Japan Wind

Già dai primi tornanti, quelli a scendere, svalicare, anche se svalicare non esiste, è come se mi sentissi meno bisognoso di difendermi, più aperto a lasciarmi andare, mi si regola il respiro, mi si ricompone l’anima. Che poi è il motivo per cui spesso sono venuto.

Genova per me è più di una città, ed è così da anni. Almeno una ventina. Sono un bandito delle valli, un pellegrino delle spiagge, quasi mai turista, quasi sempre a piedi nudi, a volte solo, accompagnato da musica e libri, magari da una donna, ultimamente da un figlio. La Liguria è la madre che ho perso troppo presto, che torno a trovare per presentare il conto della vita. Credo si faccia così con le madri. Non lo saprei spiegare, perché è morta proprio quando avrei iniziato volentieri a farlo.

Genova e il suo Levante, quella lingua di terra bella da fare passo dopo passo, sono la madre a cui racconto le cose che non capisco.

Come si racconta a una città, la vita, se non camminandoci dentro, attraversandola, imparando a conoscerla meglio di chi ci vive, tornandoci senza ragioni, passando del tempo?

Io racconto le mie delusioni a un pezzo di mare.

Sono arrivato stamattina, con un Libeccio forte e fastidioso, e nubi dense e basse, il cielo d’inverno, il mare increspato, disordinato, la passeggiata vuota, le finestre delle case sul mare chiuse. Una luce grigia, fino alle montagne.

E disordinato, grigio, ero anche io.

Questo osservare mio padre affrontare la malattia e la paura, cedere e riportarsi in ordine, cercare riti e testimonianze per avere forza, quella che manca ogni giorno di più, mi ha sconfitto.

Caduto al tappeto, mi rialzo di sicuro. È un pugno forte e diretto, quello che da figlio di tuo padre ti trasforma in padre di tuo padre. Lo incassi, e quasi naturalmente, un movimento non controllabile, cerchi tua madre. Consolazione, cerchi consolazione.

Nel viaggio degli anni, ho sconfitto la paura, la solitudine, il fallimento.

Madre, consolami, urlano i miei occhi, dentro corridoi di ospedale, un non luogo assurdo.

Cumuli di memoria, come nuvole, agitati dal vento che non si arrende.

Ho una donna che mi dipinge l’interno, imbianca l’anima, lentamente, operaia di un amore che non saprebbe descrivere, che ha avuto una grande intuizione.

Portarmi nell’unico posto che mi consola.

Come una madre, Genova e il suo Levante.

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