Le 5 cose da non fare a Marrakech

Invecchio male. Me ne rendo conto da solo. E in un certo senso me ne compiaccio. Perdi cose, ti si accorciano cose, ti si riducono cose, invecchiare è una questione di sottrazioni. Ti si tolgono cose, e ti diventa essenziale sottrarre tempo alle cose inutili. Invecchiare o semplicemente andare avanti. Togliendo cose inutili, che prima però sembravano utili, se non indispensabili. Mi si sono tolti, cadendo, i capelli. Un preoccupante ciuffo da pornodivo messicano copre la fronte bianca ed è una lotta. Vincerà la fronte, lo sappiamo già. Mi si sono ridotte la pazienza e la tolleranza, e un bel po’ di altre cose. Pazienza, dico a volte sbuffando. È un processo lento, comunque. Inevitabile e lento.

Piacevole notarlo. Difficile conviverci, per gli altri.

Marrakech è un posto carino, decisamente.

Avevamo bisogno di partire, di portare il nostro amore a prendere il sole, a rinfrescarsi, a cambiare aria, dicevano le nonne. Come si fa con le lenzuola, anche gli amori vanno rinfrescati.

Avevamo bisogno di viaggiare, su questo siamo davvero uguali. Viaggiando ci curiamo. Più lontano è, meglio è.

Avevamo bisogno degli odori, dei sapori, dei colori, per ridipingere il nostro interno.

Indaco, lei è d’indaco. Dipinta d’indaco, e profuma di rose. A morderla si sente il cumino e la menta.

Avevo bisogno di ricostruire queste cose. Il suo ricordo che tengo nel cuore.

La mia memoria emotiva è consumata, come una vecchia cinghia di trasmissione. E va cambiata ogni tanto.

Revisioni necessarie, tagliandi consigliati, manutenzione programmata.

Sto meglio in Africa e in Asia che nel resto del mondo. Ed è un discorso lungo e complesso, un pensiero molto dettagliato che mi toccherà di sviluppare prima o poi.

Sto meglio qui che in altri posti.

Anche se è un posto dove la magia si esaurisce presto. Confezionata per un turismo vorace, ingordo, finisce quasi subito. C’è la notte sopra il deserto che mi chiama, dopo il tramonto. Ci sono i vicoli bui che mi chiamano di notte, l’odore di erba bruciata da capannelli di ragazzini davanti alle bische clandestine che mi fa venire voglia di sedermi.

Le storie più belle mi sembrano nascoste proprio in quelle insenature.

Come in ogni città dove sono stato.

Ho davanti ancora due notti e qualche giorno per perdermi, male, nelle viscere di una città o magari nei budelli della sua periferia.

Cinque cose che non rifarei, comunque:

La prima: mangiare la colazione in albergo. La mattina è perfetta per i caffè del quartiere ebraico.

La seconda: bere su quelle maledette terrazze davanti alla grande piazza. Cazzo. Così drammaticamente scontate.

La terza: andare in giro nel souk. Che è pure brutto.

La quarta: le foto con le scimmie. Poverette.

La quinta: i tour organizzati.

Posso consigliarti una cosa se stai partendo per Marrakech e cerci sui siti le cose da vedere e non vedere?

Perditi cazzo. Perditi senza paura.

Prepararsi alle deviazioni della vita è una delle cose più noiose che si possa fare.

Ed è anche simbolo di un precoce invecchiamento.

Fatti sto tagliando all’anima. E basta cazzo.

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