Il Grosso Grigio e la Grande Mamma

fumator de habana 

Se c’è una cosa che mi irrita sopra la media è la Partenza Riflessiva. La Partenza Riflessiva mi coglie prevalentemente quando mi sveglio per forza, controvoglia e di corsa, in inverno e in una giornata metereologicamente instabile. Stamattina mi sono svegliato di corsa, controvoglia, in pieno inverno  con uno di qui cieli che solo Milano sa regalare: una tenda grigia stesa sui tetti. Salgo in macchina, percepisco i sintomi della Partenza Riflessiva e tento di sviare la sorte con la radio a manetta. Il Cd salta, operazione che potrebbe costare alla amata radio il lancio dal finestrino. Ma si farebbe davvero poco male, essendo io incastrato in un unica lamiera di macchine. Trasformazioni della Circonvallazione di Milano. Per chi non ci abita vale la pena di vederla almeno una volta nella vita.  Tiro giù il finestrino nel preciso istante in cui un grosso monovolume prova la partenza rapida. Ingoio quei tre o quattro grammi di polveri sottili che mi avvicinano al paradiso di qualche mese. Perchè per forza uno che attraversa Milano al mattino in macchina deve andare in Paradiso: ha già visto l’inferno. La Partenza Riflessiva è alle porte, mi coglie alla sprovvista. Merito forse anche del breve calcolo che riesco a produrre e che si spiega in poche parole: esattamente un giorno prima di questo inferno ero ancora nel mondo dei sogni a Roma, dove mi sarei svegliato con calma, toccando con i miei piedi i piedi della Signora e invitandola a fare colazione sotto il sole in una qualsiasi delle tremila piazze del centro. I miei piedi toccano l’acceleratore, lo sfiorano appena, puro petting automobilistico. Mi accendo la prima sigaretta. Io non smetterò di fumare. Una sigaretta è un piacere, uno sfizio, un vizio, un ipoteca su un cancretto, un gesto famigliare, un gesto che amo. La Grande Mamma qui non può vedermi.  Mi torna il buonumore di colpo. E non è merito della sigaretta. Sorrido, mi viene spontaneo, girandomi a destra e a sinistra. I vicini di ingorgo mi guardano sospettosi. Un paio di ragazze ricambiano, un vecchietto saluta, probabilmente scambiandomi per chissà chi, una signora mi fissa scioccata. Faccio così fino all’ufficio. Sorrido a tutti. Magari a qualcuno sarà servito. Anche solo per chiaccherare. Scendo e mi accendo la seconda. Quella prima dell’ufficio. Per volere della sorte mi hanno tolto dalla mia tana, dove potevo scappare fuori per una sigaretta. Sono finito davanti al capo. Promozione o controllo non mi interessa più di tanto. Fumerò di meno. Non fumo in ufficio. Io ho il vizio, ma anche la passione. Sono il primo che si infastidisce. Ne approfitto per guardare il cielo, il Grosso Grigio. Ripenso alla serata di ieri. 23.55: un cartello avvisa: l’ultima sigaretta. Arriva prontamente un cameriere, decisamente omosessuale del genere Checca Impazzita, e tutto soddisfatto mi annuncia: "Finiscila in fretta, manca poco e poi basta". Quello che si è mosso dentro è stato qualcosa di intestinale, muscolare, celebrale. Ho desiderato nell’ordine: sodomizzare il cameriere, sodomizzare un passante, picchiare i pugni sul tavolo, picchiare la nuca sul muro, urlare frasi di odio in francese. Ma poi, vuoi perchè con il francese sono un po a secco, vuoi perchè la sodomia mi urta, ho preferito uscire in strada. La Grande Mamma ha deciso per il nostro bene così. E così sia. Fuori c’è gente, e la sigaretta diventa uno spunto per il broccolo. Con largo anticipo riesco ad immaginare che il fumo sarà la prima causa di tradimento notturno.  Non sono arrabbiato, mi adatterò, me ne farò una ragione, e confiderò nelle leggi all’italiana. Ma di certo berrò di meno, appena possibile cercherò di stare all’aperto, e sceglierò ogni tanto un locale per fumatori. Ma di una cosa sono sicuro: il proibizionismo in ogni sua forma fallisce e degenera, e lo Stato Mamma ha da sempre perso i suoi figli lungo il percorso. Per i sognatori non fumatori che credono che lo Stato Mamma pensi al loro bene cito piccoli spunti: un letto d’ospedale, terapie a lungo termine, degenze costose, solo alcune delle voci di spesa di una sanità al collasso. E al fumatore ricordo: basterebbero tre sigarette in meno al giorno per produrre un danno davvero alto allo Stato Mamma, che non ci vuole far fumare, ma che con le tasse sulle sigarette arrotonda i bilanci. E poi, appena prima di entrare in ufficio, guardo in cielo, e penso al riscaldamento a gasolio, al trasporto su gomma, all’inquinamento dovuto alla benzina. Se alla Grande Mamma interessasse davvero la mia salute, saremmo tutti in bicicletta. E magari dal Grosso Grigio spunterebbe qualche raggio di sole… mi giro e sorrido a un peruviano con un furgone, lui rallenta e con la solennità di un reale inglese mi sfodera un dito medio lungo e sottile.

