Padre Pio e i vasi da notte

A casa di mia nonna c’era sempre caldo e odore di piscio.

Un caldo odore di piscio.

Mi faceva dormire con lei, nel grosso letto matrimoniale con la testata che scricchiolava ad ogni movimento, il legno scuro, le lenzuola calde per la coperta elettrica, una diavoleria che accendeva appena finita la cena e spegneva per accendere la Corrida di Corrado, che guardavamo a letto.

Si addormentava prima di me, con il telecomando in mano, controllavo sempre che non fosse morta. Poi si svegliava per spegnere la televisione e la luce. E rimanevamo sospesi nell’odore di piscio e le lucine rosse dei morti.

Aveva una credenza, all’ingresso della camera, dove teneva tutte le foto dei suoi morti, sbiadite facce con ridicoli baffi dell’ottocento, o abiti drammaticamente neri, pettinature comiche e mai, dico mai, un sorriso. I morti di mia nonna non sorridevano, e ti guardavano tutti, dalle loro cornici. Erano illuminati da due lumini rossi, accesi tutte le sere. Mio padre diceva che era pericoloso, dormire con le candele accese, e che le avrebbe comprato volentieri una candela elettrica. Sentivo il rumore del traffico di Via Moscova, e mi svegliavo con le lucine rosse dei morti.

L’unico ad avere diritto a una grande luce elettrica era Padre Pio. Con una foto più grande della cornice, era a destra del letto a vegliare sulla nonna, come facevo io. Io e Padre Pio controllavamo che il respiro, sempre meno regolare, fosse almeno continuo.

Mi chiedevo, e se la nonna muore stanotte? E stavo a guardarla mentre dormiva. Mi addormentavo con questa angoscia, e mi dispiacevo che i miei genitori mi avessero lasciato lì.

Mi piaceva il riso e latte, mi piaceva la casa, anche se avevo pochi giochi, tutti chiusi in un bidoncino del detersivo ricoperto con una tappezzeria adesiva che lo faceva confondere con il muro. Macchinine arrugginite e qualche pupazzo. Non riuscivo mai a farci niente di soddisfacente, così finivo a pulire le persiane impolverate sul balcone, con un pennello. Mi piaceva farlo. E poi finiva che la nonna mi portava ai giardinetti. Scalavo delle rocce, mi sembrava una montagna infinita. Ci sono tornato con mio figlio e mi sono reso conto che saranno tre metri, a dire tanto. Mi piacevano questi sabati, misuravo la noia ma ero come ovattato, protetto. Non mi piaceva la sensazione di morte. L’odore di piscio e Padre Pio.

Non mi piaceva nemmeno il letto, perchè non era il mio. Nel mio letto dormivo sereno, e poi era nuovo, lungo e largo, duro. Questo letto era affossato, e faceva rumori. La coperta elettrica era sempre troppo calda.

Quando ci svegliavamo, la nonna portava il vaso da notte in bagno per svuotarlo, e per qualche istante finiva l’odore di piscio.

Poi facevamo colazione veloci per prendere la 94. Mi teneva come se, sull’autobus qualcuno avesse potuto rapirmi. Scendevamo davanti alle Colonne di San Lorenzo e andavamo a piedi a messa. Tutte le domeniche.

Era a messa che ritrovavo mio padre e mia madre, e mi sembrava di tornare a casa. L’odore di incenso, le candele, il freddo della chiesa, era il mio modo di tornare a casa.

Dormivo con la nonna anche in montagna. E’ stato così per anni. In montagna leggevo, e mi addormentavo dopo di lei. Controllavo sempre che non fosse morta. Mi premeva di farlo. Respirava strano. Sembrava lottasse contro qualcuno, qualcosa.

Poi sono cresciuto e ho guadagnato un letto nella camera di fianco. Dormivo da solo, al buio, mi addormentavo leggendo e sognavo le storie che leggevo.

Prima di morire la nonna stava in una casa di riposo, sembrava una prigione con i letti. E si lamentava. Di non poter tenere il vaso da notte vicino al letto, di non avere un suo comodino, del cibo, delle infermiere. Era diventata cattiva. Forse lo era sempre stata.

Un giorno ci hanno chiamato, l’avevano portata in ospedale. Aveva ingoiato male un cucchiaio di minestra. Diceva l’infermiera, in ospedale, che è una cosa che succede spesso. E che si muore. Da vecchi, aveva aggiunto.

Mi ero ripromesso di fare attenzione con la minestra, e vegliavo la nonna che non rispondeva più e rantolava facendo rumori orrendi.

Ero tornato bambino, controllavo i respiri per vedere se stava davvero morendo.

Era notte, ed ero solo in ospedale. E la nonna rantolava.

Uscito dalla stanza, ho cercato un posto dove fumare e mi sono messo a pensare.

E se morisse per davvero? Cioè sta morendo per davvero. Sta succedendo. Quello che ho sempre pensato che sarebbe potuto succedere.

Rientrato in stanza, ho tirato fuori dalla sua borsa una foto di Padre Pio, mettendola sul comodino, tenuta da una bottiglia d’acqua.

Quando me ne sono andato stava albeggiando ed ero stanco morto.

La nonna è morta qualche ora dopo, senza che io fossi lì.

Dopo tutti quegli anni a vegliarla, era morta da sola.

Con Padre Pio di fianco.

 

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