Perchè le donne non dovrebbero mettere il rossetto – (come libri vecchi)

Quanto tempo deve passare perchè una cosa che mi succede ripetutamente possa essere definita una tradizione? Semplifico: quanti anni devo ancora aspettare per dire che, tradizionalmente, ottobre è il mese più bello per iniziare cose nuove, per drasticamente concludere cose vecchie, per sperare, per lasciarsi cullare dalle illusioni, insomma per giocare con l’anima? Quante ottobrate dovranno ancora passare?

A ottobre io cammino volentieri, più volentieri che a novembre per dire, per la città. A ottobre mi fermo volentieri fuori, appena dopo il calar del sole, a osservarne la sconfitta rovinosa. A giugno siamo tutti gagliardamente orgogliosi di questo sole, che tiene botta alla notte, restando in cielo, come se volesse sfidare la luna. A ottobre siamo in pochi, a restare con il naso all’insù, appena dopo l’aperitivo, ad osservare già le prime stelle. Il sole che batte in ritirata veloce, come i gatti quando si spaventano.

Che poi a ottobre mi piacciono anche i gatti.

Insomma, farei di ottobre un mese chiave. Non mi piacciono le classifiche, non sono bravo a lodare il primo, perchè tendo a commuovermi per l’ultimo e a tifare per il secondo. Però adoro le liste. E nella mia lista dei mesi, il mio calendario emotivo, ottobre è il re incontrastato.

Succedono, sempre, per quello dico che è ormai tradizione, alcune cose ad ottobre.

Scrivo, ricomincio a scrivere. Come avessi il cervello tornato da una lunga vacanza. Le cose che scrivo ad agosto son sempre le stesse. Mi annoio io a scriverle, figurarsi a leggerle. Settembre lo salto quasi sempre. Che sono troppo impegnato a gestire il ritorno. E la gastrite. Che viene per il ritorno. La gastrite viene sempre per cose già noiose di loro. Non che ti innamori e ti viene la gastrite. Oppure ti danno una promozione sul lavoro e ti viene la gastrite. La gastrite è la sottolineatura di una bastardata della vita. Il grassetto sulle sfighe, il maiuscolo negli scivoloni. E a settembre a me viene la gastrite. Non scrivo perchè ho la gastrite, anche se mi vengono un sacco di idee belle. Storie deliziose. Che dimentico appena mi appoggio al cuscino. Me le racconto per qualche minuto, unico spettatore dei miei stessi spettacoli.  A ottobre ricomincio a scrivere.

Leggo, ricomincio a leggere. A ottobre faccio pace con il divano. I divani sono stati inventati per farti capire che nella vita si può sempre scegliere, tra il bene e il male, tra il meglio e il peggio. Puoi morire di noia e routine, sul divano. Come puoi farlo diventare il posto più bello della casa. Sul divano dovrei scrivere qualcosa. Di come sia lo specchio della salute di una relazione, di una persona, di una casa. Il mio divano è un’astronave. Mi porta dove voglio, con un libro sopra. Il mio divano è anche il mio set porno preferito. Il mio divano è la mia enoteca più bella, e i segni, le pieghe e le macchie raccontano queste storie. A ottobre mi siedo nudo, nel posto in fondo a destra, e mi metto a leggere. Ho avuto donne a cui questa cosa dava tanto fastidio. Ho avuto.

Mangio. A ottobre ricomincio a mangiare. Ponderatamente si potrebbe dire che riconosco l’inutilità della dieta sulla gastrite e sulla mia pancia, e mi riapproprio del sereno rapporto con i grassi saturi. Cambia, questa cosa del mangiare, con le stagioni. Ma cambia anche con i modi. Mangio sempre meno volentieri da solo, e mangio sempre meno roba noiosa. Come se volessi ingurgitare gioia, fare magazzino per l’inverno delle emozioni. Una difesa, mangiare cose belle e buone. Non so se sia una teoria ragionevole.

Ascolto, a ottobre io ascolto. Ho orecchie selettive. Solo uno stupido potrebbe pensare che io ascolti poco. E’ che la maggior parte delle cose che ascolto sono noiose, e smetto subito di sentirle, le mie orecchie mi difendono dalla noia, dalle conversazioni scontate, dai giri noiosi intorno ai problemi. A ottobre ascolto volentieri. Mi piace trovare storie belle.

Per questo a ottobre cammino di più. Perchè camminando posso raccogliere storie in giro, guardando, curiosando, come fossi una portinaia itinerante, curiosa e molesta. Mi piace origliare le conversazioni del tavolo vicino, le litigate mi incuriosiscono, ascolto i sospiri degli innamorati, mi coinvolgo nei problemi delle quotidianità altrui, mi struggono i drammi di chi incontro. Faccio provviste, anche in questo caso, per l’inverno. Ascoltando e camminando.