Paralipomeni alla Batracomiomachia

La Signora Incipit di anno sicuramente scoppiettante. La famiglia si sparge per le terre conosciute. Tornato il Presidente dalla sua visita ufficiale nell’Est, ci propone l’album di foto. Stallone bionde e rosse si alternano sulla macchina digitale. L’Ambasciatore viaggia verso il Nord: destinazione sconosciuta. Direttore organizzativo: Cinzia, quindi siamo a posto. wilson propone con la sua nuova agenzia di viaggi “Scommettiamo che?” un tour per Genova con passaggio al Casinò e breve sosta all’Ippodromo. Sembra quindi tornato alle sane abitudini di una volta. Krine è simpaticamente sollazzato dal grande viaggio primaverile della consorte.  Renato, in memoria della stagione passata, ripropone le vette aostane. Mi metto in marcia anche io. Per una celebrazione particolare. Nella Città Eterna per il compleanno della Signora. Il viaggio: sono tutti in viaggio…. Milano semideserta piange la povertà di sempre, con il solito affollamento da MediaWorld e le code al cinema. Il telefono in ufficio squilla due volte al giorno: sono i parenti che chiedono notizie. I servizi del telegiornale si dividono: poca attenzione al lanciatore di cavalletti, terrorismo psicologico per il maremoto e le solite riprese panoramiche delle piste da sci. Nulla cambia, e per la prima volta mi accorgo che lascio volentieri Milano. Il tour organizzato con gli amici americani (duomo, ticinese, montenapoleone, tutto compreso) mi ha fatto capire quanto si possa amare Milano. Se presa a piccole dosi. Parto felice, lascio la famiglia bradipa dispersa, con i superstiti in città che vanno avanti. Quattro giorni per tradire Milano, per stare seduto ad ascoltare il rumore che preferisco più di tutto: la risata sottile della Signora.

ZeroCinque: il treno passa una volta…

Aspettando una conferma, sudando tutte le giornate da gennaio a dicembre, cambiando lavoro, fidanzata, macchina, letto, scarpe, ambizioni e sogni, arranco verso un veglione dove c’è di tutto: generazione fortunata la nostra… lo dicono tutti… Credo sia davvero passato un anno: era da tanto che non cambiava tutto così velocemente in dodici mesi. Credo che quest’anno sia stato uno di quelli dove ho imparato di più di quanto abbia insegnato. Ho sofferto, ma ho fatto anche soffrire. Ho amato, mi viene facile, ma sono anche stato amato, e ho sentito quella piacevole sensazione sulla pelle. Ho discusso, ma mi sono dovuto mettere in discussione. Ho cambiato le carte in tavola, e ho scoperto che il mazzo non era truccato. Ho sorriso, e ho sentito la voglia di far sorridere. Adoro quelle trasmissioni di questi giorni in cui fanno un riassuntone di tutto quello che è successo nel mondo, e cosa succedeva un secolo fa. Vorrei, in poche parole, fare il riassunto di tutto quello che è successo. Ma la lista è davvero lunga. Vorrei fare la lista di cosa mi aspetto possa succedere: ma qualche mese fa ho imparato a credere nei sogni così come vengono. Niente mi è impossibile. O almeno credo. Ho fatto affidamento su tanti piccoli paletti, che il tempo ha sepolto senza pazienza, prima che riuscissi ad appoggiarmi. Ho guardato il libretto di istruzioni, ma ho la certezza che sia di qualcun altro. Peccato, faccio da solo. Senza troppo rispetto, ammiro chiunque accetti la sfida. Adoro vedere il sorriso di un uomo che si è appena sorpassato: il sorriso di quello che ha scalato un vulcano a mani nude. E forse la cosa più bella che ho visto quest’anno è stata la discesa in bicicletta di quell’italiano su una montagna in Perù. Salito con la bici in spalla, tre ore di fatica,  scendendo urlava: “che idea da stronzo”. Ma quanto deve aver goduto? Mi viene la pelle d’oca a ricevere quegli auguri di Pace e Serenità, parole troppo grosse se non volute da tutti. Vorrei che il messaggio fosse per tutti lo stesso: fallo, dio mio, fallo e basta: corri, non ti fermare a pensare: mille cose ti fermeranno, alcune terribili. Ma la differenza la fa una cosa che solo tu hai: la percezione esatta del sogno che stai inseguendo. Ne ho giusto giusto in mente un paio… che mi fanno tremare le gambe… che figata.  Vi auguro di farvi trovare quando il treno passa: dicono che passi una volta sola, l’ho sentito dire da gente che però non ha mai avuto il coraggio di inseguirlo… Beh, auguri….

