Partita Iva rimane solo Carla

Una delle mie colleghe ha la passione dei gatti. Ci sono gatti ovunque, sulla scrivania, di plastica tossica cinese, sul desktop, sul calendario, sulla mensola alle sue spalle. Prevalentemente siamesi, bianchi, con l’occhio sornione e il pelo lucido. E’ una cosa orrenda, come le faccine e i puntini con cui riempie le mail. Mangio prevalentemente insalatone dell’Autogrill, con due panini e una bottiglia di Panna, che costa come un litro di gasolio, ma inquina di meno. Dopo mangiato fumo sulla piazzola, davanti alla macchina. Una volta piove che sembra debba farlo tutto subito. Un’altra c’e’ il sole, quello malato che c’e’ solo in Triveneto, con la cappa di caldo e scarico di macchina e sul fondo della strada la Fata Morgana che dilata le distanze. Poi risalgo in macchina e riparto. Faccio il pieno tutti i giorni, ho gia’ vinto una ricarica telefonica, potrei procedere a gonfie vele verso la telecamera ultracompatta con solo 250 bollini e 129 euro, che la telecamera da sola ne costa 130. Grazie ai Tutor non supero mai i 130 e guardo con invidia le grosse station che sfrecciano a cento ottanta, cercando di capire il trucco. Faccio in modo di non perdermi nemmeno una coda, e pazientemente sfondo la rotellina del Blackberry in cerca di mail a cui rispondere. Ascolto Radio Deejay, tutto il palinsesto, ad eccezion fatta per Platinette e Fabio Volo, che sostituisco con grandi perle d’annata. Ho il vestito estivo, grigio scuro, tutto stropicciato sotto le cosce, vero segno distintivo dei cavalli da strada o, american, degli uomini sul field. Quando scendo la sera sento formicolare i piedi, e friggere dentro al cofano. Ho montato le barre sul tetto, mi basta guardarle per pensare che manca poco al mare, alla tavola e alla muta. Ho cenato in due regioni diverse in due giorni, ma non erano le stesse dove ho pranzato. Ho passato l’Appennino cinque volte, e ho letto tutti i numeri di cellulare che c’erano scritti nei cessi dell’Autogrill. Un silezioso esercito di ricchioni, armati di GSM, che abbandona il romanticismo e fa del grande marketing conciso e diretto: dimensioni dell’organo, pratica preferita, numero di telefono (talvolta con prefisso internazionale). I più giovani ci infilano anche l’età’, tra la pratica preferita e il telefono. Lascio sempre venti centesimi nel cestino all’uscita dei cessi, la mancia per aver prelevato dalle maniglie un po’ di batteri. Dormo appena posso, ovunque, in ogni situazione. Ma poi, quando sto per più di due ore in ufficio, e faccio la coda per la macchinetta del caffè, e ascolto i discorsi su Silvio e Alitalia, e mangio la pizza di gomma dell’unico bar nel raggio di due kilometri, fumo schierato davanti alle finestre a specchio insieme a tutti gli altri, che sembriamo davanti al plotone di esecuzione, poi dopo che vedo i gatti comparire ovunque in ufficio, sento forte il bisogno di tornare sull’autostrada, e fare la coda, e mangiare le insalatone, e dormire in macchina. Brinderò a voi, fratelli, da quel dei Ronchi, dove per qualche giorno pregherò per la mareggiata e spererò nel sole. Obbiettivi a breve termine, d’accordo, ma più che sufficienti. E poi in spiaggia di gatti non se ne vedono.

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