Stronzo chi legge

Si consideri il testo che segue, per i ragionamenti che contiene e per la logica che ha intrinseca, adatto ad un pubblico che beve quantità di rhum superiori alle stronzate che dice in un giorno ( supposto che una stronzata possa pesare quanto un bicchiere di rhum piccolo). Gli altri vadano in siti più adatti alle loro membra come questo.

Ieri sera, colpevole il primo maledettissimo caldo, mi sono abbandonato sul letto frastornato e molto stanco sperando nella comparsa di tre cose: un alito di vento, un condizionatore sopra il letto, un filippino con palma pronto a sventolare per tutta la notte. Assorto in un inizio di delirio ho lasciato che il sonno prendesse il sopravvento fino al momento in cui, aprendo gli occhi, ho costatato con sorpresa di non essere solo nella stanza. Ai piedi del mio letto, eretto nella sua possente figura, si scagliava Pierino C., detto Pipì, al secolo mio nonno paterno. In grande forma, con una professionale canotta associata a bermudino bianco attillato e zoccolo Dr. Schulz, il mio famoso avo mi guardava dritto negli occhi con una faccia severa. Non ho avuto modo di conoscerlo a fondo, ma le sue gesta sono famose e tramandate nella nostra famiglia con un non so chè di epico. Cocchiere prima, camionista negli anni in cui il cavallo stava smettendo di tirare, mio nonno non si è mai tirato indietro davanti alla vita, che a ben vedere gli ha riservato un trattamento quantomeno stronzo. Si è sciroppato due guerre mondiali, da popolano, una dittatura non proprio cordiale con quelli come lui, un tentativo di deportazione, un infartino e il totale declino dei camion monocilindrici. Con il suo perfetto e ostinato stile low profile, il mio avo è sopravvissuto a un Duce, tre parroci, una dozzina di sindaci, una pallottola, due chirurghi, una serie di parenti sciroccati, due diagnosi sbagliate, morendo poi per l’unica diagnosi giusta. Al mondo ha lasciato una fitta rete di memorie sulle sue peripezie, un figlio a cui ha donato diverse cose, tra cui le calvizie e l’infartino di mezza stagione, una figlia ben sposata, un casolare con terra annessa, una vespa 190 GS e qualche tassa non pagata. E’ morto nel 82′ , senza fare in tempo a vedere l’Italia vincere i Mondiali, apparendo poi in sogno con discreta regolarità a suo figlio, mio padre, che non credendo nella numerologia non ha mai sfruttato l’occasione. Di quello che lui e mio padre si dicano durante le  sue improvvisate nessuno sa con precisione. Ha avuto anche la correttezza di apparire in sogno a mia nonna, sua moglie, la notte prima che lei morisse, alla veneranda età di 98 anni, annunciandole "che la stava aspettando". Le sue apparizioni non sono legate ad eventi particolari, e non ne consegue necessariamente nulla. Sono "capatine", che solitamente vengono poi raccontate durante il pranzo della domenica, occasione ideale per rispolverare qualche "must del Nonno".  Eccone una breve selezione, su cui ho cercato di documentarmi. La veridicità è abbastanza alta, anche se in famiglia siamo dei gran narratori.

1. Al primo posto "il Nonno e la cassapanca": durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il prode vecchio nascondeva i figli e la moglie nell’armadio per poi incunearsi nella grande cassapanca di mogano nella corte della casa di Cantù. Elemento di rilievo è il fatto che si chiudeva nella cassapanca con la sigaretta accesa ed un coltello.

2. Secondo ma per poco "il Nonno per il sociale": evento con numerosi testimoni e una medaglia della Repubblica che ne assicurano la veridicità ( anche se tra il 46 e il 50 saranno state date 290.00 medaglie, per motivi più o meno giusti). Il nonno, allora autista e pilota di un poderoso OM Marziale, furgonato a 4 marce, con il quale si arrampicava per l’Italia per consegnare botti di vino, era solito nascondere nelle botti vuote degli ebrei, per poi scaricarli in zone più sicure. Questa sua deportazione al contrario non gli ha fruttato un gran chè economicamente, ma il piccolo Schinder della Brianza ha fatto del suo.

3. "Le pere della moglie del Maresciallo": evento avventuo a Frassinoro, comune infilato tra i colli emiliani, terra natia della mia famiglia, noto per la Trattoria di Zio Attilio, (zio di mio padre) e per essere già semi deserto all’inizio del secolo. Durante l’estate ( una estate imprecisata, la cui collocazione slitta parimenti allo scorrere degli anni di mio padre e di mia zia, testimoni) mio Padre, mia Zia e il suo futuro marito Alfeo decidono di rubare delle pere dall’albero della proprietà del Maresciallo di Frassinoro. Che in famiglia non si sia capaci di fare male a una mosca lo si sa da parecchio, infatti i tre vennero pizzicati dalla moglie del maresciallo che optando per la linea morbida li diede in pasto a mia nonna, la quale si limito a picchiarli, cazziarli, metterli in castigo e a praticare altre torture. Al suo ritorno a casa, il Nonno chiese il motivo del clima mesto. La nonna spiego che i tre avevano tentato di prendere le pere della moglie del maresciallo. Il Nonno, in gran forma, comunicò che le pere della moglie del maresciallo avevano un gran perchè anche per lui, seppure quelle della nonna erano appena più belline.

E la storia mitologica del Nonno potrebbe andare avanti per molto. Siamo una famiglia con una radicata tradizione, e amiamo raccontare a chiunque l’Epopea dei C., ma qui mi fermo per pietà.

Sicchè, nel dormiveglia, con il Nonno davanti, avrei voluto dire un sacco di cose. Ad esempio che ero piacevolmente sorpreso della sua venuta, perchè io solitamente sogno il ramo parmigiano della famiglia, e ad esclusione dello Zio Attilio (morto suicida sulla spiaggia di Genova dopo aver appreso dello scioglimento del Partito) lui era il secondo C. E poi avrei anche voluto anche qualche consiglio, e perchè no un paio di numeri del lotto. Ma il Nonno, lapidario e solenne, si è avvicinato al cuscino con due passi, guardandomi dritto negli occhi e incrociando i polsi dietro la schiena. Si è fermato a venti centimetri dalla mia faccia, ha sospirato profondamente, e ha fatto per iniziare a parlare. Io, immobile in attesa di un suo messaggio, numeri del lotto, previsioni di morte, consigli di vita, suggerimenti sul futuro o quant’altro, lo fissavo in attesa. Dopo un secondo sospiro, molto più profondo, il nonno ha chinato la testa, lasciando i suoi occhi sui miei, e mi ha detto una cosa che non dimenticherò facilmente. Una di quelle cose che lasciano di stucco. Si è girato ed è sparito attraverso il muro vicino alla finestra. Una frase che non mi ha lasciato dormire, un pensiero che mi farà riflettere per anni, un motivo di vita, una frase criptata. Che cosa mi ha detto? Nulla, semplicemente:

 

"non fare lo stronzo"

Ed è la prima volta che manifesta anche il dono della sintesi.

 

 

6 pensieri su “Stronzo chi legge

  1. è tristemente noto che tu scriva molto meglio di quanto tu faccia l’amore… da qui suppongo che sia Ira che abbia dei dubbi…

  2. ma perchè dovete vedere quello che non c’è?!?! non fare lo stronzo, ovvero: compra il vespino a ira, e non ti comprare la moto. no pis?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...