Arriva per tutti il momento…

babbo natale non passa.... Arriva per tutti il momento, è una costante. Sono quei quattro secondi di malinconia nataliza… breve panico, riflessione, respiro e poi si riparte. La gamma di motivi è davvero vastissima: dai più seri ai meno seri. Poi arriva il momento dello spacchettamento di tutti i regali. Come dimenticare la splendida magliettina aderente in neoprene rosa che zia Assunta vi ha fieramente consegnato con le lacrime agli occhi, sospirando e dicendo: “guarda come è cresciuto il mio ometto”. Ci sono le code in macchina, ci sono le corse e i bancomat che si asciugano. Tre panettoni aziendali, due cesti gastronomici con funghetti essiccati della Val Brembana (dove non crescono funghi più da un pezzo…) un Cd di musica Gospel. Ma il regalo più bello? Ma cosa vorresti per natale davvero? Se si potesse regalare qualsiasi cosa, anche una cosa irraggiungibile? “vorrei regalarti la felicità“… sembra una frase scontata, ma è forse il più bel pensiero… Si potesse davvero regalare di tutto… e il regalo più brutto in assoluto?  Per concludere devo fare una cosa che non spetterebbe a me fare, ma che è necessario venga fatta. Quest’anno Babbo Natale non passerà. nei festeggiamenti di ieri sera, ha bevuto troppo e tentando di mettere a canuzzo la Befana è scivolato su una fetta di lime picchiando la testa. BuOn NaTalE….

Chi è chi?

Oscar Wilde diceva: “Non lasciare che il passato ti dica chi sei, ma lascia che il passato faccia parte di ciò che diventerai”. Signori io ci credo, condivido, ok; ma parte di cosa visto che non so neanche cosa sto diventando? Innazitutto prima di capire cosa sto diventando occorre che guardi cosa sono ora. Bella domanda, ma oggi noi quale parte rappresentiamo di noi stessi? Quello che facciamo, la posizione che occupiamo, quello che studiamo ci dice davvero chi siamo noi oggi? Chiaramente la risposta più ovvia è:”….certo che no. Noi non siamo solo quello che facciamo o quello che abbiamo e bla bla bla”, d’accordo quindi? Allora chi siamo noi oggi? Quello che tutti noi siamo oggi  rispecchia davvero quello che siamo veramente? Quante domande! Tu che stai leggendo, oggi sei un onesto lavoratore, uno studente di chissà quale facoltà, sei la segrataria di uno studio, sei un presidente, sei un ambasciatore, sei un pilota, sei uno psicologo, sei un calciatore, sei sei sei. La vita, e le scelte che essa comporta, sono su una linea sottile tra la favola e l’oscurità diceva Cohelo. Già, le scelte condizionano la nostra vita. Siamo così sicuri di aver già scelto cosa fare della nostra vita? Certamente oggi noi tutti abbiamo scelto di essere qualcosa e qualcuno in modo o nell’altro. Un consiglio…. una proposta…. uno spunto riflessivo per vedere davvero chi noi oggi siamo. Guardiamoci nelle tasche dei nostri pantaloni, mettiamoci le mani e tireremo fuori, magari, un biglietto timbrato del tram, qualche euro forse qualche scontrino di forse qualche locale di non si sa quale serata. Dopo di che aprite ogni cassetto di camera vostra e guardate in fondo, negli angoletti bui che non si vedono mai, chissà cosa salta fuori, certamente qualcosa che una volta usavate più spesso o che forse non sapevate neanche di avere ma che, guarda un po’, avevate. Date uno sguardo nel vostro portafoglio ora, a parte qualche euro cosa riuscite a scovare di bello? Forse qualche bigliettino della o del vostro amato, forse qualche santino (e guarda un po’ voi magari non siete neanche credenti), magari qualche biglietto da visita, magari un bella carta di credito con il vostro nome in rilievo, forse qualche spicciolo inglese e un biglietto della metro di Madrid, forse. Chissà cosa salterà fuori davvero da questi posti. Bhè sappiate che sono queste le cose più sincere ed oneste che possono aiutarci a ricordarci oggi noi chi siamo e quali sono stati i passi per diventare così. Ora riguardate in ognuno di questi posti prima elencati però stavolta immaginate di trovare quello che vi piacerebbe davvero trovare. Signori quello è quello che saremo, quello che noi, ognuno di noi vorrebbe diventare! E non vergognamocene, avvocati o psicologi possiamo esserlo tutti ma quello che siamo davvero ognuno di moi deve scoprilo a modo suo, con un percorso e con tempi tutti suoi.  Oggetti, cartacce, vecchi indumenti…..ma soprattutto ricordi. Forse è questo il passato, il presente e il futuro che intendeva Wilde, o forse no, ceramente è così che li immagino io! Buona ignoranza a tutti. il vostro ignorante di fiducia 


