Stronzate

Le autostrade vuote mi fanno sentire, brevi istanti, padrone. A spiegarlo si riduce a un sussulto dell’anima, una sensazione, ma a viverlo assomiglia molto a brevissimi attimi di insperata felicità. Corsie deserte, sole, panorami semplici, pianure, sfondi di colline, testa vuota, il tentativo di provare a superare il limite, accorgersi di non avere limiti, ma solo paura dei limiti.

Una stronzata, questa delle autostrade vuote, ma a volte mi capita. Andavo a Torino, qualche estate fa, Cosmo nella radio, la pianura padana di agosto come sfondo, io da solo. Andavo a provare a me stesso di non essere capace di amare una donna.

Anche questa una stronzata. L’amavo eccome. L’amavo come sapevo fare io. Un mezzo disastro. Ho la certezza che sia stata la cosa migliore, amarla così. Anche se, ma questo mi succede con tutte le donne, mi viene da chiederle scusa. Adesso, prendere il telefono, chiamare e dire: scusa, cazzo. Amo davvero male. Ma amo tantissimo. Ho amato pochissime donne, e tutte diverse. Nessuna assomigliava a mia madre, per dire. Che un debole d’emozione come me, di solito, cerca sua madre nei riflessi delle donne che incontra. Invece niente.

Stronzata, questa di inseguire un ricordo. E’ passato. Ha lasciato qualcosa, poi il resto conta pochissimo.

Facevo il conto alla rovescia, per arrivare ai quarant’anni. Mi sembrava un traguardo. E poi, come un bambino, mi sono reso conto che non è cambiato niente. Ne in meglio ne in peggio. Mi faceva comodo, forse, di fare questo disastroso conto alla rovescia. Per avere una soglia, un traguardo, un fine ultimo. Una stronzata.

Madornale.

Stamattina sono salito in moto, faceva un caldo infernale. Mi sono trovato su una autostrada deserta, con l’aria bollente che mi entrava nel casco e nella giacca, il rumore sordo dei duemilacinquecento giri, il beccheggiare dell’avantreno, che diosanto non si può mai rilassarsi.

Andavo forte.

Poi mi sono reso conto di non averne nessun bisogno. E ho rallentato. Novanta, cento. Ho iniziato a respirare, a guardarmi intorno. A viaggiare dentro quel rumore di motore, gli odori della campagna, il caldo.

E a ripensare alle stronzate.

Niente di terapeutico. Mi venivano in mente, partendo dall’autostrada vuota, tutte le cazzate di cui mi sono convinto, tutte le stronzate che ho fatto. Andavo verso il Ponente, verso le alpi marittime, verso l’odore di lavanda e rosmarino. Verso posti che mi fanno sempre bene. Ci andavo in moto, perchè così ho sempre fatto.

Altra stronzata.

Ecco cosa è successo, con i quarantanni. Mi sono reso conto di tutte le stronzate. Muri, alti, spessi, dietro cui mi nascondevo, mi nascondo. Muri che ho costruito con ricordi e fallimenti.

Sto bene al mare, perchè il mare mi fa pensare al presente.

 

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