Rom in Rome

C’e’ un silenzio irreale, dalla finestra di legno entra un filo di sole, un caldo torrido e il rumore di qualche uccellino. Ci sono trentacinque gradi, secchi, immobili come il barbone che sta fisso davanti al Bar Trilussa da quando sono arrivato, nel suo cappotto nero, con gli anfibi slacciati e la barba da Cast Away con annesso allevamento di piccoli insetti. Il mio coinquilino e’ tedesco, silenzioso e passa gran parte del tempo al cellulare parlando sotto voce tra la cucina e il soggiorno, che poi sono una cosa sola. Mi ha solo detto di chiudere bene la finestra che se no entrano i topi, con un filo di disprezzo, non ho capito se verso i topi, verso gli italiani o verso la mia camicia fradicia. In lontananza si sentono le campane, un concerto di campane. Il taxista che mi ha portato qui da Termini ha passato tutto il tempo con la mano sinistra fuori dal finestrino, alternando dito medio con mignolo piu’ indice. Lavoro con il pc appoggiato sulla ringhiera del piccolo balconcino che da su un palazzo a mezzo metro di distanza. Ho fatto il viaggio con la sorella segreta di Ilary Blasi, mi sono dovuto trattenere dall’urlare Laif is nau e con un sottotenente con gli occhiali a specchio che coprivano tutta la faccia. Il sottotenente voleva amare la sorella di Ilary, cosi’ mi ha usato come ponte. Io volevo sfondare l’iPod fingendomi addormentato, ma nessuno crede che tu riesca a dormire sulla seconda classe Milano-Roma. Cosi’ mi sono ascoltato otto eroici racconti di naja, urlati al punto giusto per fare si che Ilary-sister potesse sentire. Lei poi e’ scesa, con eleganza, a Firenze, senza dimenticarsi di lanciare una breve occhiata al graduato, che poi fino a Roma e’ rimasto in un delirio di onnipotenza preoccupante. In tutto questo ho scoperto che il mio black berry, come la maggior parte degli oggetti che mi circondano, ha un’anima. Cinica, per giunta. Nel morboso viaggio di quattro ore, quando speravo segretamente che iniziasse a vibrare, non ha dato segni di vita, animandosi improvvisamente quando stavo per assaggiare le paginone del Corriere. Nella mia wishlist romana c’e’ una birra al Bir e Fud, che sta qua in zona dentro qualche budello, comprare il libro di Pulsatilla, telefonare a Pulsatilla, farmelo autografare da Pulsatilla e sventolarlo a tutti al mio rientro (poco fattibile visto che la nostra scrittrice e’ nelle puglie per vendere l’idea che e’ una scrittrice), stare in una chiesa per un’oretta, ascoltare il silenzio e sentire qualche risposta, incontrare due vecchi amici che si sono trasferiti a Roma, guardarmi il Marchese del Grillo, scrivere due ore e buttare tutto. Credo che il tutto sia fattibile entro notte, anche se con qualche scusa cerchero’ di rimanere qui ancora qualche giorno. Essere milanesi a Roma e’ come una seduta dallo psicologo, solo che e’ gratis.

Un pensiero su “Rom in Rome

  1. io il medio con il pollice e il mignolo non riesco a farlo, mi fa male l’anulare.
    dite la verità che ci avete provato un po’ tutti…
    l.s.

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