P.S Scusate ma stavo riguardando quello che avevo scritto, ma che caz… mi sono fumato??

sampei e saprei










 


 


 


 


 


 


 


 


 


Pensare che era solo una manciata di mesi fa, quando al posto dell’aperitivo


al posto delle corse e delle code, ci si sedeva a pescare.


Che poi non si fosse mai riusciti a pescare, poco conta.


Giovedì sera grande serata finale per il Presidente,


che celebra la nascita del suo primo erede con un cocktail


alla Trattoria ( sede del Consiglio). Presenti per l’eccezzionale


evento anche famose personalità estere tra cui l’Ignorante,


autoesiliatosi per la sua spessa ignoranza verso i lidi


di XXmiglia.


Aspettando giovedì, ma soprattutto aspettando i sabati di primavera


Scoop: I segreti di un uomo di successo

il presidente e il consigliere misterioso










 


 


 


 


 


 


 


 


 


Ogni scoop ha una premessa, ogni scoop ha una storia e un seguito.


Ognis scoop si fonda su appurate e difficili ricerche. Proprio per questo,


dopo una consulenza legale con Ciniza mani di Forbice, la redazione ha sguinzagliato


i suoi migliori segugi alla ricerca di qualche piccolo difetto, di un neo, di una macchia


nella scoppiettante vita del Presidente. Nulla, dopo settimane non si veniva a capo


di nulla. Solo cose che il popolo già sapeva: la love story tra il presidente e un pony


express brasiliano ( Michael), le lunghe sessioni dall’estetista e le estenuanti ore


dal parrucchiere ( lo stesso di Wanna Marchi e di Wanda Osiris). Ma il segugio è tale


per la sua caparbietà: ecco lo scoop! Napoleone, Fidel Castro, Bush, Cesare, Richelieux


Shrek, insomma tutti i grandi della storia hanno avuto alle loro spalle un Consigliere.


Il Consigliere è la vera fonte del potere, il tramite tra il leader e il suo carisma,


il faro che illumina i pensieri dell’Illuminato.


Federico Rodriguez Pistaricos da Guesas,


in arte Fede: è lui l’onnipresente ombra del Presidente. In ogni gesto c’è la sua mano,


in ogni parola c’è la sua lingua. Nell’immagine, il Consigliere assaggia il cibo del


presidente per verificare che non sia avvelenato. Ma si vocifera che si sieda anche sulla tazza


per primo per verificare che non esploda. Un vero Uomo Ombra. Svelato il trucco staremo


a guardare se il Presidente avrà ancora la forza di reagire: piano piano scopriamo che


dietro il suo potere c’è un’attento staff di collaboratori: la Coondoleza Rice di milano sud, Chiara


e il Gianni Letta delle Risaie: il Fede. Durerà ancora la sua leadership nonostante questo scoop?


