Umido


-Alla fine siamo solo invecchiati.

-Pensavo peggio.

-Io pensavo che sarebbe stata più facile.

-In che senso?

-Nel senso che quando inizi una cosa, tra l’entusiasmo e l’ignoranza, nel senso di non conoscenza, ti sembra sempre molto più semplice di quanto poi si riveli essere.

-Tipo?

-Tipo la vita, cazzo. La vita, da bambino, ti sembra una passeggiata. Poi cresci, e ti viene l’idea che sia una corsa. Una di quelle da campionati studenteschi. Buono scatto e tanto fiato, e via. Poi cresci ancora, e capisci che si tratta di una maratona. E tu non sei nato in Kenia. Che almeno parti avvantaggiato sulle maratone.

-Invecchiando diventi pessimista, in pratica…

-Invecchiando diventi realista, direi. Il positivo del bambino, vicino al negativo dell’adulto danno una specie di neutro. Sei cresciuto davvero quando capisci che il vero colpaccio lo fai quando stai nel mezzo.

-Ma tu sei più felice o più triste di questi ultimi quarant’anni?

-Più meglio. Ne felice ne triste. Solo più consapevole, più sereno, più meglio.

-Più meglio. Arrivi a quaranta, la gente ti chiede: oh come stai? E tu rispondi: più meglio!

-Nessuno ti chiede come stai. E’ una roba che ci si chiede appena conosciuti, o nei primi giorni. Come stai? Saranno due anni che non me lo chiede nessuno. Avrei comunque risposto più meglio. Mi piace come risposta.

-A me piace l’idea di non avere rimpianti. E’ una roba molto adolescenziale, ma è una delle mie fortune. Ho cicatrici e non rimpianti.

-E una frase pronta per la Smemoranda di tua figlia.

-Sulla mia Smemoranda mi piacerebbe solo scrivere che pensavo di fare la rivoluzione e invece finisco a guardare i video di un cuoco giapponese che insegna a cucinare i gamberi in tempura.

-Roba tosta.

-Si, il segreto è nella fioritura. Devi versare un po’ di pastella nella pentola intorno ai gamberi mentre friggono.

-Roba tosta, mancare una rivoluzione, dicevo.

-Ne ho fatte così tante nella mia vita, che penso possano bastare. Anzi ti dirò un segreto. Sono i sogni con cui mi addormento la notte, le rivoluzioni che ho fatto. Le fughe, le crisi, i drammi e le rivincite. Le mie rivoluzioni. Come fossero medaglie, le accarezzo di notte, prima che la schiena smetta di farmi male, quando il cuscino si scalda.

-Siamo vivi, cazzo.

-Siamo vivi davvero.

-Pensavo di trovare un maggio più caldo.

-Io meno umido.

-Come arrivi ai quaranta?

-Umido, cazzo.


 

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