I tre Tenori: Pavarotti, il Tenore di Vita e Moggi

Si consenta al presente di:

1) scrivere sporadicamente e a scatti sul suo blog. Le ragioni, per evitare di tediarvi inutilmente, verranno raccolte in un prossimo libro dal titolo: " Mettere su casa è un Trip".

2) di esporre alcuni dubbi esistenziali che corrucciano e lasciano poco da dormire, nel seguente post, che arriva dopo l’ennesimo torpiloquio dell’Ignorante il cui senso verrà raccolto nel tomo dal titolo: " Volevo essere palestrato, ma visto che non lo sono li odio".

IL PROCACCIATORE DI MUTUI:

Alto, discretamente tozzo, decisamente lampadato, si presenta esibendomi gemelli e Rolex in primo piano, come se fossero un lasciapassare per raggiungere la mia fiducia. Non sa che sono uno dei fautori della legge universale: " Se indossa un Rolex ho ha fatto un danno o presto ne farà". Mi sorride, gli sorrido e lo avviso che ho in mio possesso solo un quarto d’ora. Anche lui mi dice di essere impegnato, follemente impegnato. Ma io non dicevo per dire. Ho davvero un quarto d’ora. Mi stupisce usando maliziosamente tutti i termini più impegnativi che conosce, alcuni anche inventandoli. Nel suo sguardo c’è fiducia nel futuro. Nel mio il vuoto più assoluto. Al sesto minuto ho già deciso di non dargli più retta. Al settimo tronco, con un energico: "scusa, ma si è fatto tardi, ho un appuntamento con un cliente". Lui ci rimane, ma recupera subito con un: " E, ci sentiamo appena hai parlato con la tua donna. Tanto basta che le spieghi un po’ sul vago, i soldi li maneggiamo sempre noi. Poi tra venditori ci capiamo". Ammicca e procede spedito verso la sua Smart. Appena salito sulla Poderosa, spezzetto il suo biglietto da visita per ottenere una trentina di filtrini. Penso, dopo il diciottesimo colloquio per avere un mutuo, che mi rivolgerò alla banca con il nome più divertente. Prima in classifica la Banca Sella. Se poi entrando il venditore mi accoglie con un "Siamo a cavallo" sposo lui al posto della Signora.

IL FRANZ E LA MEDICINA

Mi presento, come scritto, alle ore 07.40, lievemente assonnato. Aspetto il mio turno. Dopo un quarto d’ora riesco ad avere la mia prenotazione, e mi dirigo spedito verso lo Studio Del Professorone. il Professorone viene in questo ambulatorio confinante con la fine della civiltà solo perchè si sente in dovere di farlo. E non lo biasimo: la platea che mi affianca è composta da un simpatico esercito di vecchiette barbute, pakistane e filippini con le nike lucide. La visita dura due minuti e mezzo, mi prescrive 2 pastiglie e 1 pomata e scarabocchia su un foglio la diagnosi. Essendo mattino presto, non ascolto nulla, e non riesco a intepretare il foglio. Rimane quindi un mistero della medicina che cosa mi abbia diagnosticato. 

IL CORSO DELL’AMORE:

Il corso dell’amore si tiene tutti i mercoledì sera in un oratorio sperduto al confine con Ponte Lambro. Lo tiene il parroco, e la sua finalità è quella di ottenere il minimo danno con un piccolo sforzo: in pratica cerca di capire se il suo pubblico è veramente deciso a sposarsi. Il nostro parroco svolazza allegro sulla Bibbia, riportando passi a memoria, con la certezza che tra i suoi ascoltatori nessuno lo contraddica. Ci lascia poi in mano ad una coppia navigata, che ci spiega alcuni segreti per la piena realizzazione della coppia. Dato che contraddire è caldamente sconsigliato, tutti desiderano andare a casa il prima possibile, e gli argomenti sono spesso gli stessi, l’auditorio si è alleato e fornisce dettagliate risposte perfettamente in linea con gli insegnamenti della chiesa. Ad esempio ieri sera l’argomento era il sesso. Serata piccante all’insegna della castità. L’auditorio si è quindi profuso in una lunga serie di risposte perfettamente in linea con le ultime encicliche di Spruzzingher, e la coppia formatrice è stata parecchio soddisfatta. Con il beneplacito dell’ipocrisia dovuta alla stanchezza.

