Acca Due O

L’acqua e’ l’elemento piu’ importante della mia vita. Sono addirittura di un segno d’acqua, il Toro. Mi sembra importante specificare che non tutti gli stadi in cui l’acqua si manifesta mi sono graditi. Ad esempio la neve, che mi repelle, o anche il vapore, che mi deprime. L’acqua mi piace liquida. Ecco. In tutto il sabato avro’ bevuto sei litri di liquido, tra cui un litro di naturale calda alle tre di pomeriggio, due litri di succo di pompelmo che incredibilmente conteneva pompelmo, e due damigiane di Muller Thurgau di differenti temperature, dal bollente al surgelato e un tentativo di caffe’ shakerato molto vicino al brodo di carne della Knorr. Ovviamente sudando il tutto non appena ingerito, con la camicia che era su misura quattro chili fa e che sembrava tatuata sulla pancia, con effetto Scottex umido. Normale gestione di un matrimonio d’estate, insomma. La Signora ballava a piedi nudi sul prato, con il suo abito che sventolava come una bandiera, che quando la vedo cosi’ vorrei risposarla subito, farla mia, portarla in viaggio di nozze tre settimane, anche nel capanno dietro il ristorante, ma sempre in viaggio di nozze. A casa nostra ci sono, stabili, 36 gradi. Quando accendi il condizionatore, riesci a toccare i 35,4 dopo almeno due ore di lavoro ininterrotto e conseguente bolletta milionaria. Ma il condizionatore non si puo’ tenere acceso, perche’ l’illuminato artigiano che ha fatto i lavori da noi lo ha messo di fianco al letto, che spara aria surgelata esattamente sulle scapole, che la mattina ti alzi con l’artrosi, l’osteoporosi e altre patologie tipiche dell’abuso di condizionatore. Optiamo quindi per una piu’ naturale areazione del locale, aprendo la finestra. Solo che da aprile a marzo a Milano non si muove un filo di vento. Sembra di essere al casello di Melegnano nei grandi giorni di esodo, con il caldo torrido e un milione di insetti che fanno ordinatamente la coda per entrare nella spaziosa camera da letto. Johnny, il mio ragno pulitore, ci ha abbandonato, probabilmente stanco di sfuggire alla minacciosa scopa con cui provavano a ucciderlo. Johnny mi pungeva saltuariamente, lasciando dei simpatici bozzi sui piedi, ma nel contempo si mangiava parecchie larve, batteri, scarafaggi, fenicotteri, mantidi religiose, che popolavano la camera. Johnny se leggi queste righe, ti prego di tornare. E poi arriva la tromba d’aria, con gli alberi che si piegano, i lampioni che traballano come le luci del Loola Palosa e i miei serramenti che fanno la stessa funzione di una tenda di lino, lasciando che tutta l’acqua invada pacificamente la cucina, seguendo percorsi strani, lasciando intendere che nemmeno il pavimento e’ in bolla. Alle due e mezza, dopo due ore di sudorazione continua e di silenziosa lotta con una zanzara, mi addormento sognando che l’operoso artigiano che ha reso possibile che nulla sia funzionante in casa mia, sia rimasto colpito dalla tromba d’aria, dimostrando che la giustizia divina e’ ancora meglio della Procura di Milano.
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