La Paura della paura

La mia prima volta con la paura, da adulto, è arrivata in una sera di fine settembre. Mia madre bloccata, le convulsioni, quella camicia da notte con i fiori che traballava tutta, gli occhi impotenti, mio padre impietrito in corridoio, e io che prendo mia madre in braccio, e la porto nel suo letto. La appoggio, e mentre la appoggio, inizio a piangere e lei che mi guarda, con gli occhi lucidi e mi dice, la voce spezzata dal tremore: non avere paura. E io che scappo dalla camera, rispondendo: eh si col cazzo.

Quella paura li non l’avevo mica capita subito. Mi sono chiuso in camera, a leggere Kundera, a fumare, a piangere, a dire parolacce articolatissime e a tirare pugni sul parquet. Quando non capisco le emozioni che provo, tendo a tirare pugni e a leggere autori nichilisti ancora adesso.

Per quella paura lì mi sono messo a fare il volontario in ambulanza. Per stare vicino a quelli come me, per aiutarli, per ridurre la fiamma della paura a un lumicino.

Ho avuto paura in sala parto. Ero entrato pensando: vediamo come si misura la gioia più grande del mondo, che rumore fa, che odore ha. E cazzo, mi sono trovato con un infermiera che dice: andiamo a chiamare la dottoressa in pronto soccorso.

Io ho sentito: eccoti servita la paura più grande del mondo.

Guardavo ovunque, muri, letto, flebo, guanti sporchi di sangue, come a cercare qualcosa.

Dieci minuti dopo, forse venti, non ne ho idea, tenevo in braccio Sebastiano, mentre, letteralmente, mi pisciavo addosso. Meglio i pugni sul parquet, esteticamente, ma poco applicabili in un ospedale.

Poi mi ricordo del bip bip delle macchine intorno a me. E l’assordante silenzio oltre ai bip bip. E un ragazzino con la mascherina e la cuffia che si avvicina: sono il tuo anestesista. Che pressione bassa!

Mi sto cagando addosso, ho risposto. Sono terrorizzato.

E’ normale.

Ma che diavolo di risposta è?

Credo di aver letto due tonnellate di libri, di trattati, di saggi, di aver parlato con psicologi, formatori, religiosi, fisici e matematici. Per capire. Odio non capire.

Un giorno, era domenica sera, stavo lottando con una paura enorme, molto intima, dilaniante, e sono finito in una chiesa. E mi sono seduto a confessarmi da un frate.

Dimmi.

Ho paura.

Ho parlato per un sacco di tempo. Lui ha aspettato la fine, si è alzato, mi ha preso le mani e mi ha fatto alzare. Mi ha abbracciato e si è messo a dondolare.

Sai cosa sta succedendo? Prendi le tue paure, accettale, portale a ballare la tua musica preferita, la tua vita. Questa è la fiducia, che è l’arma più grande contro la paura. Se poi vuoi saperlo, avere fiducia, avere fede, è la risposta alla paura.

Sono uscito pensando, chi crederebbe che ho ballato con un frate in un confessionale?

E’ la cosa più sensata che ho sentito nella mia lunga carriera di studi sulla paura.

Avrò ancora paura, ne ho avuta tanta. Ho imparato a ballarci con la fiducia.

Balleremo con la paura ancora per molto, è nella nostra natura. Che ci crediamo o no, è così.

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