Insomma, che ci vuoi fare, qui si corre. Perlomeno si corre per costruire. Ci si fa una cul(tura) notturna sul marketing, ci si fa un cul(o) sulle vendite di giorno, e nei momenti liberi si delibera insieme alla consorte a riguardo di porte e di ante battenti. Quando tutti questi elementi si mettono a remare contro, l’effetto è anche chiamato "occhio pallido". E’ quindi normale che io dorma poco, e male. Penso di essere in grado di reggere ancora due o tre settimane. Per favore ricordatevi di seppellirmi con questa lista di cose: 1 pacchetto di sigarette. 1 disco tra i miei. 11 libri ( la lista è appesa in camera). E non dimenticatevi di mettermi la cravatta arancione… che in paradiso mi riciclo come agente immobiliare.

Post Scriptum della Prefettura di Roma:

Gentile Sig. Franz,

apprendiamo solo oggi della sua prematura scomparsa, e ce ne dispiaciamo. Condoglianze vivissime alla sua famiglia. La documentazione inerente al fascicolo di intercettazioni telefoniche ed ambientali chiamata "occhio pallido" ci ha portato alla conclusione che lei, fosse sopravvissuto, sarebbe stato un caso più unico che raro. Qui di seguito riportiamo una breve parte delle intercettazioni:

Operaio: Pronto

Moggi: Ciao sono Luciano

O: Oh, ciao Luciano. Dimmi tutto

M: senti, ascoltami bene. Ti ricordi quel ragazzo che deve mettere a posto la casa?

O: chi? il Franz?

M:esatto. Lui. Beh mi raccomando, fallo impazzire. Fagli casino. OK?

O: Va beh, dai ci provo. Ma cosa ci guadagno?

M: i biglietti per Juve-San Pier d’Arena, per l’anno prossimo.

2

Dottore: Pronto

Moggi: Ciao sono Luciano

D: Uè ciao Lucià. Come stai?

M: Non c’è male. Senti posso parlarti?

D: Dimmi tutto Lucià. Che te serve?

M: Quel ragazzo che devi visitare domani mattina.

D: Eh, ne ho tanti qui in ambulatorio

M: Non dire cazzate. Sei in un ambulatorio popolare. Solo vecchie e negri.

D:…

M: Mi ascolti?

D: dimmi…

M: allora, quel ragazzo lì tu non lo devi visitare. Ok? Cioè visitalo, ma fagli una diagnosi che non si capisce un cazzo. Hai Capito?

D: si.. si va bene.

M: che se poi fai il bravo ti spostiamo in un ambulatorio quasi in centro.

3

Pronto?

Pronto?

Luciano? Ehi luciano ci sei?

Moggi: si chi parla?

Dio: ciao sono io.

Moggi: ah, ciao, non ti avevo riconosciuto. Non suona il telefono.

Dio: eh, scherzetto. Senti ti posso parlare?

Moggi: sono un po’ impegnato. Sono in ufficio

Dio: non dire cazzate. Ricordati che io ti vedo. Lo so che sei in motel con la moglie di Bettega.

Moggi: veramente questa è una letterina.

Dio: beh, va beh. Guardavo nella camera di fianco. Senti ho bisogno di sapere una cosa.

Moggi: dimmi?

Dio: ma perchè ti accanisci contro quel Franz?

Moggi: eh… insomma.

Dio: rispondimi

Moggi: Niente. Solo per dargli una lezione.

Dio: non ti sembra di esagerare?

Moggi: lui una volta in manifestazione ha urlato che eravamo tutti mafiosi. 

Dio: Minchia. Davvero l’ha detto?

Moggi: si ti guro su… beh insomma credimi.

Dio: allora vai pure avanti.

Moggi: mi dici tu una cosa?

Dio: dimmi.

Moggi: secondo te mi beccano prima o poi?

Dio: con queste domande mi uccidi l’anima. Non posso dirtelo.

Moggi: ma secondo te sono nel giusto?

Dio: ti devo lasciare che è rientrato a casa Silvio, e se ci becca al telefono mi fa le scenate

8 pensieri su “I tre Tenori: Pavarotti, il Tenore di Vita e Moggi

  1. non diamoleglia vinta a tutte queste mezze cartucce. dimostriamo loro che loro sono di passaggio, noi siamo per sempre.
    l’ignorante

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