Niente da capire

Protesi di un racconto, che forse avrà anche una fine, sicuramente ha un’ottimo inizio. Racconto che nasce su un tavolo di un locale, ad una strana festa di addio, per un amico che salutava i suoi legamenti brindando con rhum e modelle. Racconto che dovrà essere dedicato a qualcuno, ma che in verità stravede per rimanere sospeso.

Lui adesso vive lontano, e ha smesso di chiedere in giro di lei.  In verità ha smesso di fare molte cose. Se ne va in giro con un cappello bianco di paglia, che ricorda tanto il mare. Il cappello è pieno zeppo di ricordi, e forse è per questo che la sera, quando lo toglie, deve innaffiare il cuscino con molto wisky. "tu saresti perfetta per me" le aveva detto, poco prima di vederla partire. E non aveva nemmeno fatto in tempo a chiederle perdono.  Teneva una foto, bianco e nero, in cui si vedeva lei sorridere mentre lui le annusava il collo. Quella foto era l’unica cosa a colori della sua vita, adesso. Pezzi di chiacchere, parole sussurrate, sorrisi e mani che scivolano veloci per trovarsi. Roma, Milano, Barcellona. Di Roma ricordava la stanza piccola e gelata, in centro. Nel centro del centro del mondo. E ricordava lei sotto il sole di gennaio. Lei era come Roma. Di Milano portava la tristezza negli occhi. "due come noi non dovrebbero lasciarsi mai" le aveva detto davanti alla stazione. E sembrava che la pioggia fitta e il cielo nero fossero perfettamente daccordo. A Barcellona si può correre in macchina, e lo avevano fatto per parecchio tempo, prima che lui si dimenticasse di chiederle perdono. Era il 1997, anno di merda a ben vedere. Era stato costretto a vederla partire. E poi a smettere di aspettarla. Certe volte è difficile che torni una sensazione.  Per questo si era sempre più convinto che non poteva più esserci nulla dopo gli anni 90. Adesso, sul cuscino macchiato di wisky, c’è il cappello. Ci vuole poco per far cambiare le cose. Ci vuole poco per ritrovare un profumo su una vecchia foto. Fino al momento in cui capì che non c’era nulla da capire. Precipitare era diventato l’unico modo per non pensarci troppo. Solo che il cuscino non era un paracadute. E la cosa più vicina a precipitarsi era la sua moto, costruita molto prima degli anni 90, comprata in una cantina piena zeppa di muffa e buio. Le aveva dato il suo nome. E accarezzare l’acceleratore, sulla statale, era come annusarle il collo. Per questo aveva anche smesso di portare il cappello bianco, sostituito da un casco talmente fuori moda da sembrare di classe. E accellerava il più possibile, sentendo i cilindri scuotere il ferro sotto il suo culo. Era la cosa più vicina a un suo bacio, con la stessa senzazione che tutto fosse risolto. Frenando la sentiva ridere, come rideva lei davanti al vino. Bruciava chilometri e gomme, per statali pensate decisamente prima degli anni 90, arrivando in posti  dove si sarebbe aspettato di trovarla. E qualche volta si illudeva di vederla, come quella volta in cui si fermò in mezzo al niente, sotto un cielo di giugno pieno e caldo, in una trattoria rovinata dal tempo. Scendendo dalla moto la vide, seduta sotto la veranda. E non era lei solo per il colore dei capelli. Sono le forme delle cose fatte prima degli anni novanta che sono diverse da tutto il resto. E’ il modo di usarle, il trucco per farle funzionare, il passaparola per non romperle, che lo drogava.  Non per entrare nel merito del motore, ma farlo girare era come parlare con lei. Senza voler pensare che la pelle della sella a volte sembrava morbida come il suo seno. E solo lui sapeva cosa volesse dire correre su quella statale. Faceva pensare quando non tornava per sera. Ma solo lui sapeva di doversi fermare quando il cuore era in riserva.  Forse è stato un errore non chiedere perdono, un errore più grande dell’errore per cui bisognava chidedere scusa.   Forse per quello aveva toccato il fondo. Per quelli che provano ad amare non è certo una novità. E non sarà l’unico che piange davanti ad un fanale rotto. Di questo ne sono davvero sicuro.

Ho anche pensato che forse non è chiarissimo, cara Silvia, il motivo per cui considero povere tutte le cose fatte dopo gli anni 90. E, tornando a noi, la ragione per cui ritrovo in questa foto un pezzo di anni 50. Tutta lei ricorda il passato. Per questo è la più bella. Senza nemmeno che un piede possa incontrare l’altro. Ma so che ogni tanto non riesco a spiegarmi bene. L’unica cosa che posso fare è portarti sulla vespa. Li sicuramente capirai.

 

11 pensieri su “Niente da capire

  1. X la Signora: la giovin commentatrice che scrive per prima ha nel suo blog esplicite citazioni a Paris Hilton, il tuo idolo. Ti consiglio di andare a vederlo. E ti consiglio anche di prenderti tutte le responsabilità di avere come idolo P.H.
    Tutte….

  2. amici, questa settimana sono più in anticipo del solito…
    venerdì sera festa di compleanno della chiara al deseo (corso sempione) siete tutti invitati. però entro giovedì dovete dirmi chi viene e chi no. mi raccomando…
    l.s.

  3. Ciao a tutti…ira vi ha già anticipato della mia festa ma volevo invitarvi personalmente…
    VENERDI’16, DESEO – CORSO SEMPIONE n. 8…
    inizio ore 20.30 con aperitivo…in alternativa dopo cena per la torta!
    Avrei bisogno di sapere il numero di persone almeno per l’aperitivo!
    LaChiara

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