I tappi per le orecchie e il romanzo

Mi piace addormentarmi riflettendo sul fatto che il romanzo italiano sia morto. È una mia opinione. Mi metto i tappi per le orecchie e ci penso. Prima penso alle cose belle, ringrazio, poi al romanzo italiano e mi addormento. I tappi sono una novità abbastanza recente. Sono oggetti antiestetici, probabilmente poco igienici e identificativi di una non più rombante giovinezza. Ma mi hanno salvato, la vita, la coppia, il sonno e i sogni.
Ritengo che addormentarsi con addosso calzini o mascherine o tappi sia un forte segnale di disagio. Io non uso nemmeno il pigiama.
Tra un matrimonio e una convivenza ho anche dormito due notti con una ragazza che indossava deliziose camicie di seta e vistosi tappi di gomma, o forse cera. Nel ventaglio delle ragioni per cui le notti insieme sono state solo due c’è anche l’elemento tappi.
Con questo non voglio dire che due pezzi di cera o gomma possano compromettere un nascente amore. Ma in effetti è così.
Mi piace questa cosa dei tappi, su di me.
Mi addormento subito e saltando quella mezz’ora di rumori dalla strada, ubriachi, amanti, sirene, discussioni. E mi perdo anche le attività notturne della mia compagna. Se fosse un animale, penserei fosse in cerca di attenzioni. Invece è una donna, fatta e finita, con la propensione a produrre una vasta gamma di rumori nella fascia oraria tra mezzanotte e l’una e mezza. Il suo desiderio di produrre rumore è irrefrenabile. La sua fantasia è sorprendente. Piatti, mobili, serrature, telefoni.
I tappi sono quel segno di maturità con cui ho abbandonato l’eterna discussione su chi avesse ragione tra i due: lei che sposta i vasi alle due di notte o io che vorrei dormire. Sono la pace, abbiamo ragione in due, come i tappi.
Una conquista di civiltà.
Che poi mai mi sarei sognato di scrivere su dei tappi. Ma stavo pensando anche che forse meriterei dei tappi più tappi, una cosa più professionale. L’altro giorno al supermercato ho guardato bene per trovarne di nuovi. Stanno vicino ai preservativi. Forse perché sono cose da notte, ho pensato. O cose da camera da letto. O cose di plastica. Mentre cercavo di capire perché i preservativi stanno vicini ai tappi ho dimenticato di scegliere dei tappi nuovi. Ma so di meritarli.
Si sente anche il cuore, anzi è l’unica cosa che si sente. Mica male.
Sento di essere molto soddisfatto, di questa cosa dei tappi. Dormo sempre senza pigiama, e guardo con sospetto chi compra le calze da notte. Ma i tappi alla fine ci stanno.
Che poi ti aspetti che ci sia una morale. Un senso. Un epilogo degno di tutto questo scrivere su dei tappi.
Ma no. Non c’è. È solo che sono entusiasta dei tappi.
E tutta questa ansia sulle morali e sugli epiloghi è la causa della morte del romanzo.
Avete troppa fretta di capire.
Meritate racconti.
Brevi.
Magari sui tappi.

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