Sorrido a tutti, come fossi scemo. E’ la mia battaglia personale contro chi non capisce di dover essere grato di essere vivo. Sorrido agli uomini e alle donne che incontro. E’ rarissimo che qualcuno risponda al mio sorriso.

E’ come se a ottobre, come da tradizione, mi rimettessi in pace con il mondo.

Solitamente, verso la fine, vengo preso da una drammatica tristezza. E’ l’anniversario della morte della mia mamma. Era qualcosa che avrei dovuto risolvere molto tempo fa. Ma ero daltonico. Emotivamente daltonico. Confondevo le cose che mi succedevano, non capendo le emozioni. E anche questa cosa di mia mamma è andata avanti così. E ottobre era sempre un mese dal finale drammatico.

Invece no.

Perchè, lo ho imparato da pochissimo, si può provare a cambiare alcune cose.

Ho anche imparato che la tequila non mi piace per niente. E’ come se lo avessi sempre saputo nella vita, ma dovevo riprovarlo. E lo ho fatto, in Germania. La tequila mi infastidisce più dei discorsi noiosi. E mi da lo stesso mal di testa.

E non mi piace nemmeno il rossetto. Anzi, a mio modo di vedere il rossetto su una donna è come il borsello su un uomo. Niente di illegale, ma qualcosa di drammatico. Avevo una moglie, l’unica che ho avuto peraltro, che mi ha sempre accusato di non averle permesso di mettere il rossetto. Sono quindi diventato tollerante. Estremamente tollerante. La separazione serve a quello. A farti diventare tollerante sui dettagli, come il rossetto.

Lo trovo ottocentesco, pericoloso, inquinante. Dato che è possibile che siate arrivati qui a leggere per via del titolo, è forse il caso che dia una lista delle principali motivazioni per cui il rossetto non è una cosa di cui vantarsi, ma un difetto con cui convivere come un brutto neo peloso.

In primis il rossetto macchia. Impedisce il bacio, lo inibisce fin dalle intenzioni. E se io avessi voluto baciarti, prima di uscire di casa, o mentre siamo in ascensore, o mentre stai toccando gli avocado all’Esselunga? Inibito dal rossetto.

E poi il rossetto ha un potere psicosomatico sulle donne, cambia il loro modo di associare i colori. Ho messo questo bel rossetto rosa, mi sento in dovere di metterci anche una bella collana rosa. Come un quadro rinascimentale. Con i colori forti in vista. Io penso che il Rinascimento abbia dato al mondo grandissimi quadri. Secoli fa. E che il loro posto sia El Prado. Un museo.

Sotto i diciotto anni, siamo tutti d’accordo, è un manifesto. E’ la libertà, dipinta sulle labbra prima che le labbra la urlino. Un monito ai padri, un avviso alle madri, un comunicato stampa al mondo.

Sopra i diciotto anni, diventa uno scivolo, ripido e unto, la cui fine è in bilico tra il puttanone e il quadro rinascimentale. Nella migliore delle ipotesi, passi per un troione, nella peggiore ti spruzzano del Pronto sulla faccia per pulirti la cornice.

Per l’uomo è come l’intimo, un argomento spinosissimo, un cactus delle discussioni di coppia. E’ facilissimo pungersi. Belle le mie mutande nuove? Si. Bello il rossetto? Ancora di più, amore mio. Togliere le dita dalle spine, non appoggiarle nemmeno. Si chiama sopravvivenza.

Eppure, se qualcuno vi dicesse la verità, sarebbe meglio per tutti: metteresti mai sulle labbra un inibitore di baci?

E quanti baci hai perso, per quel rossetto?

Macchiami, ti prego, ma macchiami l’anima, con il tuo respiro sul collo, non il bavero della camicia.

Baciami, ma lasciami i segni solo quando mi mordi.

Ottobre, non so perchè, è un mese in cui tollero molte cose. Ma non la tequila e il rossetto.

Ecco come mi sento, a ottobre. Come uno dei miei libri preferiti, che tengo su uno scaffale in alto. Lo prendo per ritrovarmi. E mi ci ritrovo, come la prima volta. Una sicurezza. I libri vecchi. Come fossero segnali, tracce.

Ottobre, e il bello di sentirsi come un libro vecchio.

Mi perdonerei moltissime cose, e mi sono perdonato tantissime volte, ma mai mi perdonerei di perdermi un ottobre.

Possiamo dire che è una tradizione questa di ottobre?

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