’ morta una delle poche ragioni per non sentirsi stupidi davanti alla tv. Mi leggo il coccodrillo di Michele Serra e quello di Aldo Grasso. E vorrei, come tutti, scrivere il mio. Invece rimango senza molto da dire. Sfogliando i necrologi sono felice di leggere la cosa migliore che Pinketts abbia scritto quest’anno. 

Ho deciso di scrivere un romanzo. Lo faro’ dal dodici al venti agosto. E’ una questione di principio. Sara’ un giallo, con molto noir e in fondo molto amore. Niente succede per caso, nemmeno la ristretta agenda che mi impongo. Alla stregua di Vargas. Lo faro’ nello scenario ligure,  propenso ad accogliere frattaglie intellettuali e a rimettere a posto animi disordinati. Poi, ovviamente, al mio ritorno a Milano, buttero’ via tutto, per la paura radicata di ritrovarmi per caso in uno scaffale di una qualsiasi Mondadori Multicenter di fianco alla Ventura e Tremonti. Oppure recensito al volo da un dissidente commesso Feltrinelli, che orgoglioso del suo nome, Ernesto, lo porta fieramente sul cartellino e di me dice che sono l’ennesimo frutto della cultura catto-comunista. 

Ieri sera ho visto due video di skate, ho assistito a una chat su msg, ho giocato alla Play e ho parlato di Punk in Drublic. Ho, per quasi due ore, avuto diciassette anni. Inutile aggiungere che il gap generazionale e’ qualcosa di decisamente pronunciato. Io che amavo scrivendo lettere su quaderni Monocromo, ascoltando il FunkyTarro e aspettando ore una telefonata al fisso, senza prefisso. Io che incidevo il suo nome sulla panchina di Piazza Umanitaria, e qualche anno dopo ci ho aggiunto sotto "Gran Puttana" e poi ho tentato di cancellarlo, e poi di riscriverci sotto "Mignotta". Nessun disco fisso ha la stessa memoria di una panchina dimenticata in una piazza nascosta del centro. Un buon posto per farci l’amore, un buon posto per scrivere, un buon posto per parlare.

consiglio interattivo: qui.  consiglio marketing: qui. consiglio lettura: n.d. blogghe del mese: qui.

3 pensieri su “Fiori nei cannoni

  1. Sì, invecchiare è orribile.
    Scrivere forse è anche peggio.

    Come al solito, ti leggo sempre, ma non so cosa dire. Sei malinconico tu, sono incazzato io, non so mai dove cazzo sei.

    Abbraccio, virile o meno fai tu.

    :A:

  2. Leggermi sempre e’ il primo sintomo di gravi carenze creative.
    Eppure ti ho suggerito, nella apposita sezione blogghe del mese, la risposta a grandi domande sull’uomo.

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