Il Mio Amico Sconfy

Fino a dodici, tredici anni, risolvevo il tutto con i Lego. I preziosi omini venivano costituiti parte civile nel processo, e attraverso un lungo pomeriggio in cui si consumavano terribili carneficine e faide sanguinose, si risolveva il tutto. Poi fu il tempo delle mele. O meglio delle pere. Causa somma di tutti i mali era la fidanzata di turno, sulla quale venivano lanciate colpe e gettate ombre. Ci fu anche un felice periodo in cui venivo scaricato con grande sportività; quale miglior scusa per abbandonarsi nel più totale Sconforto. Poi arrivò l’età matura, con il suo bagaglio di responsabilità. Insomma, quel periodo in cui ti devi fare la lavatrice da solo, e lo Sconforto davanti alla tua stupenda maglietta bianca, trasformata da un saggio lavaggio in una splendida t-shirt rosa xxsmall. Quel periodo in cui combatti amare battaglie con il conto in banca, prima lotte intestine con il portafoglio alla ricerca di un cinquecentolire o anche di un gettone, e poi l’amara scoperta degli eurocents e lo Sconforto nello scoprire che oltre che le patologie mortali hai ereditato anche il tuo ceto, medio più di una birra, precario più di un ponteggio, definitivo più di una rivoluzione. Insomma, in trent’anni ti sei fatto una certa esperienza con questo amico, lo Sconforto, che ti sa sorprendere come un’amante e ha lo stesso tempismo di un’attacco di diarrea durante un colloquio di lavoro. Sconfy è più intelligente della semplice depressione, più agile di un banale scazzo, più ragionevole di un abbattimento. Tu, dal basso della tua vita, prendi delle semplici contromisure. Quando sai che sta per arrivare, cerchi soluzioni creative. Funziona molto bene, alle prime avvisaglie, trasferirsi immediatamente nel reparto piccoli casalinghi di un qualsiasi centro commerciale, iniziando a tempestare di estenuanti domande sul frullatore a due marce la commessa. Insomma, punzecchiare chi, schiacciato negli ingranaggi del mondo, se la passa definitivamente peggio di te. Anche Sconfy rimane allibito dinnanzi alla pallida esistenza passata a descrivere le funzionalità di un trita carote con fare convincente e una busta paga pari a un pieno di benzina di un furgone. Ricordo ancora con piacere quando, compreso dagli inequivocabili segnali che ne anticipano l’arrivo, ho anticipato Sconfy con una mirabolante intervista a uno stupito cittadino tedesco che di lavoro puliva la banchina dei taxi in una Berlino completamente immersa dalla pioggia. Ma quando decide di passare a trovarti è una semplice questione di tempo. E tu, dall’alto di un cielo cobalto, finiti gli espedienti, accetti la sua visita con lo stesso ardore di una devitalizzazione dal dentista, ben sapendo che qui l’anestesia non è compresa nel prezzo.

"Pronto?"

"Ma sono tre giorni che ti cerco!"

"Ah, ciao Sconfy. Scusa ma adesso non posso proprio"

"Ah, non c’è problema. Aspetto"

"E ma così mi tieni la linea occupata. Aspetto una telefonata importante"

"Quale? Forse il consulente della banca per dirti che non sei più in rosso?"

"ah, magari…"

"Eh, altro che rosso… qui si fanno le sfumature del porpora… ah ah ah ahhh"

"Perchè parli con l’accento di Stanlio?"

"Ti da fastidio?"

"Beh, mi ha sempre fatto cagare".

"Appunto. Preferisci questo acento di uno che vuole cambiare il paese, cribbio!"

"Per carità".

"beviamo un caffè?"

"non posso berli".

"Ah già, ah ah ah ah ah"

"…"

"Ah proposito, ho visto i target del 2008… roba da pazzi"

"Come hai fatto a vederli?"

"Mi sono fatto un account aziendale: sconfy@ridentemultinazionale.com. Tu non mi tieni mai al corrente".

"Ma ce la farò"

"Beh, automotivarsi è per venditori di enciclopedie. Tu con la tua intelligenza sai che non ce la farai mai".

"In effetti…"

"Ma non voglio buttarti giù. Parliamo d’altro, hai visto che tempaccio?"

"…"

"Ah, a proposito ti piove ancora in macchina?"

"…"

"Eh, dai non ti buttare giù, tanto adesso ricominci a viaggiare. Bello vedere il mondo, no?"

"…"

"Adesso per andare in ufficio in California devi solo fare Milano-Francoforte-LA-San Jose, ventidue ore".

"…"

"Beh, almeno fai pranzo e cena sull’aereo, così riduci la nota spese, ah ah ah ah"

"…"

"sigaretta?"

"Ne ho già fumate quindici e sono le undici di mattina".

"Si, in effetti sono troppe. Facciamo per un caffè?"

"Ancora?"

"Ah già, ah ah ah, scusa, ah hhhhh ah aha ha".

"…"

"Beh, non ti buttare giù. Ammesso che tu riesca ancora a salire su una tavola da surf, questo week end potresti andare".

"Perchè non dovrei riuscire a salirci?"

"Boh, grasso come sei ti ci vorrebbe un fuoribordo, ah ah ah ah".

"…"

"Dai, guardiamo le previsioni".

"…"

"oh, danno piatta. Niente onde, che peccato. Beh, puoi sempre uscire in moto. Ah, no, danno pioggia".

"…"

"Senti adesso devo proprio andare. Ci vediamo questa sera, passo a trovarti".

"E ma questa sera sono impegnato".

"A fare cosa? Magari a scrivere, ma non mi dire. Ho letto l’ultimo racconto. E’ bello come il cielo di oggi".

"in effetti non mi sembrava niente di che".

"Sai cosa ti dico? Facciamo una cosa insieme. Che ne dici?"

"Tipo?"

"Tipo bere due litri di rhum fuori da un postaccio mentre fumiamo sigarette e pensiamo ai problemi irrisolvibili".

"Magari anche no".

"No no no no! Caro mio, quando ti vedo così non accetto discussioni. Eh no, in quanto tuo amico, mi spetta il dovere di aiutarti. Questa sera, una bella bevuta deprimente in solitaria. Ti passo a prendere quando esci dall’ufficio".

"… ho alternative?"

"No. E ti dirò di più, porto anche Scazzo e Paranoia, che è un casino che non ti vedono e volevano salutarti".

10 pensieri su “Il Mio Amico Sconfy

  1. Franz sono ancora Ale Bianchi, se mi dai il permesso posso sottoporre qualche tuo scritto alla giornalista, scrittrice e umorista Vigliero. La conosci ? fammi sapere. TU DEVI scrivere Franz. DEVI DEVI DEVI

  2. #1
    grazie. L’inchinarsi potrebbe portare a brutti colpi, ma è sempre un gesto apprezzato.

    #2
    I. mia cara, si dice convincersi a scrivere, non di scrivere.

    #3&4

    Il Bianchi inchinato è sempre ottimo.
    Di Vigliero conoscevo una grande pasticceria vicino a Genova, oppure la Placida Signora splinderiana che credo si chiami Mitì.
    Comunque hai la mia grande approvazione per fare push. Anzi!

    Sognavo sempre di avere stato il giornalista un giorno!
    E poi se lo fa Feltri.

  3. bere e fumare sigarette insieme a quella cricca lì è capitato anche a me…solo che al rhum ho sempre preferito il vino rosso…ma il risultato, il mattino seguente, non credo cambi di molto…

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