Arrosti, cravatte e collant – teologia del pandant

Una delle ricorrenze più importanti della liturgia laica del capitalismo moderno è la Cena di Natale Aziendale. Solitamente questo momento liturgico avviene poco prima del Natale stesso, nella settimana che precede la chiusura, in una serata tra il mercoledì, il giovedì e il venerdì. La differenza tra i tre giorni è presto spiegata: la data principe è il giovedì, perchè il venerdì prima delle ferie nessun dipendente verrebbe mai a cena, e mercoledì è troppo in mezzo alla settimana e corromperebbe lo spirito dei lavoratori. Lo scalino successivo è il mercoledì, principalmente perchè il giovedì non c’era posto. L’ultima spiaggia è il venerdì, anche se c’è la certezza che la cena vada deserta. I luoghi devono possedere due prerogative: essere capaci di offrire una cena di mediocre qualità e tollerare variazioni dell’orario di chiusura dovute a dirigenti molesti, ubriacati a colpi di prosecco e nero d’Avola. Una delle ragioni principali per cui una Azienda è disposta a spendere cifre importanti per far mangiare i suoi dipendenti risiede nella forte volontà di manifestare senso di squadra e benessere diffuso. L’occasione vede protagonisti alcuni personaggi tipici del teatro di borgata, fino a poco prima del carpaccio di salmone scambiati per perfetti idioti, impegati mansueti, ma grazie allo straordinario potere del Prosecco capaci di performance impensabili. Va in onda anche l’occhiata languida, con la quale colleghi di sesso differente, ma anche colleghi del medesimo sesso, o così sembra, si comunicano il reciproco desiderio di un frettoloso amplesso nel parcheggio sul retro del ristorante, a lume di lampione. Si consuma anche la tragedia delle premiazioni, fantozzianamente spalmate nel ristretto spazio tra il carrello dei bolliti e il panettone con la crema calda. Attestati di merito e elettrodomestici cinesi vengono distribuiti ai meritevoli, agli anziani e a quelli che hanno fatto qualche cosa di straordinario ( anche se la cosa più straordinaria, che è il quotidiano presentarsi alla scrivania, non viene considerata tale, anzi è richiesta d’obbligo). Arrivisti e carrieristi danno il massimo per sedere di fianco ai dirigenti, che danno il massimo per stare seduti vicino alle stagiste giovani, che fanno il possibile per stare sedute vicino alle segretarie, che si ammazzano per sedere di fianco ai carrieristi e agli arrivisti. Il cerchio si chiude perfettamente e solo i ritardatari rischiano di finire nei tavoli dove siedono emarginati, polemici e sindacalisti. Nel dopocena, insolitamente confortati dall’ottimismo respirato, in molti si lasciano andare in pericolose confidenze, barcollanti ricordi di univerisità e primi anni di lavoro, consigli ai più giiovani, frecciatine ai più vecchi, chiare richieste di aumento, biascicate nell’orecchio del responsabile gerarichico, troppo impegnato nel simulare un cavallo azzoppato da un ostacolo mentre balla la baciata divorando con gli occhi l’animatrice che impartisce ordini da Valtur nel microfono troppo alto. Con Disco Inferno si chiude il momento sociale, e tutti si concentrano sulle reali possibilità di finire la serata risultando brillanti, capaci, leader. Tormentate danze della pioggia, intervallate da sigarette in camicia nel cortile del ristorante, compromettono interi uffici, polmoniti e sciatiche sono il flagello di questo popolo. Il repertorio musicale è quello di una vita: picchi e ovazioni si registrano su Io Vagabondo e su Gianna e i Beach Boys vengono usati come Carbonella per riattizzare gli spiriti stanchi. Tra un "abababa babaduens" e un "evribadi les sorfiiiin" le ore si fanno piccole come le palpebre dei meno giovani, che resistono per dimostrare di non essere anziani, con la prostata a scoppio e la palpebra gravitazionale. Due scuole di pensiero, da me praticate in tempi e modi differenti, animano lo spirito delle prime linee: infradiciarsi di alcool, mixando tutto con tutto, evitando tassativamente l’acqua e ingollando interi vassoi di aperitivi. Oppure una monastica e irriducibile acqua Panna, per poter osservare il mondo mentre affonda. Il trenino ("brigiii de bardoooo bardooo – a e i o u, ipsilonne") dura almeno quattro brani, e solo la Canzone del Sole, distoglie le umide mani dai fianchi del malcapitato davanti. Assolutamente da evitare, per lui, la cravatta simpatica con motivi invernali, anche se tua moglie tanto la caldeggia (perforza, così è sicura della tua involontaria fedeltà. Cravatte con Babbo Natale, queste moderne cinture di castità). Assolutamente da evitare per lei, il sandalo con tacco 11, con cucitura del collant in vista sopra le dita dei piedi. Molto caldeggiato, per lui, spolverare al tavolo aneddoti su figli e viaggi di lavoro. Un padre di famiglia che si da all’azienda è il condimento di ogni insalata aziendale. Molto consigliato per lei un discorso allusivo su un passato, neanche troppo remoto, dove costumi libertini e notti folli facevano la parte del leone nel planning settimanale. L’allusione arrapa il capo alticcio più della reale possibilità, un po’ come il vedo non vedo. Consigliato ai più intelligenti, il defilarsi lentamente verso il quarto trenino, poco dopo la Lambada, ma mai prima dell’inizio del Conto alla Rovescia del finto capodanno. Alcuni consigli pratici per il day after: uso massiccio di dentifricio, da ingerire in continuazione come fosse latte condensato. Fingere grande operatività, maneggiando plichi e faldoni. Rumoreggiare sulla tastiera come se si stesse scrivendo fitto fitto (attenzione, ogni tasto ha la sua musica: qwioqwj è molto diverso da cmanmcxlo) e guardare con riprovazione coloro che ricordano ridendo la caduta del dirigente scivolato sul tovagliolo del collega. Evitare inoltre di assumere alcunchè per il mal di testa: non si tratta di emicrania ma di depressione. Inoltre iniziare da subito la stesura dei buoni propositi professionali per l’anno prossimo (mi impegnerò di più, dopottutto l’arrosto era buono. Cercherò di essere più ordinato/a. Mi hanno rotto, adesso scrivo un curriculum della madonna, e lo mando a tutto Monster.it. Voglio cambiare vita, voglio vivere al mare/ in Spagna/ in Brasile/ al caldo in generale). Come per i buoni propositi di capodanno e per le bugie in generale, anche i buoni pensierini professionali hanno le gambe troppo corte per riuscire a starci dietro. Perchè si vive solo correndo.

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