Uè Cazzofiga dove sei stato, a Kurma?

Andiamo con ordine. Oggi sono molto moderno, molto impegnato, molto proiettato. Merito di una sospetta influenza, sospetta perchè colse parallelamente il Teo, l’Ambasciatore, Pettone, Renation e altri amici, tutti reduci dalla medesima serata in cui con ogni probabilità ci hanno servito rhum e batteri. Dopo molti fazzoletti, nemmeno una doccia e numerosi foruncoli derivati dal saggio uso del paracetamolo (che ultimamente da queste parti si acquista a bancali e si scioglie direttamente negli alimenti), mi sono trovato nella condizione straordinaria di un simpatico, grassoccio, pallido e unto sopravvissuto. Per migliorare la mia condizione ho investito una cifra importante in una centro abbronzatura. In seguito ho scoperto di non possedere più alcuna camicia, nemmeno quelle a grandi righe verticali azzurre da rappresentante di legna da ardere che mi sono comprato in uggiose giornate in cui per smaltire i postumi di un forte uso di rhum usavo camminare nei centri commerciali di provincia. Si aggiunga che, per via delle temperature tropicali e delle politiche di risparmio energetico della Ridente Multinazionale, il lunedì mattina la temperatura oscilla tra lo zero assoluto e i meno quattro, costringendo il fantozziano esercito ad indossare tutto quello che può rivelarsi coprente, faldoni d’archivio compresi. E proprio l’unione di questi tre piccoli elementi che mi ha portato ad essere l’Uomo Trendy che l’azienda da tempo cercava. La lampada ha cambiato il colore della mia pelle da bianco-giallo a arancione fluorescente, con potente sottolineatura delle rughe d’espressione. La consistenza della mia pelle è quella della Carta Forno Domopak, pertanto sono paralizzato in un mezzo sorriso compiacente che in verità è frutto di una emiparesi dei muscoli facciali corrosi.  La camicia bianca d’alta ordinanza, ovvero quel pezzo di pregiata manifattura che utilizzo per battesimi, matrimoni e altre rotture di coglioni, aderisce perfettamente alla mia figura, lasciando uscire solo la lampadina arancione con sopra i capelli. Poi c’è la pashmina del pendolare, ovvero quel pezzo di stoffa che usi nel pezzo casa-macchina-ufficio, sperando sempre che nessuno ti osservi con troppa attenzione. Un feticcio gay estivo degno gadget di un fan club di Platinette, che ho dovuto tenere al collo per evitare che le temperature antartiche mi uccidessero. Si aggiunga che il capello, dopo aver riscoperto lo shampoo, è settato su Giovanni Allevi, o più precisamente sul figlio di Allevi e del cantante dei Tokio Hotel. E se di solito nessuno usa salutare, durante le veloci manovre del lunedì tra Gazzetta e macchinetta del caffè, stamane il mio look da incidente ferroviario, è stato scambiato per un più professionale travestimento da Yes Man. E tu non sai quante porte ti si possono aprire grazie a una lampada e a una pashmina gialla. E tu non sai quali orizzonti si celino dietro al presente finchè, grazie al tuo nuovo look non puoi essere ammesso nella ristretta cerchia di rampanti che discutono del passato week end.

"Bah, io Pila, ma non ci torno più. A parte che non c’è neve, ma poi il Subaro mi spenna vivo".

"Perchè non vieni da me a Sciampo? Andiamo su insieme, così risparmiamo"

"Ma tu non hai la Mini? Dove mi metti, in quella scatolina, barbone?"

"Ma no, se andiamo insieme prendo il Volvo".

"Cazzo ragazzi, ero su una nera ieri che toglieva il fiato. Roba da Gigante. Uè guarda come siamo abbronzati…. Dove sei stato?"

"Azz, e poi appena prendiamo un filo di colore ci mettiamo anche la sciarpetta in tinta. Ragazzi, qui è alta moda. Troppo figo mettersi la camicia bianca appena prendi un po’ di colore, vero?"

"Eh, qui il nostro ragazzo sta facendo carriera…"

Ora non ho tempo di andare avanti, perchè sono stato invitato al caffè delle 14.30, quello dove si pianificano le partite di calcetto della settimana e il "ristorantino di pesce" che è "di rigore" dopo il calcetto, e che deve essere forzatamente allocato tra Brera e Corso Garibaldi, dove poter parcheggiare la smart (della moglie) di traverso sull’angolo di un incrocio, proprio dentro il semaforo.

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