Intanto il Presidente prepara la missione diplomatica in Repubblica Ceca, accompagnato dal


fedele Fede e invita anche l’ooposizione: infatti è ufficiale l’invito rivolto a


Wilson Nivea Subbu Teo, capo della fazione delle mutande rosa. Aspettiamo i risvolti


mentre il governo vara la nuova legge che rende obbligatoria l’acquisizione di un tavolo


in qualsiasi locale si vada ( Legge Crinelli), e mentre tra i banchi della Trattoria Toscana,


sede del Parlamento, si dibatte sulla possibilità di varare un decreto sulle enoteche


proposto dall’Abasciatore. Ancora fermi i lavori per l’operazione “Renato Amico” che


dovrebbe permettere a tutti i cittadini dell’hinterland di poter avere gli stessi diritti alcoolici


dei centrali. Il Ministro dell’Istruzione, l’Ignorante, dovrebbe portare al vaglio la legge


sull’abolizione dell’uso del congiuntivo dopo il terzo cuba, fortemente voluta dopo


aver ascoltato i deliri del Krine. Sicuro è che la presidenza vacilla….

…sensazionale Tombolone di Natale…

Con largo anticipo, per permettere all’ingegnosa macchina di organizzarsi,


Il Bradipo propone la prima tombola on line per Natale. Ma chiamarla tombola


è riduttivo: è un sensazionale tombolone! E i motivi per cui è sensazionale sono 3,


di cui l’ultimo è il più importante! Il primo è la modalità: questo è un sito per guardoni…


tutti che spulciano, pochi che partecipano: primo sforzo di Natale: partecipare!


Anche attraverso l’anonimato, con un soprannome. rimarrà, anche se il post cambierà


pagina, un link nelle categorie. Mettetevi nei commenti e scrivete il vostro nome. Dal


Tombolatore automatico vi verrà assegnata una serie da 7 numeri. Durante il periodo natalizio


verrà fatta l’estrazione di 35 numeri. Si aggiudicheranno i premi tutti coloro che faranno dalla


terzina in poi (quartina, cinquina e Tombolone). La seconda cosa fondamentale è che i premi


li decidiamo insieme, o meglio li mettiamo in comune… e verranno realmente consegnati.


Obbligatorio, per partecipare, sarà infatti mettere a disposizione un premio. Ma qui viene il bello,


ovvero l’aspetto che rende il Tombolone davvero sensazionale: i premi saranno un po’ particolari.


Diciamo sensazionali nel vero senso della parola. Avete un mese per pensare un premio, trovare un


soprannome, mettervi in lizza e sperare di vincere… una sensazione… a natale siamo tutti più buoni…

…e l’ignoranza dilaga!

Signori….è ufficiale! Non siamo pochi ad essere ignoranti. E’ questa la notizia


più importante di questo nuovo millennio. C’è un bellissimo proverbio


africano che fa:


“Chi vuole fare sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa”.


Qui c’ è poco da trovare scuse, il mondo è dominato da gente


fiera di non sapere e va bene così! Continuiamo così, su avanti!


Nel precendente articolo due sono stati i coraggiosi ad uscire allo


scoperto mostrando le loro mancanze culturali….non avete idea di


quante ne ho io! Il primo impavido chiedeva se la parola intelligente


andasse scritta con o senza i.


Caro amico devi sapere che in molti non lo sapevano, credevano


 di saperlo e non se lo chiedevano e quando chiedevo loro questo


arcano mistero li mettevo in crisi. Ah bbelli! Viva l’ ignoranza.


La cosa comunque mi fa pensare, per quale motivo il primo


tema tirato fuori dal nostro amico era proprio una di quelle parole


 che poco si sposa con il tema della nostra rubrica? Poi ho trovato


 la risposta, perchè è giusto conoscere uno dei nostri più temibili


nemici(anche come si scrive) l’ intelligenza, madre di un altro acerrimo


nostro antagonista: la cultura. Non sia mai! Il secondo dubbio espresso nei


commenti era, se non ricordo male, se l’ apostrofo andasse al maschile o


al femminile. Devo dire che questo era un dilemma di medio bassa i


gnoranza, il genio, il vero sapiente dell’ ignoranza universale è il tipo


che un’ ovvietà da supereroe risponde al nostro amico dall’ apostrofo


 incerto dicendo che l’ apostrofo va solo al femminile. Cazzarola dipende


 da quello che scrivi! Amico dalla risposta pericolosa sei il mio mito.


Ti prego aiutami a diffondere l’ ignoranza, con te ce la posso fare,


 me lo sento. In quanto a voi amici ignoranti continuate a scrivere


nei commenti di questo articolo qualsiasi vostro dubbio, l’ importante


 che sia il più banale e idiota possibile. Il compito della settimana è


osservarvi in giro, guardare gli altri, prendere appunti e notare quanto


nel mondo non siamo i soli ignoranti. Io l’ho già fatto…ora fatelo


anche voi. E fatemelo sapere. Alla prossima

Tra hobbit elfi e ignoranz

Volete la ricetta? ecco a voi… mi raccomando di non sbagliare con le dosi.


