Carciofi Lessi – La storia del mio ultimo romanzo

Stavo succhiando un carciofo lesso e cercavo di capire perchè mi annoiasse così tanto farlo. Non penso esista qualcosa di più noioso che succhiare carciofi lessi. Mi sono ricordato di quando rientravo a casa e mi assaliva il vapore caldo che usciva dalla cucina e l’odore di carciofi. Le nostre cene erano mediamente noiose, o forse era la mia adolescenza ad esserlo stata. Era tutto così terribilmente brutto e noioso. La prima parte della mia adolescenza è stato un film mortalmente noioso, dove non succedeva quasi un cazzo e regista e direttore della fotografia erano andati in pausa pranzo. Una pausa di cinque anni, nella quale ricordo di aver giocato a basket, baciato ragazze bruttissime, e mangiato carciofi. Dopo cena mi infilavo in camera, scrivevo su quaderni a quadretti lunghissime poesie, oppure leggevo ascoltando RockFm. L’unica cosa bella era la telefonata di Francesca. Chiamava sempre verso le nove. Prendevo il Panasonic bianco, un cordless di ultima generazione, e mi sdraiavo sul letto. Francesca è stata innamorata di Federico per qualche tempo, precisamente quando io ero innamorato di Francesca. E chiamava me per dirlo, per urlarlo a tutto il mondo, tranne Federico, che oltre che essere il mio migliore amico era anche il mio compagno di banco. Stavamo al telefono per delle eternità. Non saprei dirvi se la cosa mi abbia fatto bene o male, come il basket e i carciofi, era quello che passava il convento.

Nel momento esatto in cui cinque peli mi sono timidamente spuntati sul mento, mi sono fatto coraggio e ho dichiarato il mio amore a Francesca e annunciato a mia mamma che i carciofi erano la cosa più noiosamente mortale che avessi mai mangiato.

Tutto quel coraggio aveva portato delle conseguenze, insieme al primo pallido pizzetto accompagnato da dei ridicoli basettoni. La prima era stata l’introduzione dello sformato di zucchine e formaggio, che aveva sostituito i carciofi. La seconda è stata il mio primo, durissimo, rifiuto in amore. Francesca era innamorata di Federico.

Sono sopravvissuto agli sformati e alle delusioni d’amore.

Io e Francesca ci siamo poi baciati, ricordo che era il quindici giugno, pioveva, eravamo in Porta Romana, e mi ero sentito come uno che aveva chiuso un lunghissimo conto con il destino. Erano passati anni, ormai avevo un pizzo di tutto rispetto e anche molto più coraggio per affrontare l’amore, le donne, i baci e la pioggia di giugno. Sformati di zucchine e formaggio come li faceva mia madre non ne ho più mangiati, ho un ricordo dolcissimo di quei piattoni che colavano formaggio e dei suoi sorrisi mentre, tutta orgogliosa, mi spiegava il funzionamento del nuovissimo forno a microonde che permetteva agli sformati di gonfiarsi da soli in pochi minuti.

I carciofi li mangiavo il meno possibile. Perchè mi annoiavano da morire.

Un giorno di qualche anno fa ho iniziato a scrivere un romanzo. Era estate, mi ero appena separato, finivo di lavorare, andavo a nuotare e poi aspettavo il tramonto in un bar a ridosso dei binari dell’alta velocità, bevendo vino rosso e scrivendo. Era una roba davvero piacevole, e tutto sommato molto liberatoria. Ho scritto racconti, poesie, articoli, saggi, ma quello era il primo romanzo. La storia era la storia di tutti i miei amori, rimasti sospesi e mai chiusi. Un romanzo è duro da scrivere, per uno come me che ha fretta di chiudere le cose. Così rimanevo quasi sempre per il secondo bicchiere di vino e mi facevo portare qualcosa da mangiare. Una sera il barista mi ha portato un piatto di carciofi.

Mi sono ritrovato a sgranocchiare carciofi fritti guardando il cielo rosso dietro alla ferrovia e pensando che quell’idea di scrivere un romanzo era solo una grande complicazione. Ho chiuso il computer, al capitolo sette, lasciandolo scritto a metà, e ho finito il vino, prima di alzarmi.

Non ho avuto tempo di prendere in mano ancora il mio romanzo. E’ rimasto salvato in un file lunghissimo, fino a quando non mi sono deciso a chiudere la questione. Mi sembrava davvero ridicolo di non aver avuto mai tempo per finire una storia, molto autobiografica, di cui conosco perfettamente il finale. Era solo questione di scrivere la verità, addolcendola e romanzandola.

In un momento davvero buio della mia vita ho conosciuto Claudia, una psicoterapeuta che ha avuto l’enorme pazienza di prendermi per mano e portarmi a fare un giro nella mia incapacità di gestire alcune cose. E’ un giro che consiglio sempre a tutti, che ha momenti dolorosissimi e momenti piacevolissimi. In una delle nostre passeggiate abbiamo fatto due passi proprio in quei cinque anni misteriosamente noiosi, fatti di carciofi e amori brutti. E’ stato divertentissimo raccontare a uno spettatore esterno la noia. Mi venivano in mente i carciofi.

Una sera, Claudia, alla fine di una delle nostre sedute mi ha detto: finiscilo questo romanzo. Prima di morire dovresti proprio farlo.

  • cazzo, mi stai dicendo che sto per morire?
  • ma no. Ti sto dicendo che non sai quando morirai e non dovresti lasciare in sospeso le cose a cui tieni.

Ci ho pensato su, poi ho ripreso alcune cose vecchie che avevo scritto per mandarle a un tizio che le ha pubblicate su una raccolta. Finisco sempre così, io. Nelle raccolte. Mi trovi a metà del libro, dopo i pivelli ma prima dei campioni. Sono il Sassuolo della letteratura. Io che volevo essere il Real Madrid dei racconti, cazzo.

Fatto sta che riprendendo queste cose vecchie ho ripreso anche il mio romanzo. E lo ho trovato orrendo. Scritto male, velocemente e soprattutto scritto per noia.

Allora mi sono deciso, perchè cazzo dovessi morire domani, restare con un lavoro fatto così male mi dispiacerebbe molto. E ci ho messo mano.

La sera, una parola alla volta, ho ridato vita a quella storia.

Ci sto lavorando, mi piacerebbe finirlo per Natale, ma non credo che un lavoro del genere possa avere una scadenza. Rianimare una storia è molto peggio che scriverne una nuova.

E poi succede di tutto, nel mentre. Mentre vuoi scrivere, finisce che vivi. E ti dimentichi di scrivere.

Era così anche stasera, avrei dovuto riprendere il mio romanzo, invece sono finito a pensare ai carciofi e alla noia.

I carciofi sono davvero la cosa più noiosa del mondo. Anche l’adolescenza. E anche i romanzi scritti male.

Sono tutte cose che vieni a sapere dopo. Dopo averli cucinati, ti ricordi di quanto siano noiosi. Dopo averla vissuta, essere sopravvissuto, ti rendi conto di quanto fosse noiosa. Dopo averlo scritto, rileggendo e correggendo, ti rendi conto di quanto fosse scritto male.

Insomma, se volete una morale, alla fine la vita bisogna viverla per forza, per poi dire che è stata noiosa. E tanto vale farlo alla grande.

Che si fottano i carciofi

 

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