Da Casa

L’odore di gelsomino, il rumore del traffico, la terrazza vuota, abbandonata, foglie secche, sedie sporche di terra. Il sole, gli occhi chiusi, le palpitazioni, farle scendere a battiti, lavorarci sopra.

Non succede niente di allarmante. E’ tutto così allarmante.

Prendo il telefono e non ho nessuno da chiamare. Potrei chiamare tutti, non chiamo nessuno.

Penso di dover fare un bagno in mare. Un gesto liberatorio. Mi immagino imbarazzato, nel farlo. Non so perchè.

Mi sembra molto lontana, la possibilità di farlo.

Non ho nulla da nascondere, mi faccio tenerezza con le mie paure.

Sono le stesse paure che ritrovo negli amici con cui parlo.

Sono paure irragionevoli, forse anche sbagliate, stupide.

Mi ricordo che da ragazzino avevo moltissima paura di avere l’appendicite.

Mi addormentavo pensandoci. Roba per analisti.

E’ la stessa cosa, oggi.

A casa abbiamo imparato a rimanerci. E a fare il possibile per farlo in modo bello. Le nostre case non ci vogliono così tanto. Erano case temporanee, come tante decisioni che avevamo preso prima.

Non è questione di leggerezza. E’ questione di vita. Non si può prendere tutte le decisioni come fossero questione di vita o di morte. E scegliere una casa era un discorso approssimativo, un compromesso tra la zona e i metri quadri, un patto di non belligeranza tra le finestre e le stanze.

Le nostre case non sono pronte ad averci sempre con loro.

Nemmeno noi eravamo pronti.

Io mi sento pronto a vivere adesso.

Meno domani.

Questo periodo è stato una scoperta enorme del valore di oggi. Anche perchè sembrava doverci cancellare il domani.

In effetti così è stato. Ci ha cancellato il domani, facendo forza sulla memoria e sui dubbi.

L’odore di gelsomino mi ricorda quel balcone dove abbiamo mangiato il nostro unico pranzo della domenica, era maggio. Poi ci siamo lasciati, o forse ci siamo abbandonati. Non ne abbiamo mai parlato. C’era odore di gelsomino, e di primavera. Avevo la caviglia destra bruciata dalla marmitta della moto. Ed ero straordinariamente solo.

L’odore di gelsomino mi ricorda questa cosa qui. Ci ho scritto sopra due racconti, due cazzate enormi. Che ho buttato, brutte come erano.

 

Da quel periodo ho portato una consapevolezza che mi sembrava definitiva. Adesso però sto molto meglio, con tutti i miei dubbi e le mie incertezze.

Ho imparato a convivere con queste cose, che prima mi facevano scappare a gambe levate dalle situazioni.

Roba per analisti.

Insomma, l’odore di gelsomino potrei portarlo dall’analista.

Intanto resto seduto a respirare e pensare a un bagno al mare.

 

 

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