Per prima cosa cercatevi un gruppo di amici. Sembra facile, ma ci sono dei paletti.


Alemo uno deve fare il dj, non importa dove. Basta che faccia musica sconosciuta,


oppure lounge, che so un po’ di brake beat (mai sentito? appunto..).


Aggiungete due o tre amici che facciano sport AT. Qui il discorso si fa più facile:


lo sport AT è lo sport Altamente Trucido: qualcosa che faccia tendenza a priori.


un paio di consigli? Puntate sullo snowboard, non guasta mai. I due amici sportivi


non solo devono essere praticanti, ma anche fighi. Ma fuori dal circuito moda.


Per loro lo snow è solo amore, neve, e birra.


Mescolate il tutto nell’aria di Milano. Shakerando fate scendere un paio di migliaia di euro


e un nome figo. Il nome da mettere sulle magliette. I più ambiziosi fanno tutta una linea


di abbigliamento. Ma la maglietta non guasta mai. Guru, Bastard, Alert, Gossoshop, eBlood,


Mecca, Shin Fu, Ignoranz. Il trucco è dare alla maglietta una denominazione chiara:


una provenienza una crew, una atmosfera. Solo una casta scelta ha questa maglietta.


 Il nome gira. Se poi siete un po furbi e decisamente paraculati, vi ritrovate a guardare le vostre magliette


in giro per le strade. E lì la denominazione va a farsi fottere, in nome del dio cash.


Così accade che una maglietta della Bastard finisca su di me, che sulla neve


la cosa più complicata che riesco a fare è un pupazzo. Ma in nome del cash.


Apprezzabile quindi l’intento dei giovani Ignoranz, alla cui festa ieri siamo approdati.


Ricordavo che centrassero qualcosa con il rugby, ma ho visto che se la cavano bene anche con l’alcool.


Per un paio di notizie di più: www.ignoranz.net. Sulla location della festa nulla da dire:


un riassunto ragionato di come il proprietario abbia voluto fare i soldi: c’è di tutto, il locale,


il ristorante, la discoteca. Tutto in versione mignon.


La compagnia è al completo, anche se non abbiamo le magliette. Bisognerà pensarci.


Inutile dare pagelle, serata fin troppo semplice. celebriamo il ritorno di una selezione


di Cucinotte: delegazione decisamente di rilievo, sia estetico che pratico (?)


 Il Presidente viene tirato fuori al pelo da una lampada: assomiglia


più a una bruschetta che a un uomo. L’ignorante è spaesato, vede le magliette


con scritto ignoranz e non capisce più un cazzo.


Wilson ci porta in regalo il Checco nazionale. Con camice sempre più strette, pacco in risalto


e sorriso di carta, l’Immensa massa di muscoli si fa palpeggiare da uomini e


donne attratti dal suo immane pettorale. Sembra una gita di scuola a un museo.


Crine, vestito da autista, ci porta in dono Fulvia (Flavia, furia, fusca… non ricordo) e un


amico dalla riviera adriatica: ma io non  cado nello scherzo: sotto le mentite spoglie del Carletto


si cela uno dei protagonisti della stagione passata: lo hobbit Frodo!


Purtroppo mi assento per poco: il tempo strettamente necessario alla Signora


per andare a lumare un rasta, il tempo necessario a  Cinzia per ubriacarsi come una spugna,


il tempo necessario ad Ale per capire dove fosse finito, il tempo necessario a Willi per


concentrarsi in un broccolo avvitante. Ne ritorno a casa la Signora mi propone di farmi i rasta,


ma io ho altro a cui pensare: riflessione delle quattro: ma per essere un gruppo bisogna avere


una maglietta? E quello che indossi dice chi sei? Cioè se mi metto una maglietta della fred


perry sono un giocatore di tennis? sono un fighetto? sono uno a cui piacciono le fred perry?


Sono ricco? sono bello? E con la canotta dell’Oviesse? Sono uno senza soldi?


Sono brutto? Per non sapere ne leggere ne scrivere mi compro tutte e due, ci scrivo sopra


con il pennarello: Franz, in rosso. Poi appiccico in giro gli adesivi con scritto Franz.


Ah, mi sento già meglio: anche io appartengo a un gruppo…. uff