Solitudini

Di tutte le cose che sto provando a scrivere in questi mesi, la più complicata è quella sulla solitudine. Mi resiste, combatte, si oppone, e non riesco a cavarne che poche righe, disordinate, prima di fermarmi e guardare le pareti, fissando un punto nel nulla. Niente di meditativo, solo sano sconforto. Dal rientro a casa, a fine agosto, la grande parete bianca della sala ha un rosone pugliese illuminato, di verde, giallo e blu, che fa una grande atmosfera. Adoro costellare le mie case di ricordi. Ho vissuto moltissime vite, a volte sono quasi sicuro di essere affetto da una forma di schizofrenia, ma poi non indago troppo. E per ogni vita mi sono portato a casa qualcosa, oggetti che trovano il loro posto su una mensola, appesi a una parete, nascosti dietro a un vaso. Che poi non guardo per mesi. E che magari dimentico. E poi ritrovo. Come con le canzoni. E quando li ritrovo, mi fermo e mi immergo in quel ricordo preciso.

Questo rosone porterà un bel ricordo, per sempre. Viene dal mare, dalla fine di tutti i mari, mi ricorda storie di pesce, di lotta, di una pesantissima consapevolezza. Dice, la consapevolezza alleggerisce. Credo sia vero, ma credo che prima, come la farina nell’acqua, cada pesante sul fondo. Va poi mischiata con la vita, per tornare leggera.

A parte tutto, l’unico libro che avrei diritto di scrivere è su come io abbia disperatamente cercato la consapevolezza. Credo di aver fatto più corsi di meditazione, seminari di preghiera, letto libri, ascoltato podcast, della maggior parte dei guru che vendono pillole facili facili di auto aiuto.

E non ho mai cercato auto aiuto. Anzi, è come se avessi cercato per anni la verità. Quella che i miei genitori mi hanno nascosto, quella che il mio legger male le emozioni mi ha negato. Non ho mai voluto aiutarmi, anzi, sono quel genere d’uomo che prova e riprova a mettersi nei casini, figuriamoci se poi mi aiuto.

Quel rosone, e le sue luci, mi portano all’estate in cui ho mescolato la consapevolezza con le mie altre cose.

E mi sono sentito, per la prima volta, davvero solo.

La solitudine, per come la intendiamo noi, è una cosa molto recente. Gli animali si isolano per morire, o vengono isolati se hanno fatto qualcosa di incredibilmente dannoso per la loro comunità. Lo fanno gli scimpanzè, e anche le formiche. Lo hanno fatto anche gli uomini.

La solitudine è anche diventata una sorta di beatitudine. Sono stati gli eremiti, i primi nel deserto, a scegliere la solitudine, come fosse una roccia su cui costruire i loro spiriti. Il deserto mi fa sempre venire in mente quella storia di Allah che dice agli uomini che ogni volta che mentiranno, butterà un granello di sabbia sulla terra. E così, gli uomini poco preoccupati, hanno continuato a mentire. E sono nati i deserti.

E gli eremiti hanno scelto miliardi di bugie per sedersi e starsene da soli.

La mia solitudine è molto recente, molto meno dolorosa, molto corta, come una coperta che non arriva ai piedi.

Mi sono accorto di esser solo, ma non sempre solo. Mi sono accorto di aver scelto, sbagliando, alcune scorciatoie, qualche trucco per raggiungere una ragionevole felicità. La felicità, me lo dico da solo, è molto poco ragionevole. E’ proprio stupido, questo progetto di provare a trovare una felicità che ti calzi addosso, quando si sa che sei tu, a dover cambiare per poter indossare la felicità.

E così, meditando seduto su delle assi di legno davanti al mar Ionio, mi sono sentito solo.

E terribilmente grato di essermi sentito solo.

Non riesco a scrivere bene, perchè pensare alla solitudine mi obbliga a pensare alla mia solitudine. Mi vengono in mente i baci non dati, le sveglie sbagliate, le notti urlate, le bottiglie di troppo, mi vengono in mente gli anni in cui non capivo di aver iniziato a lottare con la solitudine.

Non sono solo, non siate sciocchi. Ho amici che per me sono una famiglia, ho una famiglia che per me è uno scrigno di ricordi e segreti. Non ho dubbi, anzi.

Della solitudine vorrei raccontare la purezza, quel momento in cui capisci di aver fatto un sacco di cose inutili, per scappare da qualcosa da cui non si può fuggire. Che è la vita, niente di filosofico, è proprio la vita.
Di tutti gli errori fatti, il mio preferito è quello di aver provato a scappare dalla mia solitudine, a cui sono legato da un filo di ragionevolezza, che la tiene vicina e me la fa ritrovare sempre addosso.

Guardo il rosone e capisco che anche oggi non ci riuscirò, a scrivere della solitudine

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