Non tutti gli americani vengono per nuocere

Alla fine di un lungo viaggio si è soliti trarre un bilancio, ma tornare dall’america con un bilancio sarebbe alquanto inopportuno. Torno per una lunga serie di motivi, tra cui la prossima scadenza del mio permesso di soggiorno, la fine dei soldi, euro, dollari e dobloni sapientemente spesi in hot dog e mele candite e biglietti del metrò. Andare via da New York è assai difficoltoso, trattandosi di una cittadella alquanto graziosa e piena di indigeni simpatici. Nella mia ricerca della felicità, ho scoperto un capitolo davvero importante: sembrerebbe impossibile essere felici senza essere neri. Sembra che le due cose siano fortemente collegate, ma solo qui nelle americhe, dove si può vivere ai margini del capitalismo ma possedere un iPhone che sollecitato con il solo tocco delle dita produce musica, mail, calcoli, indirizzi e quant’altro. Il clitoride digitale sembra essere uno dei gadget preferiti, insieme alle preziose magliette A&F e ai profumi italiani. Io invece vorrei portarmi a casa un americano bianco, così per souvenir. Sempre entusiasta, pragmatico, sfrontatamente fiducioso e capitalista, è ideale per rallegrare le uggiose serate milanesi. Non so se riuscirò a farlo, posto che nella valigia ci sta giusto giusto una scatola di cerini di Malone & Porcelli, per ricordare l’indimenticabile purea scondita passata per mashed potatoes. Tornerò, me lo riprometto. Devo ritornare al Guggheneim, devo rifare Harlem, respirando la precaria povertà, devo rifesteggiare l’hannouka insieme ai rabbini bancari, devo risentire l’odore di piscio a Grand Central, e poi per carità devo passeggiare insieme agli ignari italiani per la 5th, comprando un sacco di roba e accendendo ceri sperando negli addetti bagagli di Malpensa. Voglio tornare qui, perchè sembra che ci siano un sacco di risposte alle mie domande. E tante volte scoprire le risposte è molto peggio che tenersi le domande.

Qualcuno brindi mentre io confido nelle Aviolinee Italiane. Mentre cerco di leggere Miller in inglese, mentre cerco di respirare ancora l’ultima boccata newyorkese. Tutti da New York tornano entusiasti. Qualcuno per un piumino a basso costo, qualcuno per un paio di scarpe pagate nulla, qualcuno per un paio di musei, qualcuno perchè almeno ha trovato l’origine di tutto. E, ancora una volta, forse non è un bene.

 

3 pensieri su “Non tutti gli americani vengono per nuocere

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